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Tasse o non tasse, questo è il problema

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Messina – Continua il braccio di ferro tra Università di Messina e studenti riguardo la regolamentazione dell’esonero del pagamento delle tasse previsto dalla legge. Dopo una prima diffida da parte degli studenti, sfociata inizialmente in un silenzio e poi in un’interpretazione del dettato legislativo da parte dell’Ateneo che non ha trovato concordi i diffidanti, gli specializzandi UniMe hanno dato voce ai loro dubbi tramite un comunicato stampa che di seguito riportiamo.

“Con diffida del 21.03.2014, diverse decine di studenti della Scuola di Specializzazione delle Professioni Legali di Messina richiedevano formalmente al Dirigente della Segreteria, al Direttore Generale e al Rettore dell’Università cittadina l’assunzione di provvedimenti espressi, oltre che l’accesso agli atti di interesse, al fine di ottenere chiarimenti sulla regolamentazione dell’esonero dal pagamento delle tasse previsto dalla legge, senza tuttavia ottenere alcuna risposta.

Sconcertati dal silenzio dell’Ateneo su una materia di così elevato interesse per gli studenti e le loro famiglie e, per di più, a ridosso della scadenza del pagamento delle tasse, gli specializzandi apprendevano solo tramite gli organi di stampa l’interpretazione del dettato legislativo che l’Ateneo, sulla scorta di un parere reso dall’Avvocatura dello Stato, intende perseguire sul punto. I vertici dell’Ateneo ritengono che la graduatoria pubblicata dall’Ersu di Messina, a definizione della procedura per il conferimento delle borse di studio per l’anno accademico 2013/2014, sia “priva di effetti, in particolare per ciò che concerne l’utilizzo dei fondi dell’Ateneo”. Aggiungono, inoltre, che “la prassi utilizzata per i rimborsi delle tasse agli studenti, non si presentava in linea con l’articolo 33 della Costituzione che sancisce l’autonomia didattica, scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile delle università”. Quanto asserito non ci trova concordi.

Nel comunicato diramato dall’Università, si ometteva, infatti, il fondamentale comma terminale dell’art. 33 della Costituzione secondo cui “Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato”. Vale a dire: siate autonomi, ma pur sempre entro il dettato legislativo. Uno di questi limiti è stabilito proprio dall’invocato d.lgs. 68/2012, il quale, si ricorda ancora una volta, impone alle Università (tutte) la tutela del diritto allo studio tramite l’erogazione di LEP (Livelli essenziali delle Prestazioni). Come enunciato all’art. 1, il d.lgs. 68/2012 “in attuazione degli articoli 3 e 34 della Costituzione, detta norme finalizzate a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l’uguaglianza dei cittadini nell’accesso all’istruzione superiore e, in particolare, a consentire ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi. A tale fine, la Repubblica promuove un sistema integrato di strumenti e servizi per favorire la più ampia partecipazione agli studi universitari sul territorio nazionale”.

La finalità espressa della norma è, dunque, quella di un’applicazione uniforme della disciplina su tutto il territorio nazionale tramite la predisposizione di strumenti integrati, in modo da garantire a tutti gli studenti, senza differenza alcuna, l’accesso all’istruzione universitaria. Spetta alle Regioni erogare, oltre ad altri servizi, le borse di studio. L’ente regionale, infatti, esercita le proprie attribuzioni attraverso la predisposizione di un bando che, se ritenuto illegittimo, avrebbe ben potuto essere impugnato nelle sedi competenti, circostanza invero non accaduta, cui segue il conferimento di utilità a favore degli studenti che presentino i requisiti di merito e di reddito previsti, da individuarsi secondo i parametri stabiliti dal Ministero dell’Istruzione.

Tuttavia, in questa occasione, e contrariamente a quanto fino agli anni precedenti ritenuto, l’esercizio di tale competenza viene considerato dall’Università degli Studi di Messina come un’indebita incisione sui propri assetti finanziari, sebbene tale assunto non trovi alcun conforto nel dettato normativo. È la legge, e non l’Ersu, tramite il dlgs 68/2012 art. 9 co.2 e il dpcm 9 aprile 2001 art. 8, a stabilire quale criterio per la dispensa dal pagamento l’utilizzo delle graduatorie stilate dalla Regione nell’assegnazione delle borse di studio e, conseguentemente, nel caso di specie sarebbe proprio la legge, allora, ad aver determinato la lamentata e presunta incisione sulle finanze dell’Università. Si consideri che, anche a voler ritenere tale disciplina una presunta lesione dell’autonomia universitaria, questa rientrerebbe senza alcun dubbio tra quelle consentite dall’art. 33 della Costituzione, in quanto espressamente prevista da una legge dello Stato.

A dimostrazione della corretta interpretazione normativa invocata da parte di questi studenti, non può che essere utile un diretto confronto con l’indirizzo che altre Università hanno adottato sul punto. Si citano, a titolo esemplificativo, le norme previste dall’Università Statale di Milano, dall’Università di Roma La Sapienza e dall’Università di Napoli Federico II. L’Università degli Studi di Milano, nel regolamento tasse 2013/2014 prevede che “Sono esonerati totalmente dal pagamento della tassa di iscrizione e dai contributi universitari e non devono presentare alcuna domanda di esonero: beneficiari delle borse di studio C.I.Di.S.; beneficiari dei prestiti d’onore C.I.Di.S.; idonei al conseguimento delle borse di studio C.I.Di.S. che per scarsità di risorse non siano risultati beneficiari di tali provvidenze…”. Con l’avvertenza che C.I.Di.S. sta per Consorzio Interuniversitario per il Diritto allo Studio, l’equivalente del nostro Ersu.

Medesimo discorso vale per l’Università degli Studi La Sapienza di Roma, che sempre in materia di esonero delle tasse per l’anno accademico 13/14 prevede: “Hanno diritto all’esenzione totale dalle tasse universitarie: a. i beneficiari delle borse di studio erogate dalla Regione Lazio attraverso Laziodisu (con esclusione degli studenti iscritti ai Corsi di laurea a distanza in convenzione con il “Consorzio Nettuno”); b. gli idonei al conseguimento delle borse di studio erogate dalla Regione Lazio attraverso Laziodisu, che non abbiano ottenuto la borsa per la scarsità di risorse da parte di quest’ultimo (con esclusione degli studenti iscritti ai Corsi di laurea a distanza in convenzione con il “Consorzio Nettuno)…”.

Ancora, l’Università degli Studi Federico II di Napoli prevede che “Sono totalmente esonerati dal pagamento di tasse e contributi: a) Gli studenti beneficiari delle borse di studio erogate dall’A.DI.SU “Federico II” e quelli che, risultati idonei al conseguimento delle borse, non hanno potuto beneficiarne, per la carenza di risorse da parte dell’Ente erogatore…”. E si potrebbe continuare, citando i regolamenti di moltissimi altri Atenei, facilmente reperibili nei rispettivi indirizzi internet, a differenza di quanto sembra avvenire nel caso dell’Università di Messina, il cui regolamento, se mai adottato, non risulta affatto facilmente reperibile e consultabile, con l’ulteriore conseguenza di non avere, allo stato, alcuna pubblicità e conoscenza degli effettivi criteri stabiliti in materia.

Ciò che si conosce delle determinazioni dell’Università, che ad oggi, si ribadisce, non consente l’accesso, legittimamente invocato e spettante per legge, alle delibere del Senato Accademico sul punto, è che non intende riconoscere effetti all’operato dell’Ersu, null’altro specificando in merito all’applicazione del d.lgs. 68/2012, né motivando formalmente le ragioni di una tale politica. Appare superfluo evidenziare, infine, che il parere consultivo dell’Avvocatura dello Stato, su cui si fonda la linea interpretativa seguita dall’Ateneo, lungi dall’avere qualsivoglia carattere vincolante, proviene dallo stesso organo che ne eserciterebbe, in caso di contenzioso, la difesa in giudizio ed assume, pertanto, il medesimo valore di un parere legale reso da un professionista privato. Tanto dedotto, si auspica che l’Università consenta solertemente l’accesso agli atti di interesse, ad oggi mai esibiti, ed assuma le determinazioni espresse, richieste in applicazione del d.lgs. 68/2012, prima della scadenza della rata del successivo conguaglio, prevista per il prossimo 2 Giugno.

Gli Specializzandi”

Da sottolineare è che l’interpretazione del dettato legislativo dell’UniMe è unica nel suo genere. Tasse o non tasse, questo è il problema.

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