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Quattro arresti per omicidio Marchese

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Messina – Nelle prime ore di stamattina, gli agenti della Squadra Mobile hanno arrestato i messinesi D’Arrigo Marcello, pregiudicato di 51 anni, già detenuto; Irrera Salvatore di 37 anni, detto “Carruba” già detenuto; Vinci Giovannino di 74 anni, già ristretto in regime di detenzione domiciliare; Vinci Rosario di 55 anni; tutti sono ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dell’omicidio del pregiudicato Marchese Stefano e di detenzione e porto illegale di armi da sparo. Fatti commessi a Messina il 18 febbraio 2005.

Gli arresti scaturiscono da un’intensa indagine coordinata dai Sostituti Procuratori dr. Vito Di Giorgio, dr. Camillo Falvo e dr.ssa Maria Pellegrino, della D. D. A. della Procura della Repubblica che hanno richiesto al GIP presso il Tribunale di Messina dr. Antonino Genovese le ordinanze di custodia cautelare in carcere per tutti, tranne che per Vinci Giovannino, al quale è stata concessa ordinanza di custodia cautelare domiciliare per motivi di salute.

Il 23 marzo 2011, la Squadra Mobile ha dato esecuzione all’Ordinanza di Applicazione della Misura Cautelare in Carcere nei confronti di Barbera Gaetano, all’epoca ristretto al regime previsto dall’art. 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario, in quanto ritenuto responsabile dell’omicidio, con l’aggravante del metodo mafioso, del pregiudicato Marchese Stefano. Nel corso dell’udienza celebratasi il 26 marzo 2013, presso la locale Corte d’Assise d’Appello, relativo all’omicidio di Marchese Stefano, Barbera Gaetano, già condannato alla pena dell’ergastolo in primo grado, rendeva confessione in videoconferenza quale autore dell’efferata esecuzione, avviando così un percorso collaborativo con la giustizia.

D'arrigo

Alle dichiarazioni di Barbera Gaetano si aggiungevano le dichiarazioni di un nuovo collaboratore, che ha fornito ulteriori e fondamentali elementi di riscontro, ai fini dell’accertamento delle responsabilità dei coautori del grave fatto di sangue e dei mandanti. A tali dichiarazioni vanno aggiunte quelle già precedentemente rese dai collaboratori di giustizia Centorrino Salvatore, Balsamà Santo, Bruschetta Nunzio e di Marchese Tommaso, padre dell’ucciso.

I Sostituti Procuratori della locale Direzione Distrettuale Antimafia, avviavano, collaborati dalla Squadra Mobile le relative indagini che hanno portato all’emissione degli odierni provvedimenti.

Nel pomeriggio del 18 febbraio 2005, Marchese Stefano veniva ucciso da due killer, travisati, giunti a bordo di una moto all’interno dell’area di servizio Esso di questo viale Annunziata, ove questi, in regime di semilibertà, prestava attività lavorativa.

Mentre uno dei Killer conduceva la moto, l’altro aveva esploso alcuni colpi di pistola calibro 7.65 che attingevano Marchese Stefano al tronco, alla spalla, finendolo con un colpo alla testa.

L’omicidio di Marchese Stefano deve essere inquadrato in una faida maturata all’interno di gruppi malavitosi operanti nel noto quartiere di Giostra per il predominio del territorio e la gestione delle attività illecite, in particolare dalla contrapposizione del gruppo capeggiato dal boss Minardi Giuseppe, attualmente detenuto, di cui Marchese Stefano era amico fraterno e quello guidato da Barbera Gaetano.

La decisione di uccidere Marchese Stefano è stata condivisa con il boss D’Arrigo Marcello, durante il periodo di codetenzione con Barbera Gaetano, anche in conseguenza del forte risentimento nutrito nei confronti del Minardi Giuseppe.

Tale decisione era stata ulteriormente condivisa da Vinci Giovannino e Vinci Rosario, rispettivamente padre e figlio, boss della zona Annunziata, i quali temevano le mire espansionistiche di Marchese e Minardi sul loro rione, nonché in forza dell’astio accresciuto per effetto del sopravvenire di un concorrente motivo d’onore (un cugino del Minardi aveva avuto un rapporto sessuale con una parente dei Vinci).

In realtà, il motivo scatenante dell’omicidio deve essere ricondotto alla contrapposizione tra la famiglia mafiosa Galli, cui risultano affiliati i fratelli Minardi e Gatto Giuseppe, operante nel rione Giostra, e l’emergente boss Barbera Gaetano che voleva assumere il controllo del quartiere di Giostra con il proprio gruppo, intessendo alleanze con il boss D’Arrigo Marcello, che controllava il quartiere di S. Lucia, ed i VINCI che controllavano il quartiere Annunziata.

Giova ricordare che nel medesimo periodo in cui è stato commesso l’omicidio di Marchese Stefano, seguirono quelli di Francesco La Boccetta del 13 marzo 2005 e di Sergio Micalizzi e Roberto Idotta, uccisi entrambi in data 29 aprile 2005, a distanza di poche ore.

Nel quadrimestre compreso tra l’uccisione di Stefano Marchese (18.02.2005) e la data d’esecuzione dei provvedimenti cautelari riguardanti l’operazione Arcipelago (09.06.2005), si poté individuare l’avvio di quel radicale cambio di potere nelle fila del clan Giostra, con il gruppo capitanato da Gaetano Barbera che iniziava a prendere il sopravvento, rendendo operativo un insinuante e deciso piano volto a controllare i vari cantieri della zona, infiltrandosi con fermezza in quelle attività delinquenziali che fino a quel momento venivano gestite in via esclusiva dal gruppo Minardi.

Barbera Gaetano, una volta tornato in libertà, avviava il progetto di ascesa criminale, intessendo relazioni e ferree alleanze con altri esponenti della criminalità organizzata messinese, appartenenti a schieramenti diversificati, come il boss ergastolano Marcello D’Arrigo o ancora con Rosario e Giovannino Vinci, allo scopo di veder appoggiata la sua emergente leadership al vertice del quartiere Giostra ove era nato e cresciuto.

Le indagini hanno consentito così di individuare gli autori materiali dell’omicidio in Barbera Gaetano e Irrera Salvatore ed i mandanti in D’Arrigo Marcello e Rosario e Giovannino Vinci. Proprio la considerazione dell’omicidio in un contesto di contrapposizione tra agguerriti gruppi criminali di stampo mafioso, ha consentito di contestare agli odierni indagati l’aggravante del metodo mafioso.

(Foto in alto, Marcello D’Arrigo)

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