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Mistretta: i detenuti della casa circondariale fanno appello al Provveditore

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La chiusura del carcere  di Mistretta dovrebbe essere oramai una certezza  ma i suoi detenuti continuano a sperare e 

in una lettera inviata al Provveditore, dott. Maurizio Veneziano, esprimono tutta la loro preoccupazione per quella che potrebbe essere la loro sorte e quella della casa circondariale, da loro stessi definita non una casa circondariale bensì una casa umanitaria.

La notizia,  dai detenuti appresa tramite i media,  li ha alquanto allarmati, questo il motivo per il quale fanno appello al Provveditore, affinchè possa far qualcosa per loro. Un carcere- si legge dalla missiva- che di certo a prima vista non fa buon occhio. Una struttura in condizioni di certo non ottimali  ma “ottima a livello di personale”, motivo per il quale i detenuti sarebbero anche disposti, previo aiuto economico da parte delle istituzioni, a fare del volontariato al fine di mettere in atto lavori di manutenzione dello stesso istituto.

Una struttura- si legge- gestita da un direttore, la dott.ssa Teresa Monachino, presente e sempre vicino alle problematiche dei detenuti e che ha sempre a cuore il reinserimento sociale degli stessi.

La informiamo che in questa casa circondariale- scrivono- siamo a regime aperto ed usufruiamo di 8 ore d’aria. La maggior parte di noi detenuti svolge del volontariato, frequenta corsi di ceramica, di inglese e di informatica. Poi fanno ancora riferimento al personale di Polizia Penitenziaria, sempre vicino e disponibile, nonché all’efficienza della struttura sia a livello sanitario che educativo.

Le possiamo assicurare che in questo istituto scontiamo la nostra pena da esseri umani – proseguono i detenuti- senza che ci toccano la dignità. Questi e tanti altri i motivi per i quali secondo loro, chiudere la casa circondariale di Mistretta sarebbe un grande errore in quanto si tratta di un Istituto che potrebbe essere da esempio alle altre case circondariali “per come è gestita ed amministrata a livello umanitario”.

E infine così concludono la loro missiva: è bene che lei sappia come si vive in questo istituto e cosa vuol dire chiuderlo, perché non verrà solo chiusa una casa circondariale ma una casa umanitaria. Noi qui non ci sentiamo trattati da detenuti ma da persone, da esseri umani […]

Quindi carissimo Provveditore Le chiediamo di valutare bene la nostra situazione perché se si salva la casa circondariale di Mistretta verranno salvate delle persone che si reinseriranno nella società.  

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