Gennaro Marasco

C. d’Orlando: intervista a Gennaro Marasco: «Orlandina si salverà, questo paese è meraviglioso»

Gennaro Marasco

Dopo il pareggio per 3-3 con il Noto, l’Orlandina di mister Angelo Galfano è già proiettata con la testa alla sfida in trasferta con la Vibonese del prossimo weekend che potrebbe significare salvezza. Contro i granata di Betta, nel pirotecnico pareggio del “Micale”, a segno è andato anche Gennaro Marasco (foto Germanà), un passato in rossoblù e grande ex di turno, pronto ad affrontare la squadra di cui era capitano fino a pochi mesi fa. Il bomber paladino, intervistato ai microfoni di Radio DOC durante “Sport Park”, ha parlato della sua stagione a Capo d’Orlando, paese di cui si è innamorato, e di quelli che sono il passato recente e il futuro prossimo dei biancoazzurri.

Gennaro, tu sei forse uno dei giocatori più forti ad aver mai indossato la maglia dell’Orlandina. Come sei giunto a Capo d’Orlando e che ambiente hai trovato al tuo arrivo?

«Intanto grazie per i complimenti, fanno sempre piacere. A Capo d’Orlando sono arrivato nel mese di dicembre, io avevo cominciato il mio campionato con la maglia della Vibonese, squadra con cui l’anno scorso avevo segnato 15 gol, ma purtroppo a Vibo siamo partiti davvero male in termini di risultati. Non ho abbandonato la nave mentre affondava, semplicemente ho ritenuto più opportuno cambiare squadra per il bene della mia carriera ed eccomi in Sicilia. Capo d’Orlando è un paese bellissimo, la gente è molto ospitale e qui si vive benissimo. Inoltre, da quattro anni ho incontrato una persona, che è la madre di mio figlio, con cui sto benissimo e che mi ha dato tanta serenità. Con lei accanto sono molto felice in ogni caso. Se dovessi trovare il pelo nell’uovo a livello ambientale, mi dispiace che ci sia poca partecipazione al campo quando giochiamo. Onestamente è una cosa che non mi spiego».

Ci hai messo un po’ a carburare in fase realizzativa. Nelle prime dieci apparizioni in biancoazzurro hai fatto bene ma hai segnato solo due gol, contro Battipagliese e Città di Messina. Poi, però, sei esploso, segnando sei reti nelle ultime sei partite, restando a secco solo contro l’Akragas. A cosa è dovuta questa crescita in zona gol?

«Devo essere sincero, l’ultimo periodo a Vibo Valentia mi sono allenato molto poco per un problema al dito mignolo del piede. Scendevo in campo la domenica per necessità, imbottito di antidolorifici e solo grazie alle infiltrazioni, non stavo bene. Quando l’Orlandina mi ha contattato, ho spiegato che mi sarebbe servito almeno un mese per tornare ad essere il vero Marasco. La società ha voluto investire su di me nonostante il piccolo problema fisico e credo di aver ripagato la fiducia in me riposta con le prestazioni sul campo. Sono arrivato a 12 gol in campionato in stagione, 13 considerata la coppa, di cui 8 segnati con questi colori. L’obbiettivo personale è arrivare almeno a 15 reti. Per quello che riguarda la partita con l’Akragas, avrei fatto di tutto per segnare, sono sincero. Per me era una partita diversa dalle altre, ho giocato ad Agrigento qualche anno fa sfiorando una promozione in Serie D e facendo tanti gol, volevo lasciare il segno. Ma fa niente, quella gara l’abbiamo persa e ormai è parte del passato, guardiamo avanti».

Nonostante i tuoi gol, quelli di Frisenda e un attacco in generale molto prolifico, l’Orlandina non è ancora salva. Avete subito addirittura 57 reti, un numero incredibile per una squadra che punta a mantenere la categoria. Come ti spieghi questa situazione?

«Non c’è dubbio, subiamo troppi gol, così non va bene. Ma non è un problema che riguarda la difesa, bensì la fase difensiva. Quando si subiscono tante reti è colpa di tutti. Magari noi attaccanti non portiamo il pressing giusto agli avversari, il centrocampo non accorcia in maniera adeguata, la difesa non è sempre attenta. La verità è che bisogna aumentare la concentrazione a livello generale. Con qualche accorgimento in più forse adesso saremmo salvi. Ma ripeto, non è colpa di un singolo reparto, è un difetto di squadra che ci portiamo dietro da un po’. Ci stiamo lavorando, mancano poche partite, dobbiamo fare meglio in quelle che restano».

Una vittoria con il Noto poteva chiudere il discorso salvezza, invece è arrivato un incredibile 3-3. Per come è venuto questo pareggio, è stato comunque un punto guadagnato?

«Assolutamente sì. Ci siamo messi in difficoltà da soli dopo un ottimo primo tempo. Spesso, però, quando prendiamo un gol andiamo in confusione e per una decina di minuti sembra quasi che usciamo dal campo. Alla fine, dopo un inizio di ripresa scoraggiante, abbiamo reagito e siamo riusciti a rimontare, portando a casa un punto che, visti gli altri risultati, può risultare un punto d’oro. Diciamo che il nostro pareggio è stato addolcito dai pari altrui. Vincendo ci saremmo salvati con largo anticipo, sarebbe stato bello. In campo, però, non scendi da solo, ci sono anche gli avversari, quindi onore al Noto. Tra l’altro, contro i granata non dovevo nemmeno giocare. In settimana non sono stato bene a livello muscolare, col mister avevamo parlato dell’ipotesi di farmi partire dalla panchina. Ancora una volta, però, ho stretto i denti ed è andata bene, anche se dopo la gara ero distrutto. Ora, però, mi sento molto più sciolto, sto bene e sono pronto per questo rush finale».

Prossimo match in programma, Vibonese-Orlandina. Il tuo passato contro il tuo presente ma soprattutto una partita fondamentale in chiave salvezza. Sensazioni?

«Per me sarà una partita speciale, inutile negarlo. In un anno e mezzo a Vibo ho segnato 20 gol, ho conosciuto una splendida realtà, ho un rapporto eccezionale con il presidente ancora oggi, lì ho davvero tanti amici. Sarà un’emozione giocare di nuovo davanti al mio vecchio pubblico, ma ora sono un calciatore dell’Orlandina e darò il massimo per portare a casa i tre punti. Credo, comunque, che con un pareggio potremmo ritenerci salvi, visti i calendari delle altre squadre. Ma mentalmente bisogna sempre scendere in campo per vincere. L’importante è non perdere, se poi arriveranno i tre punti, magari con un gol mio, meglio. Sono comunque certo che ci salveremo senza play-out, abbiamo tutte le potenzialità per raggiungere questo traguardo così importante per noi e per la società».

Gennaro Marasco è un attaccante che ha calcato palcoscenici importanti, vestendo maglie prestigiose per ben dodici anni tra i professionisti. Un infortunio al ginocchio da giovane gli ha negato la B con l’Avellino, ma non per questo il bomber di Pozzuoli si è scoraggiato, anzi. Ha fatto gol ovunque e si è fatto amare da tutti coloro che lo hanno visto indossare la casacca della propria squadra del cuore. Adesso Marasco è la punta di diamante dell’Orlandina, squadra che lo “scugnizzo” vuole assolutamente trascinare alla salvezza a suon di gol, per sé, per la sua famiglia e per tutti quelli che da sempre lo sostengono nella sua avventura calcistica che durerà ancora a lungo.

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