DOSSIER ESCLUSIVO: TORRENTE MUSCALE UNA BOMBA AD OROLOGERIA


Le chiamano “piogge eccezionali” , “eventi atmosferici imprevedibili” o “tragiche fatalità”. Spesso  nel vorticoso valzer dello scaricabarile, identificare le responsabilità individuali o collettive diventa un’impresa impossibile e passata l’indignazione della prima ora tutto si perde nell’oblio. Quando preventivamente qualcuno “osa” lanciare l’allarme, viene lapidato mediaticamente o bollato come “allarmista”. Poi accade l’imponderabile e la natura, offesa e martoriata dalla stupidità dell’uomo, scatena tutta la sua furia distruttiva e purificatrice. Guardi quelle immagini, che la tecnologia sempre più spesso ci porta in presa diretta, e ne rimani ipnotizzato. Mentre guardi la natura ribellarsi agli  stupri subiti dagli uomini, credi, in maniera sciocca, che fortunatamente tutto ciò che vivi adesso come impotente spettatore  mai e poi mai potrà vederti attore  protagonista di queste immani tragedie, anche se spesso ti lambiscono fino a farti sentire il loro alito maligno sul collo.

Questi sono i pensieri ricorrenti che martellano la mia testa  mentre salgo le ripide scale che costeggiano il letto del torrente Muscale . Il torrente Muscale , argomento da bar (insieme al tempo ed all’andamento delle locali squadre sportive), torna prepotentemente in auge in questi giorni in cui il Longano ha mostrato tutta la sua forza distruttrice. Il torrente Muscale è una bomba ad orologeria, tutti lo sanno ma nessuno ne parla; almeno apertamente.  Il torrente Muscale dorme placido, mimetizzato da una fitta vegetazione. Inscatolato dal cemento e nascosto dall’asfalto si snoda, silenzioso e pericoloso come un cobra; in direzione monte-mare tagliando in due la città. Il torrente Muscale difficilmente lo vedi, ma spesso nei giorni di pioggia, quando l’acqua diventa torrenziale, puoi sentire sotto ai tuoi piedi con quale forza cerca disperatamente di farsi largo verso il mare. I pensieri cupi e minacciosi si dissolvono con l’ultimo scalino, adesso mi trovo davanti ad uno dei tre corsi d’acqua che, sbucando dalla montagna sopra la statale 113, vanno a confluire nel torrente Muscale. Davanti a me gli archi che sorreggono la s.s.113 . Il primo impatto non è certo dei più rassicuranti.

 

Il cedimento del ponte e della strada è evidente e preoccupante, l’arco sotto cui passa uno dei tre corsi d’acqua è proprio mal ridotto, l’uomo che mi guida in questo tour e che in questi luoghi ci ha passato una sessantina delle sue settanta e più primavere conosce ogni sasso che incontriamo e mi racconta come sia morfologicamente cambiato questo spicchio di terra  negli ultimi anni. Mi ragguaglia su tutto, mi spiega come quelle “piastrine” murate lungo il cedimento verticale (vedi foto sotto) siano state applicate per tenere sotto controllo lo smottamento ma che null’altro è stato fatto negli anni.

La mia attenzione viene attirata dai due cumuli di detriti che sin dallo sbocco rendono difficile il defluire delle acque (foto sotto), con gli occhi seguo il corso d’acqua e mi rendo conto che solo dopo pochi metri, all’uscita del ponte, la fitta vegetazione cresciuta negli anni e mai decespugliata ha raggiunto e superato l’altezza degli scalini su cui mi trovo, la prima allarmistica considerazione è che con una piena d’acqua qui ci potrebbe essere la prima deviazione e che proprio da qui, invece di seguire il letto del torrente, l’acqua potrebbe trovare strade “alternative”.

Immagino l’acqua che cambia il proprio corso e visualizzo le prime case che a  meno di 40 metri verrebbero investite, capisco che quei pian terreni e scantinati sono probabili trappole per topi. Ritorno a seguire il letto del torrente, non senza difficoltà (foto sotto). E’ del tutto ostruito da una vegetazione degna dell’”isola dei famosi”, decido di capire dove sia il letto del torrente ed armato di una robusta canna di bambù impugnata a mo’ di machete comincio a mollar fendenti a destra e a manca per avanzare faticosamente nella vegetazione.

Mentre continuiamo l’esplorazione, la mia guida m’indica sull’altro costone lo sbocco dell’altro affluente, il “Manazza” e mi racconta che negli ultimi anni è stato oggetto di discariche abusive e selvaggie di vecchi elettrodomestici e materiali di risulta ormai fagocitate dalla terra e dalla vegetazione ma che ne hanno alzato il letto del torrente facendolo quasi scomparire ( foto sotto).

Usciamo da lì e ritorniamo sui nostri passi ripercorrendo in senso opposto la lunga e ripida scalinata, durante il tragitto “penna bianca” mi racconta che spesso il Sindaco-maratoneta percorre questa medesima strada nei suoi mattutini allenamenti, ma che tutto rimane desolatamente abbandonato. Percepisco la rabbia ed il senso di abbandono di un uomo ed una contrada di cui certi amministratori si ricordano solo in campagna elettorale. Cerco di sdrammatizzare, e gli dico che probabilmente il Sindaco-maratoneta va troppo veloce per rendersi conto della realtà… Adesso siamo ai piedi della montagna e seguiamo le tracce sempre meno nette di uno dei tre corsi d’acqua, il letto è oramai ridotto ai minimi termini, con punti in cui raggiunge i 15/20 cm di larghezza e non più di 10 di altezza (foto sotto).

Riprendiamo il cammino fino ad arrivare  proprio dove due dei tre corsi d’acqua convergono nel vero e proprio torrente Muscale (foto sotto) e mi rendo conto che la musica non cambia. Il letto s’ingrossa appena, ma sembra sempre troppo piccolo e malridotto per contenere una piena.

Ci sono tratti in cui è onestamente impossibile andare avanti (foto sotto).

Torno indietro e decido di risalire il “Manazza”, lo scenario è simile al precedente ed anche qui ad un certo punto devo arrendermi all’evidenza e tornare indietro con quest’angolo di Sicilia che magicamente vedo trasformarsi in un’impenetrabile foresta pluviale (foto sotto).

Capisco che la gita sta per finire e ritorniamo verso la macchina, sulla strada del ritorno c’è ancora tempo per capire quante situazioni a rischio nasconda questo angolo di verde. Il mio cicerone punta l’indice verso il costone su cui s’inerpica la strada che sale a Manazza, attenzionandomi un punto ben preciso. “Lì c’è da anni una probabile perdita, presumibilmente fognaria vista la puzza che c’è d’estate, quando la terra s’asciuga ed i vapori maleodoranti fuoriescono – come vedi ci sono i segni di una frana  (foto sotto), che aveva ostruito mezzo torrente. Asportata la terra con un bobcat non è stato fatto nessun intervento per verificare ed eventualmente sanare la perdita. Prima o poi anche quella parte andrà giù.”

Fisso quella ferita nel terreno e l’instabilità che trasmette. Una ventina di passi dopo scorgo l’ultimo possibile detonatore posizionato sul tragitto, si presenta ai nostri occhi con tutta la sua pericolosità. Un albero, fiero ed imponente lotta con il suo ineluttabile destino cercando disperatamente di vincere la forza di gravità, e si tiene ostinatamente eretto nonostante le piogge ne abbiamo scavato la base lasciandone scoperte le radici (foto sotto).

Siamo oramai alla fine del “horror-tour”, arriviamo dove il torrente viene imbrigliato ed inscatolato nel sottosuolo, nascosto agli occhi della gente, per rassicurarla e convincerla che in fondo la natura può essere domata. Convinzione che il mio viaggio alla scoperta di “hell creek” , mi fa capire quanto sia effimera; almeno fino a quando l’incuria e l’abbandono regneranno sovrani e non arriverà l’ennesima “pioggia eccezionale” o “evento atmosferico imprevedibile”. Fino a quando la pallina impazzita e capricciosa della roulette di madre natura non si fermerà sulla casella “Muscale” scatenando la sua furia incontenibile. I presagi cupi e funesti mi rendono inquieto, conosco un solo metodo per placare i brutti pensieri.

Meccanicamente infilo una mano in tasca e tiro fuori un cohiba esplendidos, annuso questo churchill di classe. Ne apprezzo il suo essere morbido e cremoso, lo accendo seguendo i soliti maniacali riti. La sua potenza ed il poderoso aroma speziato mi riconciliano con il mondo, mi concentro sulle nuvole di fumo che danzano davanti a me, e che materializzano  gaudenti  musici pronti ad accordare i propri strumenti per dare il via a l’ennesimo “Valzer dello scaricabarile” post-disastro……

 

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