Sandro Morgana

Palermo: intervista al Presidente LND Sicilia Morgana: «Più professionalità e aiuti dalla regione per il calcio!»

Sandro Morgana

Il momento economico dell’Italia è difficile e tutto ciò si riflette sul calcio, in particolare quello siciliano. Parole e musica di Sandro Morgana, Presidente del Comitato Regionale della LND che ci ha gentilmente ricevuto nei suoi uffici palermitani per una chiacchierata a tutto tondo sul mondo del football. Il Dott. Morgana si è concesso in esclusiva ai nostri microfoni, tracciando un bilancio del movimento calcistico siculo, ad oggi ricco di passione ma anche di problemi che devono essere risolti.

Presidente Morgana, dal 2007 lei è ai vertici del Comitato Regionale Siciliano della LND e ha una smisurata esperienza in questo settore. Come e in cosa è cambiato il nostro calcio negli ultimi anni?

«In questi anni speravo che il calcio siciliano potesse cambiare nella mentalità, nel senso che si riuscisse a pensare ad un’attività sportiva che fosse il risultato di un confronto calcistico leale tra le parti. Devo prendere atto, invece, che, nonostante i miglioramenti avuti nel corso degli ultimi 15 anni, ci sono ancora gravi problemi a livello culturale. Devo inoltre registrare che il 95% degli episodi di violenza cui si assiste sui campi di calcio siciliani è causato da calciatori, allenatori e dirigenti e che l’educazione sportiva va insegnata prima ai protagonisti del calcio dilettantistico, al di là della repressione che viene operata dal giudice sportivo. Il calcio è cambiato tanto a livello tattico e tecnico, ora come programma dobbiamo pensare alla cultura sportiva».

A livello economico, invece, i problemi sembrano essere molto più grossi. Tante squadre storiche del nostro calcio sono sparite in tempi recenti e anche quest’anno ci sono state defezioni a campionato in corso. LND e Regione Siciliana come possono ovviare a tali questioni?

«Questa è una bella domanda. Come sapete benissimo, il calcio nel nostro paese coinvolge circa 40 milioni di persone, in tanti ambiti: passione, economia, cultura. Proprio per tali ragioni, questo sport diventa lo specchio della nostra società. L’Italia vive una crisi non solo economica ma anche di identità e questi fattori si ripercuotono su questa realtà che ovviamente ne rispecchia i valori, proprio per il tipo di coinvolgimento che comporta. Il problema è che la crisi finanziaria, specie in zone economicamente più deboli come la Sicilia, ci impedisce di muoverci liberamente, anche perché noi siamo bravissimi a farci male da soli, come nel caso delle strutture. Nonostante ciò, mi preme sottolineare che il nostro resta il quinto Comitato Regionale a livello nazionale. Detto ciò, cosa fare? Innanzitutto, dobbiamo trovare più figure professionali che siano specializzate e competenti nel loro ambito. Basta con il factotum che deve coprire più ruoli in società, bisogna migliorare a livello di competenze e di conoscenze tecniche, tattiche, gestionali e regolamentari.  Questo è quello che si deve fare dall’interno. Poi ci sono cose che devono essere fatte da altri. Visto che il calcio è integrazione sociale, è aggregazione e crea anche indotto, chiedo alla Regione Siciliana di dare finalmente un valore a questi valori, cosa che non è stata ancora fatta. Come LND si potrebbero abbattere i costi assicurativi, i costi dei cartellini per i giovani, i costi di iscrizione ai campionati. Dobbiamo fare qualcosa noi e qualcosa gli altri».

Una delle questioni più spinose del nostro calcio riguarda le strutture, sicuramente inferiori rispetto a quelle del Nord Italia. Cosa è stato fatto e cosa si farà per migliorare questa situazione?

«Nel 2007, al momento del mio insediamento, in Sicilia si contavano circa venti campi in erba artificiale e venticinque in erba naturale. Oggi i campi in erba artificiale sono circa cinquanta, con i campi in erba naturale che si sono mantenuti sulla stessa cifra del passato. Questi miglioramenti sono frutto di un lavoro portato avanti nel tempo, tramite agevolazioni alle società per cui ho personalmente combattuto. Ogni settimana organizziamo circa ottocento partite su trecentotrentacinque campi da calcio diversi. Di questi, molti sono ancora in terra battuta, alcuni addirittura non agibili. Quindi noi facciamo attività sportiva in condizioni disagiate. Questo è ciò che ci separa dal Nord Italia. Se noi, come ente regione, fossimo stati più lungimiranti e avessimo considerato l’attività sportiva una priorità, con poco sforzo, grazie ai soldi dell’Europa che c’erano, avremmo migliorato sensibilmente le nostre strutture. Ancora una volta ci facciamo male da soli. In Sicilia, purtroppo, non siamo capaci di fare sistema».

A livello di giovani, nel corso degli anni sono state create delle norme allo scopo di fare emergere più ragazzi possibili. Qualche passo in avanti è stato fatto ma è ancora poco. Che margini di miglioramento crede ci siano per il movimento giovanile siciliano?

«Anche qui dipende da noi. Siamo noi che dobbiamo decidere di utilizzare i giovani, siamo noi che dobbiamo essere in grado di dire che è giusto che loro coltivino il sogno di diventare calciatori professionisti, essendo però consapevoli che solo uno su quarantamila giocherà un giorno in Serie A. Questi ragazzi devono essere pronti a diventare parte integrante del movimento dilettantistico siciliano, in modo da far risparmiare le loro squadre di appartenenza. Io sono contrario ai paletti. Avere due, tre, quattro under obbligatori ha i suoi pro ma anche i suoi contro, perché fa nascere il mercato degli juniores. Noi dobbiamo entrare nell’ottica delle idee che se un giovane è bravo deve essere utilizzato».

Per chiudere, quali sono gli obbiettivi prioritari del Presidente Sandro Morgana e del calcio siciliano da raggiungere assolutamente nel futuro prossimo?

«Entro il 2016 ho tre obbiettivi da portare a termine. Innanzitutto dobbiamo avere la nostra casa. La nostra nuova sede, per la prima volta nella storia del calcio siciliano di proprietà, sarà ubicata a Ficarazzi e sarà una sede moderna, accogliente ed efficiente. In secondo luogo c’è la realizzazione del centro sportivo del Comitato Regionale a Catania, ristrutturato a spese della LND, che ci sarà affidato in gestione per vent’anni. Infine, il mio terzo obbiettivo è quello di mantenere l’attuale standard del calcio siciliano, cioè questo essere, tra società dilettantistiche e società di settore giovanile, oltre mille realtà totali. Per far sì che questo accada, ci impegneremo per mettere tutti i club siciliani nelle condizioni di sopravvivere e lavorare con serenità».

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