Francantonio-Genovese

Messina: Salvatore La Macchia ai domiciliari per lo scandalo “formazione” – I dettagli

Francantonio-Genovese
Il GIP presso il tribunale di Messina ha disposto la custodia in carcere nei confronti di Francantonio Genovese presso la Camera dei Deputati, che la Squadra Mobile ha già provveduto a notificare, nella serata di ieri, presso la Presidenza della Camera.

Lo stesso GIP ha disposto la sospensione dell’applicazione della misura ai sensi dell’art.4, comma 2, della Legge 140/2003, in attesa dell’Autorizzazione della Camera dei Deputati.

Militari della Guardia di Finanza hanno provveduto alla notifica del provvedimento custodiale al parlamentare.

La Squadra Mobile ha eseguito la misura degli arresti domiciliari nei confronti di:

  1. LA MACCHIA Salvatore, nato a San Piero Patti il 4.5.1966, ivi res.te in C.da Casale;
  2. FAZIO Domenico, nato a Messina il 29.09.1973, ivi residente in viale San Martino n° 369 isolato n° 30;
  3. GIUNTA Roberto Nato a Messina il 18.10.1976, ivi residente in viale Giostra pal. F/7 cooperativa La Rondine.

Personale della Sezione di P.G. presso la Procura della Repubblica di Messina – Aliquota Polizia di Stato, ha eseguito la misura degli arresti domiciliari nei confronti di:

  1. GALLETTI Stefano, nato a Messina il 26.04.1958, ivi residente in via  I Settembre n°84. Dottore Commercialista.

 

Il provvedimento cautelare scaturisce dalle complesse ed articolate indagini condotte dai menzionati organi investigativi, sotto il coordinamento del procuratore Aggiunto Dott. Sebastiano Ardita e dei Sostt. Procc. Dott. Camillo Falvo, Dott.ssa Liliana Todaro, Dott. Fabrizio Monaco, Dott. Antonio Carchietti, che si sono avvalsi anche di consulenti.

L’attività d’indagine riguarda complessivamente 25 soggetti indagati a vario titolo, per un totale di ben 54 capi d’imputazione.

Tutti i soggetti destinatari del provvedimento cautelare, ad eccezione di GIUNTA Roberto, unitamente ad altri 6 indagati, legati anche da vincoli di appartenenza familiare e politica, sono ritenuti responsabili di far parte di un’associazione per delinquere, di cui GENOVESE Francantonio risulta essere capo e promotore, finalizzata alla commissione di una serie indeterminata dei reati di peculato, truffa aggravata, riciclaggio, falso in bilancio, reati finanziari e contro la pubblica amministrazione (in concorso con pubblici ufficiali), attraverso le attività degli enti di formazione professionale ARAM, LUMEN, E.S.O.F.O.P., TRAINING SERVICE, L&c LEARNING & CONSULTING, CESAM, APINDISTRIA, ECAP, IAL, ENFAP, RETI, a loro direttamente od indirettamente riconducibili e delle società CALESERVICE s.r.l., CENTRO SERVIZI 2000 s.r.l., SICILIA SERVICE s.r.l., ELFI IMMOBILIARE s.r.l., TRINACRIA 2001 s.r.l., NAPI SERVICE s.r.l., che erogavano servizi ai predetti enti, essendo sempre da loro gestite e controllate. Le attività illecite sono state compiute sempre in conflitto di interesse rispetto alla destinazione del denaro pubblico gestito dagli indagati, orientandole sia a profitto personale sia a finalità di propaganda politico-elettorale, ed attingendo illecitamente ai fondi erogati dalla Regione Sicilia per la formazione professionale, grazie anche al sostegno politico ed alle pressioni esercitate dagli esponenti di riferimento, in primo luogo dall’On.le GENOVESE, per garantire l’accreditamento degli enti, il finanziamento dei progetti, l’erogazione delle anticipazioni e dei saldi.

Oltre alla fattispecie associativa, GENOVESE Francantonio risulta destinatario della misura cautelare anche in ordine alla contestazione di due distinte ipotesi di riciclaggio in concorso, poiché dopo che erano stati commessi delitti di truffa aggravata (mediante noleggio di attrezzature e servizi, nonché locazioni) e peculato da parte di soggetti indagati, operanti per conto di società erogatrici di servizi in favore degli enti di formazione, compiva operazioni di trasferimento delle somme di denaro di provenienza delittuosa e, comunque, volte ad ostacolare l’identificazione della loro illecita provenienza, peculato in concorso, truffa aggravata in concorso, evasione di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture per operazioni inesistenti emesse in suo favore da CALESERVICE s.r.l. ed, infine, emissione di documenti relativi ad operazioni inesistenti per consentire a terzi (società a lui riconducibili) di evadere le imposte sui redditi e l’imposta sul valore, con l’aggravante di aver commesso il fatto anche allo scopo di eseguire il delitto di riciclaggio.

La misura cautelare nei confronti di LA MACCHIA Salvatore è stata disposta – oltre che per il ruolo di intraneo all’associazione criminale, anche per il reato di truffa aggravata, in concorso con GENOVESE e con altri, nonchè con gli altri destinatari della misura, FAZIO Domenico e GIUNTA Roberto (nei cui confronti si procede anche per un’altra ipotesi di truffa aggravata e per evasione dell’imposta sui redditi e sul valore aggiunto) – quale gestore di fatto dell’ente ENFAP, per avere determinato, con artifizi e raggiri, che i dipendenti FAZIO Domenico, GIUNTA Roberto, risultassero formalmente al loro posto di lavoro, mentre in realtà gli stessi erano distaccati nello svolgimento di funzioni private (segreteria politica in favore degli onorevoli GENOVESE e RINALDI) – inducendo in errore gli organi regionali mediante false attestazioni e rendicontazioni circa lo svolgimento di attività lavorativa presso gli enti di formazione, conseguendo un ingiusto profitto rappresentato dalla percezione delle anticipazioni e dei saldi erogati dalla Regione all’ENFAP per il pagamento con denaro pubblico degli stipendi dei dipendenti senza che gli stessi avessero prestato regolare servizio.

La misura cautelare eseguita nei confronti del commercialista GALLETTI Stefano è stata disposta dal GIP, oltre che per il reato associativo, anche per due distinte ipotesi di peculato e truffa aggravata.

In particolare, per il reato di peculato, in concorso con altri indagati, tra i quali Elio SAUTA, GALLETTI viene considerato quale regista dell’operazione, anche nella sua qualità di socio della società SICILIA SERVICE sino al 2010. In particolare si appurava che l’ARAM, rappresentato da Elio SAUTA, versava alla SICILIA SERVICE, di cui era titolare occulto tramite prestanomi, la somma complessiva di € 670.369,67, come corrispettivo di n.7 contratti di noleggio di attrezzature stipulati tra il 1.3.2007 e il 2.1.2012 (dei quali non era provata la consegna, né rinvenute le bolle di accompagnamento, ma unicamente le fatture di acquisto delle attrezzature oggetto di noleggio – emesse a loro volta da società facenti riferimento a se stesso, come la Trinacria 2001 srl ovvero la NAPI Service e la Plain Assistance, con i quali intercorrevano ulteriori interessenze illecite – che riportavano cartolarmente il prezzo complessivo di € 269.764,95; cifra che – quand’anche il noleggio fosse realmente avvenuto – deve essere considerata del tutto incongrua (perché pari al 250% del costo che risultava sostenuto per l’acquisto dei beni oggetto del noleggio) e dunque tale da produrre una appropriazione del denaro pubblico destinato alle finalità formative, in relazione ai progetti finanziati dalla Regione, garantendo un’ingiusta locupletazione alla società SICILIA SERVICE e per suo tramite ad altro indagato.

Inoltre, GALLETTI Stefano risponde, per i fatti sopraesposti, anche del reato di truffa aggravata, in concorso con altri, per avere formato rendicontazioni infedeli e consentire l’illecita locupletazione, inducendo in errore la Regione Siciliana sulla sussistenza dei requisiti per l’ottenimento del contributo.

Viene, ancora, contestata all’indagato un’altra ipotesi di peculato, e correlata ipotesi di truffa aggravata per avere artificiosamente prodotto rendicontanzioni infedeli,  perché, in concorso con altri, nella sua qualità di titolare di quote e di commercialista della società SICILIA SERVICE s.r.l. consentiva di lucrare sulle somme erogate nell’ambito della formazione professionale, distraendoli dalle finalità pubbliche per la locazione di immobili da adibire ai corsi formativi, consentendo l’interposizione della SICILIA SERVICE s.r.l. con la stipula di contratti di sublocazione e conseguendo un ingiusto profitto sulle differenze sui canoni, pari a ricarichi del 660 per cento.

Le complesse indagini hanno consentito di accertare l’esistenza di un artificioso meccanismo, a tratti sofisticato, creato da abili professionisti per attuare una sistematica distrazione delle cospicue risorse pubbliche destinate alle attività formative, nonché per frodare il fisco ed occultare la natura dei proventi, mediante il sistematico ricorso a prestanome, impiegati per la gestione di enti e società, per il compimento di operazioni imprenditoriali e finanziarie e per la sempre più ampia acquisizione di enti di formazione.

Nel corso delle indagini, sono emerse le peculiari dinamiche che, in generale, hanno caratterizzato i rapporti tra gli indagati LA MACCHIA Salvatore, quale Capo della Segreteria Particolare dell’allora Assessore Regionale all’Istruzione ed alla Formazione,  prof. Mario CENTORRINO, e On.le GENOVESE Francantonio.

Grazie alle fonti di prova acquisite, costituite dagli esiti dei servizi di intercettazione, dalle acquisizioni documentali e da attività tipiche di osservazione, appostamento e pedinamento, supportate in molti casi da documentazione videofotografica, sono stati sviluppati i profili associativi, in ordine alla cura degli interessi del gruppo GENOVESE mediante il controllo dell’Assessorato Regionale Istruzione e Formazione Regionale, attraverso Salvatore LA MACCHIA.

Sono state sottoposte ad analisi numerose società ed enti di formazione riconducibili all’On.le Francantonio GENOVESE, quali le società CALESERVICE s.r.l., e gli enti di formazione TRAINING SERVICE Soc. Cons. a r.l., ENFAP, ECAP.

In particolare, è stato possibile ricostruire il percorso genetico, a partire dalle trattative, per l’acquisizione dell’ente di formazione ENFAP Palermo, definibile come anello di congiunzione occulto tra GENOVESE Francantonio ed un vero e proprio sistema, sottoposto al suo diretto controllo, per la convergenza degli interessi economici e politici, attraverso l’impiego di finanzamenti pubblici.

Sono state, inoltre, verificate numerose truffe mediante assunzioni fittizie presso il citato ente di formazione, volto ad occultare l’utilizzo dei falsi dipendenti presso la stessa segreteria politica del parlamentare.

Tra le vicende sviluppate nel corso delle indagini, è emersa anche la questione del c.d. ridimensionamento scolastico regionale, in ordine al quale emergono peculiari rapporti anche con il Senatore PAPANIA Antonio.

Il tema del dimensionamento scolastico della Regione Sicilia ha rivestito e riveste un’importanza notevole sul piano della predisposizione delle strategie di allocazione delle risorse disponibili per la quanto più possibile migliore fruizione di un servizio pubblico fondamentale come quello dell’istruzione, legato alla predisposizione di un efficiente sistema di distribuzione territoriale delle direzioni degli istituti scolastici.

Tali scelte producono effetti immediati sul piano dei livelli occupazionali e della inevitabile mobilità, sia del personale docente che tecnico-amministrativo, ma soprattutto dei dirigenti scolastici.

Le indagini hanno consentito l’emersione di un consistente quadro probatorio sugli interventi effettuati ad opera dell’On.le GENOVESE su tali scelte, esercitando, anche attraverso LA MACCHIA Salvatore, indebite ed illecite pressioni sui vertici dell’Assessorato Regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale, mirati non al conseguimento degli innumerevoli interessi pubblici sottostanti, bensì al conseguimento per un verso di utilità consistenti in vantaggi di natura politica, e per altro verso di utilità consistenti negli interessi particolari di soggetti volti a preservare e conservare l’incarico di dirigenza nel medesimo plesso scolastico, anche in danno di dirigenti scolastici aventi diritto.

Infine, secondo quanto lo stesso GIP ha affermato nel provvedimento cautelare sono stati accertati una serie di episodi distrattivi, in gran parte realizzati mediante un sistema di sovrafatturazione, determinando un sovradimensionamento dei costi: in sostanza, allo scopo di appropriarsi del denaro pubblico destinato alla gestione dei corsi, gli indagati in molti casi hanno acquistato beni o servizi, apparentemente destinati allo svolgimento dei corsi, rivolgendosi ad aziende dagli stessi direttamente o indirettamente controllate, a prezzi ampiamente superiori a quelli realmente praticati o praticabili sul mercato. In altri casi, sempre allo scopo di fare apparire costi notevolmente superiori al reale, hanno adoperato lo schema di una tipica triangolazione: hanno acquisito il bene a prezzo di mercato per il tramite di un’azienda dagli stessi controllata, quindi hanno rivenduto o noleggiato il bene all’ente di formazione maggiorandone notevolmente il prezzo e, conseguentemente, lucrando sulla differenza. Ciò, in particolare, risulta sistematicamente accaduto con riferimento alla locazione di immobili: presi in affitto da società riconducibili agli stessi gestori degli enti e poi subaffittati all’ente di formazione a prezzi maggiorati in misura prossima al 100%.

In altri casi, infine, sono state rappresentate prestazioni totalmente fittizie, come l’elaborazione di contratti di progettazione. Tale meccanismo, inoltre, è stato realizzato anche con riferimento a pingui contratti per servizi di pulizie, apparentemente prestati da società e aziende verosimilmente non operanti nel settore.

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