Ciccio Drago

Galati Mamertino: la Mamertina è già salva, Drago: «Un piccolo miracolo»

Ciccio Drago

Da un’estate travagliata a un campionato di Promozione “B” oltre ogni più rosea aspettativa. Questa è la storia della Mamertina 2013/2014 targata Massimo Bontempo, questo il racconto di una società che ha perso una delle sue figure più carismatiche in estate ma che ha ritrovato in Francesco Drago il proprio capitano, in campo e fuori. Il numero 10 giallorosso ha condiviso con noi i suoi pensieri riguardo passato, presente e futuro giallorosso, lui che da una vita fa parte della famiglia della Mamertina.

Francesco, quest’estate la Mamertina ha salutato il compianto direttore Savina e stava per salutare, anche se solo calcisticamente, il proprio capitano. Cosa ti ha fatto cambiare idea?

«L’estate appena trascorsa è stata molto difficile. A giugno è purtroppo scomparso il direttore Savina, un uomo che per la Mamertina ha dato davvero tutto. In un momento di confusione, non sapevamo nemmeno se ci saremmo iscritti al campionato. Poi i dirigenti, con grandissimi sforzi, hanno voluto affrontare questo campionato di Promozione per portare avanti il progetto iniziato dal direttore. Anche mister Massimo Bontempo ci ha messo del suo, non solo sul rettangolo di gioco. Ci ha creduto con forza, ha fatto di tutto affinché questa squadra fosse ai nastri di partenza anche quest’anno nonostante i problemi economici, di struttura e di rosa e alla fine ha vinto lui. In realtà, hanno vinto tutti e con i loro sforzi hanno convinto anche me. Sono tre anni che voglio smettere, ma l’amore per questa maglia e per il mio paese è sempre stato più forte di ogni altra cosa».

Dopo tutte quelle vicissitudini, ti aspettavi un campionato del genere da parte vostra?

«Devo dire la verità, all’inizio io non ero parte integrante di questo gruppo. Non ho svolto la preparazione estiva con i miei compagni per motivi personali ma cercavo di essere presente almeno alle amichevoli. Un pomeriggio siamo andati a giocare un’amichevole a Gliaca di Piraino contro il Due Torri. Io, ovviamente, ero, in panchina. Durante la gara, mi sono avvicinato al mister e gli ho detto che quest’anno con questa squadra ci saremmo divertiti. I fatti mi hanno dato ragione. Se pensiamo che ad agosto non sapevamo nemmeno se ci saremmo iscritti o meno al campionato e che ora, a marzo, commentiamo una classifica che ci vede più vicini ai playoff che alla zona retrocessione, capirete che abbiamo compiuto un piccolo miracolo».

Domenica avete strappato una vittoria importantissima sul campo del Pistunina che vi ha praticamente salvati.

«Mancano ancora quattro partite e non dobbiamo abbassare la guardia, ma possiamo dire che ci siamo quasi. Domenica è stata una grande Mamertina. Loro avevano qualche assente, ma anche noi eravamo decimati e a me piace guardare in casa mia. Ci siamo presentati lì consapevoli della nostra forza e con tanti giovani in campo. Due di loro, Savarese e Cacciola, hanno fatto anche gol e questo è molto bello, i giovani sono il nostro futuro. Abbiamo portato a casa tre punti, vendicando la sconfitta interna che ci avevano rifilato all’andata, l’unica del nostro campionato in casa, e abbiamo ipotecato la salvezza. Adesso in spogliatoio ci siamo posti un nuovo obbiettivo, superare i 40 punti. Ne abbiamo 36, possiamo sicuramente raggiungere anche questo traguardo».

A proposito di giovani, tu non sei solo un calciatore, sei anche un istruttore della scuola calcio New Eagles. Quali sono i vostri obbiettivi?

«Chiaramente, come scuola calcio, il nostro primo obbiettivo è di insegnare questo gioco ai bambini. Ma attorno ad una scuola del genere ci sono tantissime altre cose. Innanzitutto un impegno sociale nel togliere dalla strada questi ragazzini, poi dare la possibilità ai più piccoli di socializzare tra loro, di imparare a stare in un gruppo, di divertirsi facendo sana attività fisica. La New Eagles, tra l’altro, è affiliata alla società belga dell’Anderlecht. Non è, come si potrebbe pensare, una trovata per attirare tesserati. In quel caso avremmo scelto squadre diverse, come Juventus, Inter, Milan, che qui da noi hanno certamente più appeal. Abbiamo deciso di affiliarci all’Anderlecht perché è la seconda accademia giovanile d’Europa. Ho la fortuna di applicare i loro metodi ogni giorno sul campo e, con i miei colleghi, lavoro per cercare di fare emergere i ragazzini più talentuosi della nostra scuola. Lavoriamo con piccoli amici, pulcini, esordienti e giovanissimi e lo facciamo con dedizione e passione, perché il calcio è soprattutto questo».

In chiusura, quale sarà il futuro di Francesco Drago e della Mamertina?

«Io spero che un giorno tutto il nostro paese possa unire le proprie forze per portare la Mamertina a disputare un campionato di Eccellenza. Questo era il sogno del direttore Savina, è il mio sogno ed è il sogno di chi, come me, ama questa squadra. Il futuro di Francesco Drago ancora non lo conosco. Ogni anno dico che smetto e poi rimetto sempre scarpini, casacca numero 10 e fascia di capitano e dò l’anima per questa maglia. Diciamo che l’anno prossimo sarò ancora il capitano della Mamertina, magari questa volta riesco a smettere sul serio!».

Scherza, il capitano. Ma tra una risata e tanta passione per questi colori, Francesco Drago è stato, è e sempre sarà una delle bandiere dei giallorossi, una squadra che ha costruito un nuovo, piccolo miracolo con tanto spirito di sacrificio e con la forza di un amore vero, un amore chiamato “Mamertina”.

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