sequestro beni

Barcellona: sequestrati beni per 5 milioni di euro

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Questa mattina, i Carabinieri del R.O.S. hanno eseguito un decreto di sequestro beni finalizzato alla confisca, emesso dal Tribunale di Messina – Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti dell’imprenditore Santi Bonanno, ristretto in carcere dal febbraio 2013 per concorso esterno in associazione mafiosa.

Il sequestro, disposto su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Messina, ha interessato imprese attive nel settore del movimento terra, beni mobili e immobili, azioni e rapporti di credito, per un valore complessivo di cinque milioni di euro [1].

Il provvedimento scaturisce dall’analisi delle risultanze investigative di pregresse attività  condotte dai Carabinieri, e segnatamente di quelle denominate “Vivaio” e “Zefiro”, che  avevano evidenziato il rapporto di contiguità del Bonanno con esponenti di primo piano della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto, e in particolare dell’articolazione denominata dei “Mazzarroti”, grazie al quale il predetto aveva conquistato una posizione di rilievo nel panorama imprenditoriale della provincia di Messina.

Bonanno Santi

Più specificamente erano state documentate le cointeressenze, consolidatesi nel tempo, tra l’imprenditore originario di Furnari e il capomafia Carmelo Bisognano, tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “Icaro” e sottoposto al regime di detenzione ai sensi dell’art. 41 bis dell’Ord. Pen., nonché con il reggente Tindaro Calabrese, figura di riferimento di “cosa nostra”  nella provincia di Messina e tra i pochi in diretto contatto con i boss palermitani Salvatore Sandro Lo Piccolo fino alla loro cattura.

In particolare erano stati individuati gli interessi dell’organizzazione mafiosa barcellonese nel settore della realizzazione di opere di rilevanza pubblica – quali la metanizzazione dei comuni del versante tirrenico della provincia di Messina, i lavori del complesso turistico di Portorosa e la costruzione di impianti eolici – e documentato come il Bonanno fosse parte attiva di un sistema economico connotato da permanente illiceità in quanto viziato da stringenti rapporti di cointeressenza con gli ambienti dell’organizzazione mafiosa[2].

sequestro beni 2

L’attività imprenditoriale del Bonanno era stata poi oggetto di ulteriori approfondimenti nel corso dell’attività denominata “Pozzo II”, che aveva fornito inequivocabili elementi di riscontro alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Santo Gullo riguardo le strategie d’azione della famiglia mafiosa barcellonese per il controllo dei lavori di  costruzione del metanodotto realizzato dalla Bonatti S.p.a. lungo la tratta Montalbano Elicona/Messina[3].  Più specificamente l’attività aveva documentato come  “cosa nostra”,  tramite le imprese riconducibili al Bonanno, aveva imposto il proprio controllo in lavori destinati alla realizzazione di opere pubbliche.

sequestro beni 1

L’indagine patrimoniale del R.O.S., coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Messina, nel riesaminare le pregresse indagini, ha evidenziato sia la pericolosità sociale del Bonanno, derivante dai documentati legami con il sodalizio mafioso barcellonese, sia la sproporzione tra i redditi dichiarati dall’interessato e il proprio patrimonio personale, evidentemente accresciuto in ragione della riuscita delle proprie imprese, favorite negli appalti in maniera determinante dalla contiguità agli esponenti di vertice del citato sodalizio.

L’intervento odierno si inquadra nella più ampia manovra investigativa del Raggruppamento tesa ad incidere sulle risorse economiche nella disponibilità delle organizzazioni mafiose.


[1] Nello specifico, il provvedimento ablativo disposto dal Tribunale di Messina nei confronti di Santi BONANNO, della moglie Maria INTAGLIATA e dei figli Giuseppe e Federico BONANNO, ha riguardato il capitale e il compendio aziendale della società Co.B.I.Fur. S.r.l. e della società GIEFFEDI S.r.l., un immobile sito in c.da Curriotta di Furnari (ME), due autovetture, azioni della Banca di Credito Peloritano S.p.a. e 29 rapporti di credito.

[2] Al riguardo, si segnala che Teresa TRUSCELLO, ex convivente di Carmelo BISOGNANO, era intestataria  dell’impresa attraverso la quale il primo operava nel settore del movimento terra assieme al BONANNO che, in  seguito, assumeva come responsabile tecnico di una delle sue società, la CO.BI.FUR. S.r.l., la sorella di Tindaro CALABRESE, Romina  CALABRESE.

[3] La CO.BI.FUR. s.r.l., oggetto dell’odierno provvedimento di sequestro, era infatti nel novero delle imprese imposte dal sodalizio mafioso barcellonese per la realizzazione dei citati lavori.

 

 

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