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C. d’Orlando: Pippo Galipò scrive al Sindaco “perché veniamo puniti?”

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Eppure la scorsa stagione teatrale con la messa in scena di “L’uomo la bestia e la virtù” di Pirandello con la regia di Gianfranco Perriera aveva impressionato per bravura, professionalità, capacità e fantasia. Eppure la compagnia teatrale “Il Laboratorio” dell’associazione “Rosso di San Secondo” sempre lo scorso inverno ha portato in scena ben sei spettacoli in soli 5 mesi. Eppure aveva chiuso la stagione con “Gilusia senza cunfini”, seconda opera scritta e diretta da Antonio Puglisi riempiendo all’inverosimile il cine-teatro e accolto da una ovazione finale dopo aver divertito per l’intera sua durata. Eppure la compagnia diretta da Pippo Galipò opera sul territorio di Capo d’Orlando da ben 30 anni continuativamente, senza mai fermarsi, accogliendo al suo interno decine di appassionati in questi sei lustri. Eppure, lo stesso cine-teatro, deve la sua nascita grazie all’esistenza dell’associazione, tanto da prenderne anche la denominazione. Eppure, eppure, eppure…. il Comune ed il direttore artistico Salvatore Monastra (anche membro del direttivo dell’associazione Rosso di San Secondo) hanno escluso il gruppo dalla prossima rassegna. A Capo d’Orlando, sede da sempre dell’associazione, non si recita! Né d’estate né di inverno. A farlo notare è il presidente e fondatore del gruppo teatrale Pippo Galipò in una lettera inviata al Sindaco di Capo d’Orlando Enzo Sindoni. Di seguito la missiva integrale inviata al primo cittadino:

Egr. Sig. Sindaco,
mi permetto scriverLe questa lettera poiché abbiamo registrato con somma amarezza che Lei, ancora una volta, servendosi della quiescenza del direttore artistico, che guarda caso fa parte del Consiglio di Amministrazione della nostra Associazione, ha proditoriamente escluso la “Rosso di San Secondo – Gruppo Teatrale “Il Laboratorio”, dalla stagione teatrale 2014, negando una piccola ma significativa gioia a giovani e meno giovani che da trent’anni portano avanti in maniera del tutto disinteressata un’attività culturale fatta di sacrifici e di professionalità.

Dopo l’invito da Lei formulato e la partecipazione alla passata rassegna, nella quale il Gruppo che dirigo da trent’anni ha dato prova di grande maturità e professionalità, pensavamo di meritarci la riconferma anche per quest’anno: purtroppo ci eravamo illusi, in considerazione del fatto che siamo l’unico gruppo rimasto nel mostro paese che non fa teatro solo per racimolare qualche spicciolo ma svolge una attivita’, a volte faticosa seppur entusiasmante, giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Mi viene difficile capire cosa guida la Sua “sensibilità” nel persistere a voler “punire” un Gruppo di persone che hanno dato il proprio contributo a migliorare la qualità della vita di una cittadina che amiamo nonostante la guidino persone come Lei che ha tutto il diritto, per carità, di fare le scelte che ritiene più opportune. Ma non quelle di penalizzare una Associazione che anche a Lei ha dato lustro. (Mi passi l’immodestia)

Le voglio rammentare, che nei paesi nei quali le associazioni culturali vivono, quei paesi brillano e vivificano il tessuto sociale nel quale si esprimono mentre, di converso, laddove mancano, vi è il deserto più assoluto e il grigiore la fa da padrone. Molte associazioni, in tanti paesi e città, poco alla volta, stanno scomparendo: un po’ per la crisi che investe tutti i settori della vita pubblica, un po’ perché non hanno neanche gli spazi dove potersi esprimere, la cultura si appresta a pagare, da ora in avanti, il conto più salato in omaggio alla spending review.

Mi sono chiesto, ci siamo chiesti, cosa ci sia dietro questa Sua decisione che non trova, secondo noi, alcuna giustificazione. Non sappiamo trovare neanche uno straccio di motivazione volendo guardare dal Suo punto di vista dal momento che l’Associazione Culturale che dirigo da trent’anni, ha tenuto distante e distinta la politica locale tant’è che all’interno della stessa vi sono oltre che collaboratori dell’Amministrazione anche persone notoriamente a Lei vicine.

“Non chiedo apprezzamenti e condivisione, ma ritengo di avere diritto al rispetto…culturale e personale”.

Vorrei dirLe tante cose per il bene che le ho voluto e che nonostante tutto le voglio, ho il dono del perdono ma preferisco fermarmi qui e sperare soltanto che il buon Dio la illumini.

Il Presidente
Pippo Galipò

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