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La tua opinione: attraenti volumi senza grazia, vecchie crepe e … antichi ricordi

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Riceviamo e pubblichiamo di seguito “La tua opinione” di Maria Grazia Librizzi. Oggetto del testo, l’Istituto Tecnico per Geometri “F.P. Merendino” sito sul Lungomare Andrea Doria di Capo d’Orlando. L’immobile, che nei suoi innumerevoli anni di vita ha assorbito le esperienze di quanti hanno varcato quel cancello, era stato inserito nella lista dei beni di natura immobile alienabili dal Comune. Successivamente, probabilmente per accedere a dei finanziamenti per la ristrutturazione dello stabile, il primo cittadino, in una lettera alla Provincia aveva assicurato che lo stesso non sarebbe più stato venduto. L’Ente provinciale, prima di erogare tale finanziamento, si è naturalmente voluto accertare che l’immobile non sarebbe stato più messo in vendita ed ha così preteso la dichiarazione ufficiale di Sindoni che immediatamente è stata inviata. Intanto durante il consiglio comunale, dell’1 dicembre, si è deciso di ridurre il costo dei beni alienabili, tra cui figura ancora L’Istituto Merendino.

“Si tratterà certamente di una svista, un errore umano, come succede  a volte, quando nei supermercati non viene conteggiato lo sconto offerto e pubblicizzato; – scrive Maria Grazia Librizzi – non è il caso di preoccuparsi, basta conservare lo scontrino, tornare alla cassa e chiedere la rettifica.”

Di seguito il testo integrale de “La Tua Opinione”:

“Hai dimenticato il  panino stamani e poi … aspettami, oggi esco in anticipo e puoi tornare a casa con me”. Quotidiane parole che possono caricarsi di intensa emozione se accompagnate dal ricordo e da una memoria che cerca di mantenere intatte tutte le proprie emozioni sforzandosi di  attribuire ancora un significato ai sentimenti. Quante volte passando davanti a quel vecchio Istituto, pensieri informi si sono materializzati e inafferrabili presenze hanno preso consistenza, scatenando inganni visivi carichi di ricordi reali, luminosi e struggenti. Una scuola all’antica, popolata da moderni fantasmi, vecchi prof. in questa scuola  hanno lasciato il segno.

L’edificio  porta il peso di belle e proficue giornate vissute  da insegnanti gratificati dalle Istituzioni e dalla  società intera, ampiamente riconosciuto era infatti, il loro delicato ruolo relativo alla formazione.  Erano gli anni ’70, soffiava un vento di cambiamento ricco di contraddizioni e dentro oscure ragnatele rimaneva ancora spazio per alimentare speranze.

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Battisti svelava le sue “Emozioni”, e Bob Dylan il poeta di “Blowing in the wind”, lontano dalla corruzione cittadina e libero da qualunque “PRIGIONIA”, per evitare la stessa fine di “Una farfalla trafitta da uno spillo”,  con ritrovata  fiducia , cantava ora “new morning”. Le lotte studentesche si intrecciavano con quelle operaie, nuove importanti garanzie si raggiungevano con lo “Statuto dei lavoratori”. Obiettivo comune: l’abolizione dell’”AUTORITARISMO”.

La condizione femminile diventava argomento di dibattito.  Le ragazze cercavano con fatica nuove affermazioni e puntavano fiduciose al superamento di ogni forma di discriminazione, nel tentativo di abbattere la mentalità dominante così fortemente legata alla cultura della “DIFFERENZA”. Le gonne sempre più corte erano però solo apparente sintomo di emancipazione raggiunta. Una storia lunga, travagliata e infinita; per fortuna però almeno per le donne, non si sono  resi necessari “certi visti” rilasciati da BRUXELLES, per  cui  il cammino anche se lento, ha  raggiunto ugualmente importanti traguardi.

Quei giorni appaiono ora rivestiti quasi da una valenza surreale e metafisica. La calda atmosfera lasciava ampio spazio a certi rigurgiti di orgogliosa passione, i giovani  non confondevano i sogni con i diritti e voci squillanti laceravano stucchevoli  lacche ricercando ad ogni costo, superfici più trasparenti.

Quel vecchio edificio non ha alcun valore dal punto di vista architettonico, i suoi volumi sono del tutto insignificanti, ma dentro le sue trascurate crepe, racconta storie di vita vissuta e porta il peso di gravose, ma al tempo stesso, gioiose giornate di lavoro e di studio. La superfice esterna alterata e malandata contrasta con un interno  ricco di antichi ricordi  levigati e lucenti.

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Quelle vecchie mura sono ancora piene di vitale energia e nonostante il degrado, riescono a trasmettere il messaggio relativo alla necessità del sapere. Oggi che la scuola  cerca freneticamente strategie sempre più accattivanti, nel tentativo di ricomporre minuscoli frammenti di speranza da riconsegnare alle nuove generazioni,  riaffiora il ricordo di antiche professionalità cariche di forza esplosiva.

Autorevoli Prof. determinati a raggiungere i loro obiettivi, quasi del tutto privi di mezzi tecnologici, ma ricchi di messaggi umani e soprattutto riconosciuti nel loro ruolo di EDUCATORI, guidavano intere classi di alunni generando sincere aspettative. Un coinvolgente docente di lettere, spiegava la “Divina Commedia” assumendo ora le sembianze di Caronte, ora quelle del conte Ugolino, riuscendo anche a  commuoversi  quando  raccontava l’amore di Paolo  e Francesca. Egli con maestria catturava  l’attenzione dei suoi allievi accompagnandoli in un viaggio assurdo, aspro e difficile alla ricerca del messaggio contenuto nel più moderno dei libri.

Splendidi personaggi, magnifici luoghi, complicate figure raccontate con intelligenza, facevano scaturire curiosità e desiderio di conoscenza. Straordinario il metodo, anche Benigni oggi avrebbe apprezzato. Anche senza la giullaresca maschera dell’attore, il “sapiente vecchio”,  conquistava la sua platea, inoltrandola tra l’altro, nella esplorazione della “selva oscura e dei suoi significati”.

Non era tutto, a scuola la lettura di “DIVERSI” quotidiani, forniva lo spunto per apprezzati dibattiti; gli articoli di Walter Tobagi suscitavano continue riflessioni e il suo operare diligente in cerca di verità, favoriva interessanti spunti per affrontare  la spinosa questione relativa al “RIGORE” del metodo. Il “MODERNO” docente autorevole e paterno consegnava ai suoi allievi lucide chiavi per aprire fantastiche cattedrali.

Ricordi personali si intrecciano con la storia. L’uomo da poco aveva solcato il suolo lunare, erano gli anni della missione “Apollo 17”. Tutto ciò contribuiva a rendere ancora più  avvincente lo studio della geografia astronomica. Anche in questo caso, un illuminato prof. costruiva avventurose, avvincenti lezioni e cercando ragioni e spiegazioni, trattava questioni complicate con leggerezza impareggiabile. Il poliedrico e geniale insegnante conquistava tutti con la sua prorompente simpatia e  già allora  affrontava temi di  “AVANGUARDIA”, legati  alla  questione energetica e alla corretta alimentazione, e dulcis in fundo, allo “smaltimento dei rifiuti”.

Tra le pieghe del “DIRITTO”,  nascevano poi  dibattiti,  che lasciavano spazio ad ampie argomentazioni anche sugli articoli della Costituzione. L’Istituto Tecnico “Merendino”   rappresenta una vera pagina di storia per l’intera Comunità . L’involucro  al suo interno, custodisce tra l’altro, tutte le ruggenti contraddizioni degli anni ’70. Annidate nei trambusti e nei fermenti di ribellioni giovanili, dissonanze armoniche svelano impalpabili sensazioni.

La sua presenza “serve” a  sottolineare il dovere della “LUNGIMIRANZA”, tuttavia nella dubbiosa certezza del “DIRITTO”, appare poco chiara la differenza fra “BENE ALIENABILE” e “BENE INALIENABILE”.  Sembra quindi  logico pensare che ogni bene  appartenente alla collettività, in quanto testimonianza  di identità, debba essere  dignitosamente “mantenuto” e soprattutto “valorizzato”.  In questo caso, non si intravede il valore dell’opera d’arte, tuttavia la SCUOLA,  segnata dalla “STORIA” di intere generazioni, ha acquisito un diritto che non può annientarsi nell’indifferenza.

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L’istituto secondo nuove e responsabili dichiarazioni non sarà VENDUTO ma inspiegabilmente si trova ancora inserito nella “LISTA NERA”. Si tratterà certamente di una svista, un errore umano, come succede  a volte, quando nei supermercati non viene conteggiato lo sconto offerto e pubblicizzato; non è il caso di preoccuparsi, basta conservare lo scontrino, tornare alla cassa e chiedere la rettifica. L’edificio  scrigno  di “INALIENABILI SENTIMENTI”, adeguatamente ristrutturato, rimarrà dunque alla collettività. Ombre benevole continueranno a proiettare le loro sagome assicurando la certezza del padre, il dolore  si dissolverà in un immaginario e tenero abbraccio. Il principio di ragionevolezza, garantirà le generazioni future dall’eredità del DEBITO.

Maria Grazia Librizzi

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