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Naso: Edoardo Milio assolto dall’accusa di tentato omicidio ai danni dei genitori

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Al termine di una lunga camera di consiglio, protrattasi per oltre quattro ore, la Corte di Appello di Messina, presieduta dal Dott. Attilio Faranda, ha assolto l’imprenditore Edoardo Milio da tutte le accuse per non avere commesso il fatto. Annullata, quindi, la sentenza di primo grado, pronunciata dal Collegio Penale del Tribunale di Patti, con la quale era stata invece inflitta una pesantissima condanna alla pena di 13 anni di reclusione nei confronti dell’imputato, ritenuto responsabile del reato di tentato omicidio aggravato ai danni dei genitori Giorgio Milio e Elsa Tarpani, nonché della detenzione e porto di esplosivo.

I fatti risalgono alla notte del 15 maggio 2006, quando sul davanzale della finestra della villa baronale dei coniugi Milio, in contrada Due Fiumare del Comune di Naso, venne piazzato un ordigno che esplose introno alle 03:20 del mattino, provocando la distruzione della imponente inferriata apposta alla finestra e ingenti danni sia alla struttura muraria che agli eleenti d’arredo presenti all’interno dell’immobile, oltre al danneggiamento delle vetture parcheggiate all’esterno.

Nell’esplosione la madre del Milio riportò numerose ferite lacero-contuse alle gambe, mentre il marito rimase miracolosamente illeso. L’esplosione fu di notevole portata, tanto che le schegge dell’inferriata posta a protezione della finestra furono trovate sparse per un raggio di trenta – quaranta metri dall’abitazione.

Le indagini vennero immediatamente indirizzate nei confronti del figlio della coppia Edoardo Milio, il quale dopo poco tempo venne subito arrestato, a seguito di una ordinanza di custodia cautelare in carcere spiccata dal GIP del Tribunale di Patti, dott. Onofrio Laudadio, che lo ritenne responsabile dell’attentato, in quanto animato da motivi di rancore verso i genitori per questioni ereditarie. Dopo otto mesi ed undici giorni di reclusione, la Corte di Cassazione ha però annullato con rinvio l’ordinanza di custodia cautelare e con successivo provvedimento del Tribunale del Riesame di Messina, Milio è stato rimesso in libertà.

Il giudizio di primo grado si concluse a marzo del 2011, con una sentenza che fece discutere molto per l’assenza di riscontri oggettivi che potessero confermare il coinvolgimento diretto dell’imputato, tenuto conto che non vennero mai trovate tracce dell’esplosivo o testimonianze esterne alla famiglia, né tanto meno attività dirette alla preparazione dell’evento criminale riconducibili ad Edoardo Milio. Con un processo indiziario tenuto insieme dall’esilissimo filo del movente, individuato nel pessimo rapporto genitori/figlio esistente tra le vittime dell’attentato dinamitardo e l’imputato, il Tribunale di Patti pronunciò ugualmente una sentenza di condanna alla pena di 13 anni di reclusione. Avverso questa sentenza di condanna, Milio propose l’appello, lamentando la violazione di legge ed il difetto di motivazione.

Nel giudizio di Appello, veniva subito accolta la richiesta di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale avanzata da Edoardo Milio, il quale, assistito dall’Avv. Daniele Letizia, aveva invocato una nuova perizia balistica in ordine alle caratteristiche esplosivistiche e potenzialità dell’ordigno utilizzato nell’attentato dinamitardo.

Il Presidente della Corte di Appello, ha, quindi, conferito l’ incarico al perito Paolo Egidi, Sostituto Direttore Tecnico Chimico addetto al Laboratorio Indagini sugli Esplosivi del Servizio di Polizia Scientifica di Roma (quello che ha seguito le indagini dell’attentato alla scuola “Morvillo Falcone” di Brindisi, dove l’autore dell’attentato Giovanni Vantaggiato provocò la morte di una studentessa ed il ferimento di altre nove persone).

Attraverso questa nuova perizia, l’Avv. Daniele Letizia è riuscito a dimostrare l’innocenza dell’imputato e ribaltare tutto l’impianto accusatorio, ottenendo una sentenza di totale assoluzione, dimostrando l’innocenza dell’imputato.

Edoardo Milio si era sempre difeso affermando di essere vittima di una “assurda e diabolica macchinazione” perpetrata nei suoi confronti per estrometterlo definitivamente dalla gestione del patrimonio di famiglia.

Non trattiene l’entusiasmo Edoardo Milio per questa sentenza di assoluzione, che definisce “una grossa liberazione, visto che nei miei confronti c’è stato un accanimento giudiziario che si è protratto per oltre sei anni. Mi sento finalmente riscattato da una vicenda che mi ha profondamente turbato e leso nella mia dignità personale, anche a causa dei duri attacchi sui giornali. Dopo tutta la gogna mediatica, questa sentenza è riuscita a fare giustizia, riportando a galla la verità e la mia assoluta innocenza”.

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