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S. Agata M.llo: rigettato dal Tar il ricorso per l’attribuzione dei seggi dopo le ultime elezioni comunali

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Il ricorso elettorale contro l’attribuzione dei seggi in consiglio comunale a Sant’Agata Militello è stato discusso in udienza pubblica dalla terza sezione del Tar di Catania.

Il tribunale ha emesso due sentenze: per quanto riguarda la richiesta di rinvio della trattazione presentata ieri da uno dei ricorrenti, la candidata del Partito Democratico Rita Fachile, è stata rigettata, poiché immotivata. E’ stato inoltre ritenuto inammissibile, poiché privo d’interesse nel giudizio, l’atto di intervento proposto, sempre ieri, dal capogruppo del Pd in consiglio comunale Massimo Nicola Marchese. Gli avvocati dei consiglieri di maggioranza che si erano costituiti in giudizio hanno riaffermato in sede di udienza la correttezza dell’applicazione della norma da parte della commissione elettorale che ha proclamati eletti i consiglieri, attribuendo la maggioranza di undici alla coalizione del candidato sindaco sconfitto Benedetto Caiola, sostenendo invece l’assoluta infondatezza dell’interpretazione proposta dai ricorrenti. Conclusa l’audizione delle parti, i giudici hanno deciso di respingere il ricorso presentato dal Pd di Sant’Agata Militello,  in merito alla mancata attribuzione del premio di maggioranza alle liste del Canditato a Sindaco Salvatore Sottile . La motivazione addotta è abbastanza chiara e facilmente comprensibile. Ve la proponiamo qui diseguito:

Da ciò consegue che, per il Comune di Sant’Agata di Militello, ricompreso nella fascia dei comuni intermedi, la tesi postulata dai ricorrenti, pur basata sul dato meramente testuale dell’art. 4, comma 6, seconda parte, della vigente L.r. 35/1997, non può essere condivisa.Quanto alle ulteriori considerazioni svolte nel ricorso, esse sembrano trascurare che il legislatore si trova, nella materia de qua, a dovere ricercare un punto di ponderato equilibrio tra le esigenze di governabilità, cui si ispira l’istituto del premio di maggioranza, e quelle di rispettare la rappresentanza democratica della volontà elettorale, cui si ispirano i correttivi e le condizioni poste al fine di accordare o meno il premio di maggioranza.Come fondatamente rilevato dalle parti resistenti all’esigenza di governabilità connessa all’attribuzione del premio di maggioranza alla lista collegata al Sindaco eletto, (ancorchè eventualmente minoritaria rispetto ad altra lista avversaria), il legislatore ha inteso porre un preciso temperamento ed un correttivo per evitare la formazione di una maggioranza consiliare in palese contraddizione con la volontà democraticamente espressa dal corpo elettorale; ed in tale prospettiva è stato coerentemente previsto che il premio non possa essere concesso quando il numero dei suffragi complessivamente espressi per la lista non collegata al sindaco eletto sia superiore alla metà più uno di tutti i voti validamente espressi.Sul piano sistematico, poi, va considerato il sistema c.d. del voto disgiunto, come ridisciplinato con la L.r. n. 6/2011. Esso implica che sia del tutto normale che in consiglio si determini una maggioranza contrapposta al sindaco eletto, e parimenti che vi sia una situazione di equilibrio tra consiglieri eletti nella lista o nelle liste collegate al sindaco e consiglieri eletti in altre liste; sicché la scelta del legislatore di escludere o di assicurare in taluni casi e non in altri la maggioranza in consiglio al sindaco risultato eletto, rientra in una libera scelta discrezionale che in definitiva può anche essere finalizzata a stimolare i candidati sindaci a collegarsi a liste che abbiano un effettivo consenso nell’elettorato, anziché confidare solamente o prevalentemente sul proprio prestigio personale.Circa, poi, la disciplina relativa ai comuni con oltre 15.000 abitanti la Sezione II di questo TAR con sentenza n. 2789/2012 (relativa al Comune di Paternò) ha già ritenuto (anche in conformità alle direttive impartite dal competente Assessorato regionale) che gli uffici elettorali, applicano il premio di maggioranza ex art. 4, comma 6, L.r. n. 35/1997, assegnando il 60% dei seggi al gruppo di liste collegato al candidato sindaco eletto (in quel caso dopo il ballottaggio) alla doppia condizione:- che nessun’altra lista o gruppo di liste non collegate abbia già superato il 50 per cento dei voti validi;- che (in caso di elezione al primo turno) le liste collegate al sindaco abbiano conseguito almeno il 40 per cento dei voti validi.Pertanto, rilevato che nel caso a mano le liste non collegate al candidato sindaco eletto, jhanno conseguito la maggioranza assoluta dei voti, l’operato dell’Ufficio centrale elettorale non merita alcuna censura.— 6. Manifestamente infondata si rivela l’eccezione di incostituzionalità dell’articolo 2bis (aggiunto dal c. 1 dell’art. 8 della L.r. 5 aprile 2011 n. 6) della L.r. n. 35/1997, sollevata in via subordinata nel secondo motivo di ricorso; e ciò in relazione anche alle precedenti considerazioni ed al prudente bilanciamento di contrapposti interessi (quali la governabilità e la effettiva rappresentatività del corpo elettorale) cui il legislatore è tenuto a fare fronte.Del resto la Corte Costituzionale, già con sentenza, 4 aprile 1996, n. 107 ha affermato in materia i seguenti principi (cfr. TAR Catania Sez. II, 2789/2012 cit.):- la governabilità dell’ente locale non può essere assunta come un valore assoluto, ma va apprezzata come valore specificamente tutelabile (giustificandosi la alterazione del criterio proporzionale) soltanto nel caso, di maggior allarme, della frammentazione dei consensi espressi;- il sindaco “forte” (perché eletto al primo turno), ma collegato ad una lista “debole” (nel senso che non raggiunge anch’essa la maggioranza dei consensi al primo turno), risulta in qualche modo penalizzato (come si è fatto cenno nel corso della discussione parlamentare) per un collegamento rifiutato da una parte del suo elettorato che, pur votando lui, non ha però votato anche la sua lista o addirittura ha votato per una lista contrapposta. In questa situazione il sindaco dovrà cercare una maggioranza in consiglio perché l’elettorato, utilizzando la possibilità di voto disgiunto, non gliel’ha assicurata. Ed il legislatore ha ritenuto di non alterare tale situazione che riflette il possibile (e legittimo) scostamento tra il livello dei consensi confluiti sul candidato sindaco e quelli raccolti dalla lista (o dalle liste) ad esso collegata;- non sono comparabili, al fine dell’attribuzione del premio di maggioranza, la situazione dell’elezione del Sindaco al primo turno (in cui c’è il voto anche per una lista; c’è la possibilità del voto disgiunto e c’è la competizione di più liste e più candidati) e la situazione dell’elezione del Sindaco al turno di ballottaggio (in cui il voto è unico; non si votano le liste collegate e sono parimenti possibili nuovi collegamenti; i candidati sono solo due).— 8. In conclusione il ricorso deve essere respinto siccome privo di giuridico fondamento.Le spese possono andare compensate tra le parti in relazione alla complessità e novità del quadro normativo sotteso alla controversia esaminata.P.Q.M.Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.Spese compensate.Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.Manda alla Segreteria di effettuare immediatamente, anche a mezzo fax, tutte le comunicazioni di rito.Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 23 ottobre 2013 con l’intervento dei magistrati:Calogero Ferlisi, Presidente, EstensoreGabriella Guzzardi,

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