dia_villa_2--400x300

Tortorici: confiscati 400mila euro a Orlando Galati Giordano

dia_villa_2--400x300
La Direzione Investigativa Antimafia di Messina ha sottoposto a confisca beni per 400.000 euro riconducibili a Orlando Galati Giordano, ritenuto esponente di spicco del clan dei ”tortoriciani”, operante nella fascia tirrenica-nebroidea della provincia di Messina. Lo riferisce una nota della Direzione Investigativa Antimafia. Il provvedimento giudiziario, chiarisce la nota, emesso il 25 settembre dalla Corte di Assise di Appello del Tribunale di Reggio Calabria, che ha riguardato beni immobili e aziendali intestati a Galati e al figlio Eros Gennarino, fa seguito ad un precedente sequestro eseguito dagli investigatori della Dia nello scorso mese di luglio.

L’attuale confisca trae spunto da un’attività d’indagine delegata alla Sezione Operativa di Messina dalla Procura Generale di Reggio Calabria al fine di accertare la situazione patrimoniale dell’uomo (ad oggi recluso) al 9 marzo del 2010, data in cui era divenuta definitiva la sentenza di condanna a venti anni di reclusione emessa dalla Corte di Assise di Appello di Messina per i reati di associazione mafiosa, omicidi ed estorsioni consumati dal medesimo nella provincia peloritana tra il 1986 e il 1993.

Le investigazioni patrimoniali della Dia hanno consentito di fare emergere evidenti profili sperequativi tra i beni posseduti e i redditi dichiarati ai fini delle imposte sul reddito di Galati Giordano, “elemento carismatico – spiega la nota della Dia – nell’ambito del gruppo mafioso dei ‘tortoriciani’ tanto da divenirne, verso la fine degli anni ’80, capo indiscusso dell’omonima frangia che si contrapponeva a quella dei Scavo Bontempo”.

Galati, già gravato da diversi precedenti penali per reati contro il patrimonio, sequestro di persona ed altro, il 30 maggio 1987 e’ stato tratto in arresto per associazione a delinquere di tipo mafioso e favoreggiamento nei confronti dei responsabili dell’omicidio di Nicolò Bevacqua, avvenuto in Milazzo il 7 maggio 1987. Imputato nel procedimento penale denominato ”Mare Nostrum”, che ha riguardato i clan operanti nella fascia tirrenica della provincia di Messina sino ai primi anni ’90, il e’ stato collaboratore di giustizia dal 1992 al 27 maggio 1997.

Nel 19997, arrestato in Ghezzano di Pisa (Pi) da personale della Squadra Mobile di Pisa per detenzione ai fini di spaccio di circa 250 gr. di sostanza stupefacente, rinvenuta presso l’abitazione in uso allo stesso durante una perquisizione domiciliare. Nel 1998, nell’ambito del processo ”Mare Nostrum” e’ stato rinviato a giudizio per associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, rapina, sequestro di persona, estorsione, detenzione illegale di armi, violazione della legge sugli stupefacenti, furto, ricettazione ed altro.

Successivamente deferito dal Commissariato della Polizia di Stato di Capo d’Orlando unitamente alla moglie ed altri soggetti, per riciclaggio (concretizzatasi nell’acquisto di un immobile sito in Capo d’Orlando con fondi di provenienza illecita). Il 13 novembre 2007 la Corte di Assise di Appello di Messina lo ha condannato a 20 anni di reclusione per associazione a delinquere di tipo mafioso, omicidi ed estorsioni, consumati nella provincia di Messina tra il 1986 e il 1993. Tale condanna e’ divenuta definitiva il 9.3.2010

 

Fonte ADNKronos

Print Friendly

clean-service


mt-infissi


uniscuole

Close