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PIETRO VALENTI, UN ALTRO RICORDO


Ho letto, condividendolo totalmente, con immenso piacere il vostro pensiero sul Prof. Pietro Valenti. Anche io, ormai circa 55 anni fa, ho avuto la fortuna di essere stato, in quel di Patti, suo alunno e, ancora oggi, serbo un bel ricordo della sua piacevolissima persona e del pregevole insegnamento, soprattutto di vita, impartitomi. La sua burbera espressione celava, sotto sotto, una grande umanità ed un grande senso di comprensione che ce lo faceva voler bene a prescindere. Io non amavo molto la sua materia che, però, mi sforzavo di studiare al meglio per il grande rispetto che portavo alla sua autorevolezza che non fu mai autoriataria nei confronti dei suoi alunni che, e qui mi permetto di dissentire dalle ottime
argomentazioni di Andrea Lipari, non discriminò mai tra indigeni e trapiantati. Mi è piaciuto l’aver rievocato il suo “scecchi” che egli usava sempre al plurale anche quando si rivolgeva ad un singolo alunno. Ed in quello “scecchi” c’era tutto il suo essere con cui si proponeva simpaticamente burbero ma essenzialmente buono e comprensivo. Ricordo che ogni sua lezione terminava, sempre, con un sorriso che noi studenti aspettavamo sempre di rivedere la lezione successiva.
Grazie ad Andrea per avercelo ricordato.
Con simpatia.
Placido Olivieri

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