NORMATIVE RIFIUTI, OPPOSIZIONE UNITA


Dopo la presa di posizione, con una lettera aperta, dei consiglieri di minoranza eletti nelle liste che appoggiavano il candidato sindaco Salvatore Librizzi alle ultime amministrative, alla proposta di deliberazione dei consiglieri, Reale, Amadore e Magistro, arriva oggi la mozione presentata dai consiglieri Abate, Trifilò e Triscari sulle recenti normative riguardanti lo smaltimento mediante “bruciatura” di residui vegetali prodotti. Il PDL chiede infatti al primo cittadino di “porre in essere,
quanto necessario e indispensabile per il perseguimento delle finalità sul delicato tema, facendosi altresì promotore di un urgente ed opportuno incontro con il Governatore della Regione Siciliana, On. Raffaele Lombardo, e con il Ministro dell’Ambiente, On. Stefania Prestigiacomo, per velocizzare la modifica del D.lgs. 205/2010, stante la unanime condivisione della problematica e della necessità di porre urgente rimedio. Di seguito la mozione integrale del PDL:

Comunicazioni, in merito al punto 3) dell’ o.d.g. del prossimo c.c., giusta proposta di deliberazione dei consiglieri Reale, Amadore e Magistro, per la modifica del d.lgs. 205/2010 e per l’integrazione della proposta de qua, al fine di consentire alle piccole e medie aziende ad indirizzo selvicolturale, ai piccoli comuni limitatamente alle necessità connesse con la cura del verde urbano e alle realtà rurali caratterizzate dalla piccola e media proprietà gestita in amministrazione diretta e con tecniche tradizionali, di smaltire mediante “bruciatura” i residui vegetali prodotti, che rappresenta, tra l’altro, una pratica indispensabile per combattere il “malsecco” dei limoneti.

I sottoscritti Consiglieri Comunali

PREMESSO

CHE il D.Lgs. 3 dicembre 2010 n° 205 “Disposizioni di attuazione della direttive 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive”, all’art. 13 “Modifiche all’articolo 185 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n° 152 (Esclusione dell’ambito di applicazione)”, comma 1 “Non rientrano nel campo di applicazione della parte quarta del presente decreto”, lettera “f”, testualmente recita “le materie fecali, se non contemplate dal comma 2, lettera b), paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana”;
CHE tale norma esclude i residui vegetali dal concetto di rifiuto, qualora vengano riutilizzati nei futuri cicli produttivi dell’agricoltura e della selvicoltura o per produrre energia dalle biomasse (residui della potatura, residui della sfalciatura, ramaglie, ecc.) e considera gli stessi quali rifiuti, qualora vengano smaltiti mediante la bruciatura in pieno campo, pratica, questa, molto diffusa nelle nostre campagne e più in generale nel territorio rurale e suburbano;
CHE la volontà del legislatore, certamente, non ha considerato adeguatamente la consuetudine storica delle nostre aree rurali, dove l’agricoltore da sempre ha bruciato i modesti residui vegetali del proprio podere, contenendo tale antica consuetudine ad effetti estremamente moderati in termini di entità e di qualità di emissioni nell’aria, mentre si è dell’avviso che la norma sia, opportunamente, indirizzata alle grandi aziende agricole con cicli produttivi seriali di tipo industriale, dove vengono prodotti massicce quantità di rifiuti e non solo residui vegetali, ma anche rifiuti plastici, i cui cumuli vengono dati alle fiamme con notevole impatto sull’ambiente e sulla salute umana;
CHE la norma in esame (D.Lgs. n° 152/2006 e s.m.i. “T.U. ambientale”) classifica i residui vegetali dell’agricoltura e gli scarti delle industrie agro/alimentari quali rifiuti speciali e non prevede che gli stessi si possano bruciare, indipendentemente dalla dimensione, qualità e quantità;
CHE la stessa norma prevede che non rientrino nel campo di applicazione delle norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati: le carogne, le materie fecali ed altre sostanze naturali e non pericolose riutilizzate  dell’attività agricola, non prevedendo neanche il disfacimento degli stessi mediante l’incenerimento;
CHE il Testo Unico in esame considera gli scarti dell’agricoltura quali sottoprodotti qualora il produttore non intenda disfarsene e vengano riutilizzati nelle attività agricole, anche fuori dal luogo di produzione, oppure utilizzati in impianti per la produzione di energia dalle biomasse a carattere aziendale o interaziendale, i cui processi di trasformazione non danneggiano l’ambiente, né mettono in pericolo la salute umana;
CHE la natura giuridica assunta da tali residui agricoli, qualora non trovino utilizzo così come sopra descritto, li fa rientrare, oggettivamente, nella categoria dei rifiuti speciali e come tali assoggettati alla disciplina per il corretto smaltimento dei rifiuti stessi;
CHE ogni altra forma di smaltimento (es. bruciatura) risulta pertanto illegale sotto il profilo penale (art. 674 C.P.), in quanto configura il reato di pericolo collettivo anche se, di norma, non fa registrare un danno diretto soggettivo;
CHE, nel merito, appare opportuno osservare che con l’interpretazione che si è voluta dare alla legge sopra richiamata, non vengono distinte le diverse realtà rurali italiane (tecnologicamente avanzati;, tradizionali; di salvaguardia del territorio; ecc.) generalizzando l’applicazione della norma;
CHE, invece, si è del parere che nei territori caratterizzati da pratiche agricole tradizionali ed ove semplicemente si eseguono lavori per la salvaguardia del territorio dagli incendi boschivi o di vegetazione, il bruciare un cumulo di ramaglie o di altri residui vegetali similari è il gesto più normale che può compiere l’agricoltore e che può accadere di osservare quotidianamente nella nostre campagne;
CHE tale azione, per le sue ridotte e puntuali caratteristiche dimensionali, non debba e non possa essere considerata motivo né di violazione di norme statali o regionali, né di pericolo o danno verso terzi, né di inquinamento per l’ambiente;
CHE, inoltre, l’eliminazione con il fuoco dei residui vegetali rappresenta anche una forma di utilizzazione degli stessi nell’ambito dell’attività produttiva in agricoltura o nella selvicoltura, in quanto anche le ceneri prodotte contribuiscono a fertilizzare il terreno (vedi il debbio che risale al periodio dei romani) e pertanto tale materiale vegetale residuo è da considerare quale materia prima reimpiegata nella stessa attività agricola per arricchire la fertilità del suolo senza pregiudizio
alcuno per l’ambiente;
CHE, notoriamente, nei limoneti affetti da “malsecco”, la bruciatura dei rami e/o delle radici è una pratica indispensabile per combattere la diffusione di tale malattia che spesso comporta la morte delle piante;
CONSIDERATO
CHE in data 17/09/2011, presso il Castello Gallego di S. Agata di Militello si è svolto un interessante incontro sulle “ problematiche  relative alla bruciatura del materiale di risulta prodotto in agricoltura”, promosso dall’Associazione Culturale
“Nebrodi”, in collaborazione con le OO.PP.AA., la  CIA, la  Coldiretti , l’Unione Agricoltori della Provincia di Messina, l’O.P. dei Corilicoltori dei Nebrodi, l’ Ispettorato Dipartimentale delle Foreste, l’Ispettorato Provinciale Agricoltura, l’Azienda
Demaniale Provinciale e l’Ordine degli Agronomi e Forestali della Provincia di Messina;
CHE,  dopo un ampio ed approfondito dibattito, caratterizzato tra l’altro dalla partecipazione di numerosi agricoltori in rappresentanza delle varie realtà agricole dei nebrodi, che  con  puntuali ed esaustive testimonianze hanno
rappresentato la drammaticità della situazione, si è evidenziato che:
1) un bilancio delle modeste emissioni in atmosfera di Co2 prodotte nella combustione dei modesti quantitativi di materiali vegetali risultanti dallo svolgimento delle piccole attività agricole e quelle, certamente molto più significative, prodotte dai mezzi meccanici alimentati da combustibili di origine fossile che si rende necessario utilizzare per percorrere le svariate decine di chilometri al fine di assicurare il loro conferimento presso i più vicini centri di raccolta o smaltimento (peraltro ancora nemmeno esistenti), rende certamente evidente l’assenza di ogni convenienza del mantenimento del divieto di smaltimento tramite bruciatura di quei modesti quantitativi di residui vegetali, ai fini del raggiungimento degli obiettivi fissati con il Protocollo di Kyoto e che gli incrementi dei costi connessi ricadrebbero sui piccoli agricoltori medesimi aggravando il già precario stato del settore;
2) i cicli produttivi seriali di tipo industriale delle grandi aziende agricole  producono rifiuti costituiti da residui vegetali, materie plastiche, materiali nocivi (es. confezioni di antiparassitari), ecc., il cui disfacimento degli stessi mediante la bruciatura, per gli aspetti dimensionali e qualitativi connessi, certamente configurano l’illecito smaltimento di rifiuti speciali, anche nocivi e pericolosi, con grave pregiudizio per l’ambiente e la salute pubblica;
3) bruciare qualche cumulo di erbe sfalciate, ramaglie, ecc., rappresenta una  pratica atavica osservata dai piccoli agricoltori che per la  modesta portata sotto il profilo dimensionale è da  assoggettare, opportunatamente, ad apposita deroga a livello normativo, anche a garanzia dell’imperturbabilità sociale delle nostre comunità rurali;
4) tali considerazioni, per gli analoghi aspetti dimensionali e di bilancio di emissioni, siano trasferibili anche ai piccoli Comuni per le necessità connesse con la cura delle modeste superfici di verde urbano presente;
CHE l’assemblea dei presenti, per quanto sopra esplicitato, confortati dal contributo tecnico-politico fornito dai rappresentanti delle istituzioni pubbliche e private, Arch. Giuseppe Aveni, (Dirigente Provinciale Azienda Demaniale Messina), Dott. Carmelo, Di Vincenzo (Dirigente Provinciale Ispettorato Dipartimentale delle Foreste), Dott. Felice Genovese, (Presidente dell’Ordine degli Agronomi e Forestali della Provincia di Messina), Prof. Matteo Florena, (Presidente dell’Associazione Culturale dei Nebrodi), Dott. Giuseppe Mastrandrea, (Sindaco del Comune di S. Stefano di Camastra e Presidente dell’Unione dei Comuni dei Nebrodi), Dott. Alessandro Lazzara, (Sindaco del Comune di Longi e Partner dei Comuni della Città della Montagna), Avv. Angelo Tudisca, (Sindaco del Comune di Tusa e Componente del Consorzio Valle Halesa), Ing. Francesco Natoli, (Presidente dell’Unione Agricoltori di Messina), Dott. Salvatore Calcò, (Funzionario della Coldiretti Nebrodi), On. Francesco Calanna, (Componente della Confederazione Italiana Agricoltori), ha deliberato alla unanimità, di proporre:
– al legislatore nazionale, di farsi carico di “integrare opportunamente la norma sopra richiamata, per consentire alle realtà rurali caratterizzate dalla piccola e media proprietà gestita in amministrazione diretta e con tecniche tradizionali,
di smaltire mediante bruciatura i residui vegetali prodotti. Parimenti la previsione va estesa anche alle piccole e medie aziende ad indirizzo selvicoltura  ed ai piccoli Comuni limitatamente alle necessità connesse con la cura del verde pubblico;
agli Enti Locali, del territorio nebroideo, di porre in essere formali atti deliberativi, da parte dei competenti organi istituzionali, per sollecitare il Governo Regionale e Nazionale a modificare il D.lgs. 205/2010 per le finalità di cui all’oggetto;

RITENUTO

CHE anche il Comune di Capo d’Orlando presenta le stesse criticità degli altri comuni del comprensorio dei nebrodi e che in assenza di un immediato recepimento dei punti 3 e 4, sopra illustrati, si determinerebbe l’abbandono delle nostre campagne, a causa degli insostenibili costi che il piccolo e medio agricoltore dovrà sopportare e con la logica conseguenza che vaste porzioni di territorio resterebbero, una volta privi dell’azione di presidio umana, in preda agli incendi e ai dissesti idrogeologici, con concreti rischi per la pubblica e privata incolumità e con incalcolabili costi sociali che graverebbero principalmente sulla future generazioni;
CHE, i consiglieri comunali, Gemmellaro, Sanfilippo, Trusso e Micale, hanno diffuso una “lettera aperta”: petizione popolare contro la Direttiva n° 2008/98/CE – no al divieto di bruciare i residui vegetali nei campi;
CHE, i consiglieri comunali, Reale, Amadore e Magistro, hanno presentato una proposta di deliberazione, sulle problematiche de quibus, che sarà discussa nel prossimo consiglio comunale;

TUTTO CIO’ PREMESSO, CONSIDERATO E RITENUTO IMPEGNANO

Il Presidente ed il c.c. ad integrare la proposta di deliberazione, dei consiglieri, Reale, Amadore e Magistro, con quanto già evidenziato dai colleghi, Gemmellaro, Sanfilippo, Trusso e Micale, con la “lettera aperta”, con i contributi tecnico
– politici, forniti dai rappresentanti degli Enti Pubblici e Privati, presenti al Castello Gallego di Sant’Agata di Militello, per la riunione del 17 Settembre 2011 promossa dall’associazione Culturale Nebrodi e con quanto evidenziato dagli scriventi;
Il Sindaco del Comune di Capo d’Orlando, a porre in essere, quanto necessario e indispensabile per il perseguimento delle finalità di cui all’oggetto, facendosi altresì promotore di un urgente ed opportuno incontro con il Governatore della Regione Siciliana, On. Raffaele Lombardo, e con il Ministro dell’Ambiente, On. Stefania Prestigiacomo, per velocizzare la modifica del D.lgs. 205/2010, stante la unanime condivisione della problematica e della necessità di porre urgente rimedio.

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