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C. d’Orlando: “Laboratorio” di idee al convegno su Rosso di San Secondo.

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“La Sicilia con gli occhi della mente”, un Rosso di San Secondo inedito raccontato venerdì scorso in occasione del Convegno Nazionale di Studi sul drammaturgo tenutosi al Cineteatro Comunale Rosso di San Secondo.
Il convegno si pone a chiusura dei festeggiamenti di 30 anni di attività del gruppo teatrale “Il Laboratorio” che, ricorda il Presidente Pippo Galipò, quest’anno ha visto tra le attività promosse cinque spettacoli messi in scena, la presentazione del libro “Il mestiere dell’attore” di Ninni Bruschetta, l’inaugurazione della mostra fotografica di Letizia Battaglia su Michele Perriera, la presentazione del libro “La kippà di Esculapio” di Giuseppe Sicari. In forte collaborazione per la realizzazione del convegno il professore Aurelio Rigoli, Presidente della Fondazione “Centro Internazionale di Etnostoria”, ha auspicato così come per Rosso di San Secondo anche per tanti altri letterati, considerati per convenzione scolastica autori minori, un’ottica diversa di analisi: scoprire e capire un artista non rispetto a… o in relazione a…, ma nella sua specificità tenendo presente il fatto che ogni autore ha le sue matrici, il suo sostrato culturale nel quale si forma.
Il professor Natale Tedesco ha parlato del drammaturgo di Caltanissetta teso tra neoclassicismo tardivo e avanguardia neorealista. Rosso è profondamente segnato dai luoghi dove va a vivere Sicilia, Roma, Olanda; il suo è un continuum invettivo generato dalla pressione degli eventi (infatti si sgancia dal naturalismo), rifiuta la gradualità dei fatti e predilige la metrica dell’espressionismo. A stretto contatto con Pirandello, dal quale prende le distanze nella concezione di vita e nelle opere, Rosso apprende le varie temperie culturali in Europa definendo quest’ultima in continuo movimento. Affronta nei primi anni ’30 il ritorno al neoclassicismo parodico, rovesciato con una rilettura del mondo classico con l’opera “Il ratto di Proserpina” in cui la figura femminile nella discesa agli inferi si ritrova nella città centro del neocapitalismo americano.
Gramsci e il rapporto con il teatro di Rosso San Secondo è l’intervento della relatrice professoressa Annamaria Amitrano la quale ha letteralmente appassionato i presenti in sala sulla critica spietata di Gramsci all’opera teatrale, peraltro molto acclamata, “Marionette che passione”. Punto fermo il teatro come mezzo di comunicazione di massa ai tempi in cui non esistevano né radio né tv (siamo nel 1918), a Gramsci non piace la deformazione da categoria antropologica che si oppone come dicotomia Nord e Sud visti comunque da Rosso non come luogo ma come ciò che rappresenta: Nord-razionalità Sud-corporalità, sonorità, impossibilità del dominio sulla coscienza. Gramsci non concepisce l’astensione sociale dei suoi personaggi, contrario alla sua visione che vuole il teatro delle idee delle masse popolari che si trasformino in consapevolezza e ribellione. Gramsci infatti non comprende come può l’angoscia di tre personaggi (Marionette che passione) non far riuscire ad inviare un telegramma alla posta per il loro dolore interiore che si portano con sé. Riflessioni che lo porteranno, durante gli anni in carcere, a ricredersi vedendo un teatro che muta e si adatta alle nuove problematiche sociali.
Il professore Salvatore di Fazio ci presenta un’altra anima di Rosso: quella espressionista, dove vengono alla luce i sentimenti più che le azioni che risultano statiche. Emarginazione, ribellione, angoscia e morte, il linguaggio e sconnesso, contratto, nervoso; i personaggi vengo privati della loro identità (una bambina, una donna, l’uomo a lutto, l’uomo vestito di nero). Un legame fortissimo tra Pirandello e Rosso definito da Pirandello stesso: “egli è pieno di me ma ha un temperamento tutto suo”.

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Durante la seconda sessione pomeridiana il professore Dante Cerilli ha trattato la poetica di Rosso facendo emergere il lirismo del drammaturgo che parla di sessualità ed erotismo malato, ma che parla anche di fede, di aspirazione ad un ricongiungimento celeste che è, e non solo, la Sicilia. Quello che resta è la solitudine, l’incomunicabilità dell’uomo, la passione umana struggente di fronte al corso, proprio, della vita.
Ma come mai le opere di Rosso di San Secondo non hanno successo? Questo è l’interrogativo che si è posto l’ultimo relatore della giornata il professor Giuseppe Sicari illustrando, con la partecipazione attiva del pubblico, la storia della televisione. Partendo dalla Rai e la sua funzione educativa nella messa in onda di opere liriche, teatrali, corsi di lingua straniera si giunse presto per insufficienza di fondi, sostentati solo con il canone, ad un compromesso con la logica delle agenzie pubblicitarie: si inventò “Carosello”. Col il rapido scorrere degli anni la tv commerciale e lo strapotere dell’Auditel andarono a scapito della cultura e della qualità e l’audience ha spostato questi appuntamenti culturali in fasce orarie improponibili. Sicari ha inoltre auspicato maggiore sensibilizzazione nelle scuole superiori e nelle Università che spesso non conosco i nostri grandi autori.
L’assenza del sindaco e di tutte le cariche amministrative invitate e la mancanza di un corposo pubblico di auditori non ha reso l’importante convegno con ricco rinfresco di cibi tipici della zona per pranzo meno interessante.
Un laboratorio ricco di idee che ha proposto nuovi incontri per approfondire alcune tematiche ed autori e una maggiore sensibilizzazione verso la cultura che, di certo, può fare solo bene.

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