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La tua opinione: eppure il vento soffia ancora… “Il laboratorio” e le sue trenta candeline!

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Il cielo non promette nulla di buono, nubi minacciose lasciano prevedere pesanti scrosci di acqua fresca, mentre continui bagliori si susseguono confondendosi con la luce dei numerosi flash.

Dalla terrazza di Miramare il panorama è spettacolare, quassù il tempo sembra essersi fermato; di certo gli anni e le stratificazioni hanno cambiato molte cose, ma in modo sorprendente hanno lasciato intatte tracce di vita vissuta. In questa terrazza un tempo si ballava, e mi sembra ancora popolata da anime belle, anime che con fiducia coltivavano aspettative di vita felice, giurandosi eterno amore. Luci e ombre mi sembrano strettamente appianate. Tra i bagliori  intravedo ritmici passi di danza, ampie e coloratissime  gonne avvitate ondeggiano e lasciano intravedere l’armonia di corpi fluttuanti. Un coro di voci allegre dona colore alla vita.

Ancora una volta  sfoglio pagine di libro, mentre inquietanti saette segnano nel cielo strani disegni luminosi. Luci e ombre mi ricordano un intreccio d’amore e di assenza … Solo l’inizio dei lavori mi consente di non raggiungere il punto più inaccessibile del cuore  in cui più forte, si annida il mio dolore.

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Martedì 20 Agosto, il gruppo teatrale “Il Laboratorio” persiste nelle sue efficaci attività di divulgazione culturale ed offre ai suoi spettatori ancora una nuova imperdibile opportunità. L’occasione è l’incontro con G. Sicari classe 1934, eclettico intellettuale, per il quale appare superfluo ed anche inadeguato qualsiasi tentativo di presentazione.

Togliendo ogni alone di ufficialità, dopo la breve introduzione di Pippo Galipò, interviene il Dott. P. Fagone che, come sempre,  in modo chiaro ed efficace spiega il contenuto del romanzo storico,  senza trascurare qualche sagace battuta.  G. Sicari non ha bisogno di argomentare sul contenuto del suo libro dal titolo: “La Kippà di Esculapio”, sembra invece molto più interessato, a spiegare l’importanza della rigorosa  metodologia di ricerca che contraddistingue la sua opera. Le fonti certe, basate su elementi verificati e verificabili, costituiscono il presupposto per qualsiasi approccio letterario e non solo, che possa ritenersi attendibile.

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Tutto ciò naturalmente, impone lunghe ed elaborate fasi di ricerca, grande fatica, una buona dose di intuito e grande spirito di sacrificio. L’amore per la conoscenza, giustifica qualsiasi avido cercare. L’intento dell’autore è dettato dall’esigenza di avvicinare il lettore allo studio di qualità, rimarcando la necessità  di un  bisogno corrosivo di sapere. Mi viene in mente  la citazione del dott. P. Fagone e penso siano   veramente   da “INVIDIARE” tutti coloro i quali si mantengono serenamente e beatamente   lontani da questo concetto, per paura di un pericoloso “contagio”.

Durante la serata, il Presidente dell’Associazione, Pippo Galipò annuncia con evidente soddisfazione che fra poco uscirà l’ultima fatica di G. Sicari e stavolta l’attenzione sarà interamente rivolta a Capo d’Orlando, tutti quanti restiamo in attesa di nuove verità. L’arguto intellettuale a quanto pare, regalerà pagine spruzzate di sapiente ironia e a questo punto, non posso fare a meno di ricordare, che durante una intervista rilasciata alla giornalista Serena Intelisano a proposito della storia di Sicilia e più in generale d’Italia, Sicari riportando  una  graffiante citazione  dice che:  “Le invasioni straniere e le secolari lotte fra le varie Signorie hanno prodotto in Italia il RINASCIMENTO; cinquecento anni di pace e di isolamento in Svizzera, invece, hanno fatto nascere l’orologio a cucù”.

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Vittorio Sindoni,  noto e stimato regista orlandino, non ha bisogno di particolari presentazioni, nel suo intervento spiega quanto sia difficile e complicato  rappresentare la realtà, ricorda il suo incontro con G. Sicari e con leggera  semplicità  lascia trapelare un sentimento di profonda amicizia. Galipò gli consegna una targa: è un omaggio alle sue belle storie che esaltano la poesia e il sentimento.

Lucio Falcone,  dirigente  della casa editrice Pungitopo, interviene menzionando  tra l’altro, le figure di Basilio Reale e Tano Cuva e a proposito di quest’ultimo, non trascura di ricordare l’infaticabile azione di “SENSIBILIZZAZIONE CIVICA”. E’ inevitabile il riferimento allo spinoso tema dell’abusivismo edilizio e quindi  alla pubblicazione del volume: “SIAMO UN PAESE DI FUORILEGGE”. Spontanea e immediata risuona qualche amara risata.

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La serata si conclude con il brillante intervento del prof. A. Mazzone. Abbigliamento informale, Jeans e camicia a quadretti, sottolineano la supremazia  della “SOSTANZA”, la figura  di A. Mazzone è nota ed anche apprezzata da tutti. In pochi minuti il MEDICO cattura  la completa attenzione del pubblico, regalando un interessante itinerario relativo all’intreccio tra arte e medicina, avvolti dentro una sottile ma consistente pellicola di UMANITA’.

Ho conosciuto A. Mazzone a Legnano e  quando ho varcato  la soglia dell’Ospedale Lombardo mi sono trovata dentro una sorprendente realtà. Guardando il contesto, la struttura, le attrezzature, gli arredi, i quadri, le stampe, i fiori … e la lunga fila di carrozzelle a disposizione dei malati mi sono sentita “piccola figlia di un Dio minore”; in realtà questa sensazione l’avevo già provata, molti anni or sono anche a Parigi. Una simile accoglienza riesce ad abbattere le barriere mentali e anche se la paura risulta inevitabile, il “LUOGO” ha la forza di trasmettere un messaggio di serena fiducia e sincera speranza.

Nonostante fulmini e saette, A. Mazzone proietta spedito  una sequenza di diapositive, che con lucida saggezza,  mettono in relazione ARTE E MALATTIA, lasciando ampiamente trapelare  una professione medica concepita come scrupolosa missione. Una prospettiva decisamente insolita: occhi di medico interessati a scrutare e a svelare intenzioni di artista.

La solitudine, il disagio, la depressione, le malformazioni, l’isolamento,  la follia … scrutate nelle opere di V. Van Gogh, M. Chagall, Munch, E. Degas. Lo specialista punta a spiegare quanto  sia importante accogliere  il malato, stabilendo un rapporto di piena e completa EMPATIA. Non è solo il corpo che ha esigenza di salvezza, spesso è l’anima che chiede aiuto per non smarrirsi. Il coinvolgimento tra medico e paziente è il punto di partenza perchè la cura possa produrre i suoi benefici effetti..

Una strana  forma di malattia ampiamente sottovalutata è “L’indifferenza” analizzata in alcune  opere di Bruegel. Vedo scorrere piccoli uomini ostentatamente sicuri della loro forza e potenza, mi appaiono i più ridicoli;  la medicina migliora la vita ma non regala l’immortalità , la morte continua a pescare tutti con INDIFFERENZA, il vero dramma è rappresentato dalla insensibilità umana.

Mazzone illustra i disegni di P. Richer, anatomista, fisiologo e scultore, grande sostenitore della fotografia e delle sue infinite possibilità di aiuto. Mi colpisce lo specialista quando fa riferimento allo splendido libro di Tiziano Terzani: “Un altro giro di giostra” un affascinante viaggio alla ricerca della “CURA”, che diventa un ritorno alle radici e una vera e propria esplorazione alla ricerca della propria identità. Il buio e la luce, il falso e il vero, aspetti della stessa medaglia diversi ma difficilmente separabili. “Più che la libertà di scegliere conta la  libertà di essere. Mazzone cita anche “la lunga notte del dottor Galvan”, un pungente affresco raccontato con feroce ironia. Chissà se il Laboratorio decida in futuro di mettere in scena questa graffiante opera. In una delle splendide foto che l’artista Letizia Battaglia ha dedicato al grande Michele Perriera si legge: “Il teatro nacque non per guardare in alto ma per guardare in fondo, per disseppellire le maschere della verità coperte dalla storia. Non nacque per celebrare il PRINCIPE e il suo trono…

Ancora una volta “Il Laboratorio” ha saputo regalare momenti destinati a lasciare tracce per vivere e respirare meglio e soprattutto per non consentire “l’anestesia dell’anima”. Un grazie sincero a Pippo Galipò, storico fondatore del “GRUPPO” e a tutti coloro che con dedizione e sacrificio continuano l’attività nel convicimento che il TEATRO sia soffio vitale per l’intera umanità.

Nel congedarsi dai suoi ospiti,  A. Mazzone mi commuove perchè afferma che tra non molto partirà, ma come sempre, porterà nel cuore i tramonti di Capo d’Orlando. Fresche e pesanti lacrime cominciano a  cadere dal cielo, il pianto liberatorio fa sparpagliare velocemente gli spettatori, si corre subito a salvaguardare le attrezzature; sul tavolo restano i cartoncini con i nomi dei presenti e degli … assenti, sorrido e penso a certi biglietti  della fortuna recanti la scritta: “RITENTA LA PROSSIMA VOLTA  SARAI PIU’ FORTUNATO”.

In un attimo, sembra già sia  finita l’estate. Fra poco dovrò nuovamente preparare verdi valigie … mi tornano in mente le parole di S. A. Hornby e così sono certa che in un angolo, tra la biancheria, avrò cura di sistemare rametti di  fresco alloro. Nelle fredde serate invernali, basterà immergere nell’acqua calda una scorzetta di limone e le fresche foglie, il vapore saprà immediatamente espandere nell’aria l’oleoso aroma denso  e profumato di Sicilia.

Maria Grazia Librizzi

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