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Patti: un successo il concerto di Mannarino a Tindari

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E venne (finalmente) la notte del Lupo MANNARINO . In una nottata di luna piena  nello scenario incantato del Teatro Greco di Tindari, Alessandro Mannarino da sfogo alla sua genialità ed estro regalando emozioni a iosa durante 150 minuti di poesia arrangiata in musica.

Tindari è l’ultima data di un tour a dir poco trionfale ,che consacra definitivamente il cantautore romano tra i big della musica italiana. Su di lui si sprecano iperboli grammaticali , definendolo ora “un mix tra musica popolare e intelligentemente irriverente alla De Andrè e le zingarate di Caposella…” oppure “Stornellatore moderno e cantautore metropolitano , compone musiche di confine, eclettiche e contaminate, ispirate ai suoni ed ai volti di una via Casilina globalizzata dove Gabriella Ferri passeggia con Manu Chao e Domenico Modugno”, elogi e paragoni che non possono non far piacere , ma la sensazione e che siano parole buone solo a “ghettizzare” un talento allo stato puro in piena fase evolutiva. Mannarino è Mannarino , irrequieto , imprevedibile,sensibile ma allo stesso tempo disincantato.

Lo capisci dalle prime note di un concerto “anomalo”, senza effetti speciali, che poggia le sue solide basi sulle performance di Mannarino, Alessandro Chimienti, Tony Canto e Fausto Mesolella, autentici virtuosi della chitarra. Mannarino non è solo un cantautore , ma un’animale da palcoscenico che con la sua irriverente naturalezza , invita il pubblico ad essere, esso stesso, spettacolo. E l’arena diventa ora muto spettatore di canzoni denuncia come “Il Carcerato” in cui con insolente ironia mette il dito nella piaga della condizione carceraria ai giorni nostri in Italia , o in “Soldi” dove l’artista svela il suo punto di vista sulla crisi italiana “che non è economica ma culturale”.

Oppure una bolgia rumorosa e gioiosa che accompagna l’artista in brani come “Svegliatevi italiani” o l’evergreen “il Bar della Rabbia” . Alessandro Mannarino guida il suo pubblico da brano in brano raccontando aneddoti di vita (… devo il mio successo ad un’ amore finito che ispirò la canzone “L’Amore Nero”) il finale è un omaggio agli artisti che hanno condiviso con lui questo Tour , con Tony Canto ( bravissimo cantautore messinese) rivisita “Scetate Vajò” dandogli ritmi “polinesiani” (Mannarino dixit), mentre con Fausto Mesolella da vita ad un “fatte bacià” dai suoni mediterranei. Il finale e per “Vivere la vita”  con Alessandro Chimienti sulle cui note si chiude il sipario del concerto e del tour “Corde per chitarre”, con il pubblico tutto in piedi a tributare la giusta standing ovation.

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