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Castell’Umberto: Paulina e la sua Africa incantano nel racconto di Luca Lo Vercio.

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“C’erano giorni che Paulina si fermava a osservare per ore la terra, quasi ossessionata dal quel groviglio di onde e lei, riempiendo la mente con sfuggevoli motivetti musicali, ne seguiva il movimento con rigore e precisione, e si ritrovava alle volte a dover ricominciare perchè uno stupido volatile l’aveva distratta. In Africa non puoi concederti distrazioni. E Paulina questo l’aveva imparato.”  Iniziano così le prime pagine di “Paulina” il libro scritto dal giovanissimo Luca Lo Vercio, 25 anni, di origini umbertine, laureato in Neuropsicomotricità dell’Età Evolutiva a Messina e da 3 anni impiegato in un centro diurno di riabilitazione, il quale rapisce da subito il lettore immergendolo in una realtà totalmente opposta alla quale siamo abituati. Si scoprono colori carichi della terra, profumi densi, cibi, parole, canzoni che richiamano un mondo archetipico intriso di profondi legami con la natura e di rispetto verso l’altro.
La storia narra dell’incontro tra Paulina, piccola perla nera, e Beatrice (Bice), ragazza italiana partita alla volta dell’Africa con una missione umanitaria. Tra le due nasce un legame fatto essenzialmente di comunicazione non verbale, dove i silenzi fanno da sfondo alle inquietudini quotidiane alle quali si va incontro senza esserne artefici, alle domande irrisolte ricercate nella terra da Paulina e tra le stelle da Bice.
Racconto in parte autobiografico, scorrevole che richiama per certi versi il linguaggio riflessivo reiterato di un Alessandro Baricco, e le descrizioni dei personaggi come naturale conguenza all’interno del racconto simili al linguaggio poetico di Calvino nelle sue “città”.
“Ho deciso di scrivere un libro perché… beh in realtà non ho deciso di scriverlo, è successo e basta” ci spiega Luca Lo vercio. “Ricordo perfettamente una notte dello scorso anno. Ero da poco rientrato dalla mia seconda esperienza di volontariato in Tanzania e stavo cercando di buttare giù due righe che da lì a poco avrei dovuto inviare all’AMI, l’associazione che mi da la grande opportunità di vivere concretamente la realtà africana. Non riuscivo a dare una conclusione a ciò che avevo già scritto quando mi arrivò un messaggio che mi lasciò interdetto per qualche istante. È nella musica che mi rifugio quando qualcosa mi turba, in positivo o in negativo. Ricordo che mi misi ad ascoltare una canzone di Nicolò Fabi, “Attesa ed inaspettata”, esattamente come la notizia della morte della piccola Paulina in Tanzania, alla quale due anni prima mi ero profondamente affezionato”.

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Paulina infatti era una bambina di 6 anni ( nella foto qui sopra vestita di rosa accanto a Luca) appartente ad un villaggio della Tanzania che è morta per complicazioni dovute all’HIV/AIDS, fatto molto frequente e comune purtroppo, basta pensare che nel continente nero un bambino su ventidue muore entro il quinto anno di età per questo virus trasmesso da madre a neonato.”A chi mi chiede perché ho scritto un libro, perché l’ho scritto su Paulina e per Paulina, rispondo esattamente così… perché chi viene alla luce, illumina! “.
Libro affascinante che apre tante tematiche affrontate con seria leggerezza in un Africa “di grandi cambiamenti … dove i cambiamenti, di grande, hanno solo le fregature”, con lo sguardo e il punto di vista dei muzungu, i ragazzi in missione, dei medici, dei volontari del posto, dei bambini pieni di speranze e voglia di mettersi in gioco per un domani meno difficile rispetto ad oggi, lasciando un finale aperto alla vita nel suo ciclo di nascita e morte: ricominciare per cambiare.

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Qui il sito web dove poter acqusitare il libro :  http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=955666

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