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C. d’Orlando: Gianluca Basile su Poz e Orlandina “Grande squadra o smetto”

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Gianluca Basile a Capo d’Orlando ? La voce è circolata in questi giorni grazie anche a non velate dichiarazioni di Gianmarco Pozzecco e del DS Peppe Sindoni. Lo abbiamo voluto chiedere proprio al diretto interessato che in quanto a sincerità non sembra aver rivali. Le sue parole sono piene di rammarico per le voce che non lo vedono riconfermato a Milano ma di scendere di categoria sembra proprio non interessargli. Piuttosto sembra voler smettere se proprio non riesce a lottare per traguardi che negli ulti 15 anni lo hanno visto protagonista. Dall’Eurolega allo scudetto italiano e spagnolo. La sua amicizia con il Poz è rinomata e partiamo proprio da questa.

Intanto come hai visto questa prima stagione del Poz alla guida di una squadra in panchina?
“Credevo ad un ruolo per lui da dirigente, lo vedevo portato come direttore sportivo perché adatto a formare e creare squadre. Quando parli con lui di basket si vede che ha quella capacità di vedere subito se un giocatore vale o no. Appena vede uno ti sa dire subito che carriera avrà. In tutti questi anni trascorsi insieme, dalla Nazionale alla Fortitudo, la mia sensazione è sempre stata questa. Pensavo puntasse a questo. Sicuramente il suo carattere e la sua personalità e quello che ha fatto da giocatore non gli hanno dato una grande mano. Essendo pazzo, come lo conosciamo tutti, nessuno magari gli ha dato credito per questo ruolo. Anche da allenatore non sarà stato semplice perché dare una squadra in mano ad un personaggio cosi, che però capisce di basket come nessun altro, non è facile. Gliel’ho detto da subito quando ha pensato di voler fare l’allenatore che l’unico posto dove poteva farlo era Capo d’Orlando perché già lo conoscevate. Alla fine ha avuto ragione lui perché ha fatto una grande stagione. La sua squadra ha giocato con il cuore come faceva lui in campo, anche se era il suo talento a fare la differenza. Non era, quella dell’Orlandina, una formazione eccezionale ma lui è riuscito a dare un’impronta”.

La società di Capo d’Orlando ha dichiarato che sta cercando di portarti qui. E’ vero?
“La verità è che ogni tanto ci si manda degli sms con il Poz ma rimaniamo sempre nell’ambito dello scherzo. A giugno sono incominciate le prime sue domande sul mio futuro ma non ci è mai stato un vero approccio sul fatto che venga a giocare a Capo d’Orlando. La questione è più complessa. Devo ancora capire cosa devo fare io. Sapendo che Milano non ha intenzione di riconfermarmi vorrei aspettare per continuare a giocare per vincere, fare l’Eurolega. Sembra però che non ci sia questa possibilità e sinceramente sono rimasto un po’ spiazzato. Sono due anni di fila dopo Barcellona che, prima con Cantù e poi con Milano, non riesco a rimanere nella stessa squadra per due anni di fila e non sono abituato. Nella mia carriera ho giocato 6 anni di fila a Reggio Emilia, sei di fila alla Fortitudo e sei di fila al Barca, quindi non è nella mia indole. Ho tre bambine e spostare la famiglia così frequentemente non è semplice per me. Non so nemmeno se continuerò a giocare  a basket. Credimi che per me è un momento difficile. Smettere è dura per me perché è tutta la mia vita il basket ma per quello che è successo negli ultimi anni sto cominciando a pensarci.

Quindi se non impossibile è davvero difficile vederti indossare la maglia dell’Orlandina la prossima stagione?
“Non giocare per lo scudetto, per l’Eurolega o comunque per un traguardo importante come ho sempre fatto nella mia vita non è semplice. La mia carriera parla chiaro. Ma posso anche dirti che se dovessi scegliere di cambiare completamente città e categoria potrei anche avere più tranquillità, maggior minutaggio e giocare quella pallacanestro che ho sempre mostrato di saper fare. Dico che è veramente difficile che io possa venire a Capo d’Orlando, anche perché, ribadisco, una vera e propria richiesta non c’è mai stata a parte qualche scambio di sms con il mio amico Poz. Difficile proprio perché è complicato questo momento per me a livello professionale”.

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