Peppe Sindoni

C. d’Orlando: intervista al ds Sindoni «Sarà un’Orlandina da playoff»

Peppe Sindoni

La stagione cestistica 2013/2014 è in piena fase mercato e l’Orlandina Basket sta già lavorando da tempo per costruire la nuova squadra da affidare al confermatissimo coach Gianmarco Pozzecco per affrontare un nuovo, entusiasmante campionato. Uno degli uomini più impegnati nella off-season paladina è certamente il ds Peppe Sindoni, fine intenditore di pallacanestro al quale abbiamo chiesto di raccontarci la “nuova” Upea Capo d’Orlando.

D: «Ds Sindoni, prima di parlare della nuova stagione, un parere sulla scorsa annata dell’Orlandina?»

R: «Il bilancio è assolutamente positivo. L’anno scorso siamo stati ripescati il 27 luglio con mezzo roster che era stato assemblato per fare la B1 e non è stato facile integrare altri giocatori per poter costruire una squadra competitiva per la Legadue. Siamo stati penalizzati dal punto di vista tecnico ma anche dal punto di vista economico, perché chiaramente per convincere dei giocatori ad accettare la categoria abbiamo dovuto fare degli sforzi che poi, una volta in Legadue, ci si sono ritorti contro. Per fortuna quelli già ingaggiati erano tutti giocatori di qualità, ma certamente qualche difficoltà nel completare il roster l’abbiamo avuta. Ci siamo dovuti affidare ad americani “certezze”, poiché non potevamo rischiare anche lì. Nonostante questo e i moltissimi infortuni che ci sono capitati, è stato un anno positivo non tanto per i risultati, anche se la gara del 25 aprile contro Barcellona credo resterà nella mente di tutti i nostri tifosi, quanto per il fatto che la squadra e il pubblico abbiano visto il loro feeling crescere di giorno in giorno e che tutti i componenti del roster abbiano sempre dato il massimo per questa maglia e credo questo sia molto importante».

D: «Uno dei cambiamenti della nuova stagione sarà l’avvicendamento in panchina tra Foti e Steffè nel ruolo di assistente allenatore di Pozzecco, al fianco di Sussi. Cosa vi mancherà di coach Steffè e cosa invece porterà alla causa coach Foti?»

R: «Furio Steffè è stato determinante perché all’inizio ha fatto da tutor a Gianmarco che non era mai stato su una panchina in vita sua. A livello tecnico e tattico è stato fondamentale, d’altronde il suo curriculum parla chiaro. Adesso è in lizza per una panchina di Legadue, avere come vice un capo allenatore è un lusso che si possono permettere in pochi. Credo comunque che il momento per dividersi fosse arrivato. Per quel che riguarda Foti, Giuseppe viene da tanti anni di C e ha un entusiasmo incredibile. La cosa che di lui ci ha sempre colpito è l’organizzazione che tutte le sue squadre, nonostante budget esigui e una categoria non di primissimo piano, hanno sempre dimostrato sia dentro che fuori dal campo. In più, è un ottimo conoscitore della lingua inglese e questo non guasta quando si ha a che fare con dei ragazzi stranieri».

D: «Con le nuove regole adottate dalla Lega cosa cambia per l’Orlandina e per un ds che deve costruire un roster con una struttura leggermente diversa rispetto al passato?»

R: «Diciamo che il regolamento restringe un po’ il campo ma confesso che noi siamo una squadra sempre sul pezzo e magari per questo siamo meno penalizzati rispetto ad altri in tal senso. Aggiungo un dato: dopo la Biancoblù Basket Bologna, l’anno scorso siamo stati la seconda squadra come minutaggio per gli under. La BBB è scomparsa, quindi siamo diventati la formazione che dà più continuità a questo tipo di scelta. La differenza è che la passata stagione venivano considerati under i giocatori nati dal 1988 in poi, compresi gli stranieri, e noi, avendo Young e Battle, avevamo un bel vantaggio rispetto a molti dei nostri avversari. Adesso invece la situazione è cambiata. Schierare gli under non è più un obbligo, basta pagare una tassa per aggirare la regola ma noi, proprio per dare continuità al progetto, contiamo di inserire dei giovani nel nostro roster. Ci sono più paletti, è indubbio, ma con la programmazione si può comunque lavorare bene. Uno dei tre under “obbligatori” è già in squadra ed è Tommaso Laquintana, stiamo cercando di sfruttare anche la presenza di Gianmarco, non lo nascondo, per attirare giovani interessanti come Tommaso a Capo d’Orlando e farli crescere insieme a noi».

D: «Ad oggi sono due i nuovi acquisti in casa Orlandina. Il primo è stato appunto Laquintana, il secondo invece il playmaker americano Derek Wright. Come mai queste scelte?»

R: «Laquintana era un nostro obiettivo già l’anno scorso, poi coach Bernardi aveva preferito un cambio del play più esperto in previsione di un campionato di vertice in B1 e Tommaso in fondo non aveva compiuto ancora diciassette anni. Fortunatamente questo matrimonio è stato solo rimandato a questa stagione e siamo molto felici di questo. Sul giocatore c’è poco da dire, io credo sia un predestinato. Ha faccia tosta, talento, è già nel giro della nazionale, ritengo che possa benissimo giocare a questi livelli e su di lui la valutazione è stata abbastanza semplice. Riguardo Wright, è stato un discorso completamente diverso. Magari qualcuno poteva aspettarsi un giocatore più realizzatore rispetto a Derek per lo spot di 1, invece abbiamo optato per un playmaker puro che potesse dare i tempi alla squadra. Questa decisione è stata presa insieme a coach Pozzecco che è rimasto impressionato da questo ragazzo. Vi assicuro che Gianmarco è un grande lavoratore e dal 6 maggio ad oggi è stato spesso in sede con me a vedere giocatori su giocatori tramite video. Se abbiamo scelto Wright è perché crediamo che sia la soluzione ottimale per il gioco che l’Orlandina vorrà esprimere durante la prossima stagione».

D: «Ci sono state tante partenze dolorose durante le ultime settimane. Ce n’è una in particolare più dura da digerire rispetto alle altre?»

R: «Sono situazioni diverse che possono essere analizzate anche una per una. Nel caso degli stranieri, non sono state nemmeno intavolate delle trattative per cercare di trattenerli. I motivi sono semplici. Innanzitutto, le loro prestazioni non ci permettevano di poter anche solo pensare di offrire loro un contratto in grado di soddisfare le loro richieste economiche non avendo un budget illimitato come qualcun altro e poi vogliamo gente che sia felice ed entusiasta di giocare a Capo d’Orlando e che veda questa società come l’opportunità della vita. Sugli italiani, Passera purtroppo ha pagato il fatto di non aver giocato praticamente mai, Mathis è stato vicino alla riconferma ma avendo scelto di puntare su Wright come playmaker titolare non potevamo permetterci quel tipo di ingaggio per un cambio. Per Palermo, invece, il fattore età è stato decisivo, fosse stato anche solo un anno più giovane l’avremmo tenuto molto volentieri, Portannese ha voluto prendere strade diverse perché può guadagnare di più altrove, magari anche nella categoria superiore, e questo da un lato ci è dispiaciuto molto ma dall’altro ci ha resi orgogliosi della scelta fatta l’anno scorso nel puntare su di lui. La valutazione più complessa è stata quella su Poletti, che ha disputato una seconda parte di stagione strepitosa. Ci abbiamo riflettuto a lungo e magari adesso lo rimpiazzeremo con un giocatore cento volte più scarso ma in questo momento crediamo di aver fatto la scelta giusta e crediamo di poter migliorare in quel ruolo».

D: «In conclusione, l’Upea Capo d’Orlando 2013/2014 punterà a.. ?»

R: «Bella domanda. L’obiettivo è sicuramente quello di migliorare il risultato di quest’ultima stagione. Io credo che, senza assilli, l’Orlandina possa puntare ad un piazzamento nella griglia playoff, anche perché un pubblico così caloroso e affezionato se lo merita. Penso anche che non sia importante solo il risultato in sé, ma che anche le emozioni che provi durante l’anno abbiano un valore enorme. Il nostro pubblico è stato fantastico anche nei momenti in cui i risultati non arrivavano e per noi questo è stato motivo di orgoglio. L’anno prossimo forse il vero obiettivo è proprio quello di continuare ad entusiasmare i nostri tifosi, scendendo in campo sempre per dare il 100% per questa maglia. Se poi questo coinciderà con uno dei sette posti disponibili in Lega Gold per la postseason (un posto è riservato alla prima classificata della Lega Silver, ndr) ben venga, noi riteniamo che i playoff possano essere alla nostra portata».

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