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Capo d’Orlando: scarichi a mare, condannati Sarino Galipò e Basilio Lazzaro, assolti e prosciolti in 32

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Si è concluso con due condanne il processo a carico di 34 persone coinvolte nella maxi inchiesta sullo smaltimento illecito dei rifiuti fognari; operazione, che vide protagonisti della vicenda, imprenditori, amministratori e tecnici di diversi comuni dell’hinterland paladino. Pena più severa di 18 mesi, è stata applicata all’imprenditore orlandino Sarino Galipò, titolare della società “La Dinamica”, mentre per il suo dipendente Basilio Lazzaro condanna ad un anno e due mesi. Al centro dell’inchiesta proprio l’attività di smaltimento della ditta di Galipò.

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Le indagini erano partite da una verifica effettuata dai Carabinieri di Sant’Agata Militello, che avevano scoperto uno scarico di liquami sul lungomare di Torrenova. Da qui i controlli si sono estesi interessando tutti i comuni dove la società “La Dinamica” aveva operato dal 2000 al 2007. Secondo una ricostruzione degli inquirenti, la ditta di Galipò, effettuava degli interventi irregolari sia per conto di pubbliche amministrazioni che di privati. Ed infatti nell’inchiesta risultavano coinvolti, amministratori e tecnici comunali di diversi comuni; tutti accusati di non aver vigilato sul corretto smaltimento dei rifiuti speciali, che invece di essere trasportati in un impianto di Gioia Tauro, venivano scaricati nel depuratore orlandino.

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Con l’accusa di aver gestito quindi abusivamente ingenti quantità di rifiuti derivanti dall’espurgo di liquami dalle condotte fognarie comunali o da pozzi neri di privati e di averli smaltiti abusivamente in luoghi non idonei o in depuratori senza le prescritte autorizzazioni, ieri sera, il Tribunale di Patti ha emesso la sentenza che prevede la condanna ad un anno e sei mesi di reclusione di Sarino Galipò e un anno e due mesi al suo dipendete Basilio Lazzaro.

Per lo stesso capo d’imputazione sono stati invece assolti, per non aver commesso il fatto, il funzionario dell’ufficio tecnico comunale di Capo d’Orlando Alfredo Gugliotta e gli operai della ditta Salvatore Calanni, Cono Scaffidi e Massimo Lazzaro.

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Inoltre Sarino Galipò e Basilio Lazzaro sono stati condannati  al risarcimento dei danni in favore di un altro imprenditore del settore, Giuseppe Letizia, che si era costituito parte civile solo per i reati ambientali, sostenendo di essere stato danneggiato per i prezzi troppo competitivi offerti dalla società “La Dinamica”.

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