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La tua opinione: “Gilusia senza cunfini” esistere, resistere ed insistere

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“Buona sera: mi chiamo Carmelina e sono la fidanzata di Calogero”, irrompe sulla scena la “zoccola” e conquista subito la benevola e indulgente simpatia del pubblico. Il teatro è insolitamente stracolmo  è di scena: “Gilusia senza confini…” l’allegra  e divertente commedia scritta e diretta  da Antonio Puglisi.

La GELOSIA rappresenta il filo conduttore, ma a dire il vero, può considerarsi il pretesto per affrontare  con  leggerezza  e delicata ironia i temi della guerra, della condizione femminile,  del divario tra nord e Sud , non tralasciando lo schema tipico dell’antica famiglia patriarcale, con un fantastico e realistico  nonno, interpretato da Antonino Mangano.

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I temi trattati sono dunque interessanti e  variegati e  a proposito della guerra infondono una grande  tenerezza i 4 soldati  in trincea che, accomunati dal pericolo e dalle evidenti difficoltà della situazione,  si confrontano in nostalgiche  conversazioni che evidenziano le loro radici e le loro profonde  differenze culturali.

Non posso fare a meno di pensare a piume di bersaglieri sparse nel vento, a cappelli di alpini, a spade e sciabole riposte per sempre, a tristi parallelepipedi intagliati, avvolti nell’onore del tricolore. Evito a questo punto di argomentare sul tema, lasciando ai cittadini lo spunto per qualche severa considerazione. Ormai la guerra, apparentemente  assai lontana e totalmente  rinnovata nel suo look, mostra un nuovo sex appeal e  infidamente prende il mistificante nome di “MISSIONE DI PACE”.

Tuttavia, in “Gilusia senza confini”, anche se appare  evidente lo spunto per la riflessione, l’intento scenico è quello di affrontare l’argomento con delicata leggerezza, e così il messaggio pur arrivando al cuore dello spettatore, non riesce ad intristire, perché  l’accorta comicità dei dialoghi sovrasta qualunque forma di  dolore. La successione degli eventi, caratterizzata dalla fine del conflitto, apre poi , nuovi e ancora più divertenti scenari e così l’autore introduce esilaranti scene familiari senza trascurare però, il tema dell’amicizia.

Tiziana Galipò, nella parte di Giuseppina Trinca, è un fiume in piena, travolgente e straripante, interpreta il suo personaggio senza alcuna fatica, perfettamente  petulante, aggressiva e soprattutto assolutamente padrona della scena, non ha alcun bisogno di conquistare il pubblico che già da tempo ha imparato ad apprezzarla  ed amarla per la  sua evidente bravura.

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Ad ogni battuta segue una copiosa cascata di risate, il personaggio è straordinario, l’attrice fantastica.  Decisamente  sorprendente la piccola  Giorgia Starvaggi, nella parte di Rosina, risoluta e promettente sorellina minore di Carmela, amata fidanzata di Calogero Scasazza,  impersonato da uno straordinario Alessandro Biscuso.

Nel teatro si avverte il completo coinvolgimento degli spettatori che, catturati dall’avvicente trama si abbandonano al divertimento più completo,  mostrando sincero e caloroso apprezzamento. Comprende bene il messaggio il pubblico e mostra di gradire l’intento; “RECITARE E’  ANCHE AMARE.”

Mentre spesso nella vita con sfacciata naturalezza si finge, sulla scena paradossalmente, ci si serve della finzione per raccontare la realtà, dunque nessuna falsità:  analizzare  sentimenti,  imponendo riflessioni  favorendo in tal modo,   una vera crescita intellettuale.

Tutti gli attori disinvolti, lasciano ampiamente trapelare la gioia dettata dalla loro autentica passione e riescono con successo a interagire con il pubblico trasmettendo sensazioni di profonda armonia. Il teatro, come ogni altra forma di cultura appare sempre più come una irrinunciabile necessità. Le parole, i gesti, la mimica, gli allestimenti raccontano in modo verosimile la fatica degli uomini e la loro esigenza di dare senso alla loro esistenza.

Conclusa la commedia, tutti gli attori si godono il meritato successo e mentre risuona forte l’eco degli applausi, viene chiamato sul palco l’autore dell’opera: Antonio Puglisi che  con poche  e sincere parole, commuove e si commuove quando precisa che dedica questo suo apprezzabile lavoro   alla paziente moglie.

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Bello constatare che l’amore quando non affoga nella “gilusia” e nella prevaricazione, diventa forte sentimento di condivisione che, unisce e consolida le anime, garantendo benessere e indissolubile complicità.

Il gruppo teatrale “Il Laboratorio”  in occasione dei suoi 30 anni ha generosamente regalato al suo pubblico indimenticabili serate; ammirevole l’impegno, lodevole l’intenzionalità creativa rivolta alla collettività.

In questa sede, nessun altra anticipazione sullo sviluppo della trama, nell’intento di far assaporare al futuro spettatore tutto il gusto della sorpresa. Nelle prossime serate estive la commedia si potrà gustare certamente in molte piazze, probabilmente non in quella Orlandina  perché sembra non sia possibile ottenere un adeguato rimborso  per  le inevitabili spese che l’allestimento richiede. Superfluo ricordare quanto sosteneva F. Garcia Lorca: ”Un popolo che non aiuta e non favorisce il suo teatro, se non è morto, sta morendo”

Non mi dispiacerebbe apprendere in futuro  che al “Laboratorio” venisse intitolata  una strada, una piazza…sarebbe un giusto RICONOSCIMENTO  per tanti anni di gioiosa e costruttiva fatica. Sarebbe anche una buona occasione per ribadire l’importanza di ESISTERE; RESISTERE ed INSISTERE.

Maria Grazia Librizzi

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