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S. Stefano C.: ritrova la madre dopo 44 anni – una storia incredibile di abbandono, violenze, omicidio. Oggi una speranza

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Patrizia, 44 anni, vive ormai da decenni a Lugano, in Svizzera, ma dall’età di un anno ha vissuto a Santo Stefano di Camastra. La sua storia ha dell’incredibile e ci scrive proprio dalla Confederazione Helvetica per raccontarla ai lettori di 98zero.com.

Per descrivere quanto è accaduto a Patrizia, bisogna tornare alla fine degli anni sessanta. Tra Acate e Butera arriva nella locale stazione dei carabinieri un giovane militare dell’arma, Vincenzo, di buona famiglia originaria di Mistretta, che si innamora di Elena (madre di Patrizia), nativa di Caltagirone, appena sedicenne. Un amore nascosto in quanto l’Arma, a quei tempi, non consentiva ad un carabiniere di sposarsi prima di aver compiuto 31 anni, Vincenzo (nella foto di seguito) ne aveva, all’epoca, soltanto 23.

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Nasce una bimba, Patrizia, e dopo un anno Elena rimane nuovamente incinta. Nascondere il tutto diventa così per Vincenzo impossibile ma la sua famiglia, soprattutto la sorella maggiore, è di moralità granitica e, con ogni probabilità, invita il fratello a lasciare Elena, di non causare uno scandalo e di dare in adozione le due bambine. Vincenzo non regge la difficoltà del momento e si suicida in caserma, sparandosi con la pistola di ordinanza, nel 1969.

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Da quel momento Patrizia rimane sola, affidata ad una zia di Mistretta che non esita, dopo alcuni anni trascorsi a Santo Stefano Camastra, a mandarla in collegio a Roma. Della madre soltanto uno sbiadito ricordo. Ma dopo 44 anni succede l’impensabile. Nel 2003 Patrizia, sfogliando un giornale si ritrova di fronte ad una notizia di cronaca nera proveniente da Comiso, provincia di Ragusa. Il titolo è inequivocabile: “Donna confessa l’omicidio del compagno”. La foto segnaletica della presunta assassina somiglia tanto all’immagine che gli era rimasta impressa, anche se sfocata, della madre, ed il nome indicato sotto la foto, le toglie qualsiasi dubbio. E’ proprio lei!

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«Mi sono sentita sporca, ci dice oggi Patrizia, nelle mie vene scorreva il sangue di un’assassina. Mia sorella, invece, s’è messa sulle sue tracce, ha scoperto che era detenuta a Bologna ed è andata a trovarla. “È impressionante quanto vi somigliate” mi ha detto dopo. “Vuole vederti, non è vero che ci ha abbandonate”.

Il primo incontro tra le due avvenne nel marzo del 2011 dopo qualche scambio di lettere. Da quel momento Patrizia e la madre continuano a vedersi sistematicamente ed anzi la stessa Patrizia è riuscita ad ottenere il trasferimento della madre, che concluderà la sua condanna nel 2026, nel carcere di Bollate a Milano.

Da questi incontri la donna di Santo Stefano Camastra ha potuto conoscere la verità della madre. Elena amava follemente il suo Vincenzo e le sue bambine, ma la famiglia di lui l’ha costretta a firmare una carta in cui non le riconosceva. Da allora la sua vita è precipitata. Si è sposata, ha avuto altri tre figli e anni d’inferno: il marito la picchiava ogni volta che la sorprendeva a piangere perché pensava alle bimbe perdute e al suo Vincenzo. Successivamente è riuscita a separarsi ed ha avuto un altro compagno, ancora sbagliato, che la costringeva a pratiche erotiche con altri uomini. L’ha ucciso, cieca d’odio e terrore.

«Vorrei renderle giustizia» spiega Patrizia. «Deve scontare la sua pena, ma io sono convinta che il delitto non sia che il finale di un’esistenza ingiusta. Nessun assistente sociale è mai comparso in casa nostra e il tribunale dei minorenni non s’è posto domande, così come l’ufficiale di stato civile che mi ha registrata come figlia di madre ignota. Ci sono tante responsabilità. Chi mai ci ripagherà di tutto questo dolore?». Mostra le lettere che la madre le scrive quasi ogni giorno. C’è anche un biglietto d’auguri per il suo compleanno, un cartoncino con una farfalla disegnata da lei: «Auguri figlia mia. Finalmente posso dirti: Patrizia, ti voglio bene».

Dal prossimo mese di Giugno dovrebbero cominciare i permessi per la signora Elena che, intanto, ha già scontato parte della pena che grazie alla sua buona condotta verrà probabilmente ridotta. Su questa incredibile vicenda che Patrizia ci ha voluto raccontare per sensibilizzare l’opinione pubblica, uscirà anche un libro scritto dalla giornalista Emanuela Zuccalà.

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