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Pace del Mela: lavoratori Aicon, si discute all’Ars del loro futuro

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Arriva alla Regione, dopo mesi di mobilitazione,  la questione dei 324 lavoratori licenziati e messi in mobilità dal 30 gennaio. Giovedì scorso, 23 maggio, infatti, lavoratori ed Unione Sindacale di Base (USB), hanno preso parte alla convocazione della V Commissione dell’Ars, quella dedicata al lavoro.

Da tempo chiedevamo l’interesse diretto della Regione – dichiara Vincenzo Capomolla dell’ USB –  e l’istituzione di un tavolo che si ponesse l’obiettivo di ricercare, intercettare e costruire le condizioni per l’arrivo di nuovi soggetti imprenditoriali, e per questo siamo soddisfatti dell’esito dell’incontro”.

Del resto – continua Capomolla – da molto sottolineiamo come, nel nostro Paese, altre crisi del settore siano state superate attirando nuovi investitori, anche stranieri, ma conservando la produzione in loco. Crediamo sia doveroso lavorare in questa direzione anche per l’Aicon, un’azienda che solo nel 2007 occupava 600 dipendenti direttamente ed altri 1500 nell’indotto, e questo dà la misura della potenzialità occupazionale in un territorio così difficile come il nostro. Ora bisogna far partire questo tavolo e dargli gambe concrete”.

Novità anche per quanto riguarda il decreto di mobilità, non ancora firmato e che potrebbe indurre alla sospensione dei pagamenti per i 324 lavoratori: “abbiamo fatto presente il quadro personalmente al Prefetto, che si è impegnato a sollecitare direttamente. Adesso nel corso dell’audizione in Commissione – precisa il presidente dell’USB, la verifica della Regione e l’impegno a procedere nel più breve tempo possibile per non compromettere i pagamenti. Poi, già giovedì sera, la notizia ufficiosa che le firme sarebbero state apposte e che il perfezionamento del procedimento sia ormai sul filo di lana”.

In ultimo, ma importantissimo, – conclude il dirigente Capomolla – abbiamo ancora una volta sottolineato come 2 anni di cassa integrazione abbiano ovviamente indotto una diffusa situazione debitoria, e come tra pochi giorni le azioni di rivalsa da parte di banche e creditori istituzionali potrebbero cominciare a portar via ai lavoratori anche la casa. Non è possibile non intervenire, non è possibile stare a guardare, voler togliere adesso anche la casa a chi da 2 anni si è visto privato del diritto al lavoro”.

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