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Salute: mangiare in fretta, controproducente. 30-60-60, i minuti da dedicare a colazione, pranzo e cena

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Ecco puntuale l’appuntamento con la rubrica di salute. Ogni parliamo di alimentazione. Quanto tempo impieghiamo per mangiare? Non è una domanda infondata o frutto di curiosità. Mangiare in fretta fa male; scopriamo insieme perché.

Sempre di fretta, sempre sbrigativi, sempre senza tempo…stiamo a tavola per il tempo minimo sufficiente a inghiottire il cibo in tre bocconi o poco più. 3 italiani su 4 dedichiamo a colazione, pranzo e cena la metà del tempo che sarebbe necessario per un pasto in tutta tranquillità. A rivelarlo  un sondaggio condotto dall’Osservatorio Nestlé-Fondazione ADI dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica. Su 800 connazionali rappresentativi della popolazione generale,  soltanto per cena ci rilassiamo un po’: comunque non andiamo oltre mezz’ora seduti, quando invece occorrerebbe il doppio del tempo per assaporare i cibi, sentirsi sazi, masticare quanto basta per favorire la digestione.

Quanto tempo bisogna, allora, dedicare ai pasti?

Secondo i nutrizionisti, sarebbero infatti 30-60-60, i minuti da dedicare a colazione, pranzo e cena, ma il 75% degli italiani al mattino si sofferma a mangiare per meno di 15 minuti, il 50% a mezzogiorno non va oltre la mezz’ora e il 20% non supera il quarto d’ora. E la tendenza generale, rispetto a un anno fa, è verso un taglio ancora più netto dei tempi della cena e, soprattutto, del pranzo.

Osserva Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione ADI: «l’indagine è stata condotta sugli adulti in età lavorativa, per cui è chiaro che per molti la pausa pranzo è forzatamente breve e ci si rilassa un po’ di più solo per cena. Il guaio è che colazione e pranzo trangugiati in fretta non saziano, così si rischia di arrivare a sera affamati, peggiorando ulteriormente la situazione: una cena pesante, magari a tarda ora e ingurgitata a tempo record, rende la digestione difficile in un momento in cui si ha bisogno di stare leggeri per favorire un riposo tranquillo. Dormire poco e male peraltro “sballa” l’equilibrio degli ormoni coinvolti nella regolazione dell’appetito, come grelina e leptina, e porta a mangiare di più il giorno dopo: un circolo vizioso da cui può diventare difficile uscire, favorendo l’aumento di peso».

Scorrendo i dati si scopre infatti che chi è sovrappeso od obeso è ancora più rapido a tavola. Non è un caso, come sottolinea il nutrizionista: «non prestare troppa attenzione a quel che si butta giù e non gustare il cibo perché non ci si prende il tempo necessario per assaporarlo riduce la sensazione di sazietà e porta a mangiare di più – avverte Fatati -. Non solo: il cibo è anche un piacere e l’equilibrio fra fame e sazietà dipende pure da quanto ci sentiamo contenti e appagati da ciò che abbiamo mangiato: per tutti questi motivi la rapidità si traduce nella tendenza a introdurre più calorie».

Le brutte abitudini poi sono difficili da raddrizzare: chi è obeso o sovrappeso tende ad andare comunque di fretta anche quando potrebbe rilassarsi, nel weekend o nei giorni di festa, e per giunta indulge più spesso alla colazione al bar o in ufficio.

Allora, come mettere d’accordo la fretta con un’alimentazione che non porti a veder salire inesorabilmente l’ago della bilancia?

«Con la regola dei cinque pasti: oltre a colazione, pranzo e cena sì a uno spuntino leggero al mattino e a metà pomeriggio – consiglia Fatati – Aiuta a ridurre la fame quando ci si siede a tavola e non a caso la “regola” è più seguita da chi non ha problemi di linea. Purtroppo sono ancora pochi gli italiani che mangiano (poco) cinque volte al giorno: solo 4 su 10 fanno una pausa snack al pomeriggio, appena 3 su 10 la fanno al mattino».

E’ chiaro:  per snack non si intende un trancio di pizza unta o una ciambella alla crema: servono spezza-fame che sazino ma siano sani e poco calorici, come un frutto, uno yogurt, qualche pezzetto di verdura cruda.

 

Fonte: corrieredellasera.it

 

 

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