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Sant’Angelo di Brolo: Caruso, «non più rinviabile avvio nuovo percorso: attuazione strategia “RifiutiZero”»

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Il sindaco, Basilio Caruso e l’Amministrazione comunale di Sant’Angelo di Brolo, aderiscono ed al contempo sostengono il  progetto di legge d’iniziativa popolare, denominato “RifiutiZero”.

Si tratta di regolare per legge la strategia elaborata da Paul Connett, professore emerito di chimica della St. Lawrence University, USA, che prevede il recupero e il riciclaggio dei rifiuti in maniera integrale.

«Non è un enunciato ideologico, non è una utopia, non è una speranza – afferma Beniamino Ginatempo, professore ordinario di Fisica presso l’Università di Messina e membro del Comitato scientifico nazionale della campagna “legge di iniziativa Popolare Rifiuti Zero” – ma è, molto più pragmaticamente, una tecnica progettata per gestire i rifiuti, anzi i materiali nella fase post-consumo, che noi scioccamente buttiamo via, seppellendoli in discariche o bruciandoli. Quattro volte scioccamente, perché 1) i materiali che buttiamo hanno un valore economico, mediamente 36 euro a tonnellata; 2) Gestire correttamente questi materiali crea 2055 posti di lavoro ogni milione di tonnellate (p.es. la Sicilia ne fa 2.610.000 tonnellate/anno); 3) Paghiamo,solo per fare entrare i rifiuti in discarica almeno 100 euro a tonnellata (+ trasporto+gestione+management+ecc.) invece di incassarne i 36 di cui al punto 1; 4) oltre a perdere tutti quei soldi e posti di lavoro inquiniamo maledettamente e continuiamo a saccheggiare il pianeta estraendo sempre nuove materie prime (legno, metalli, petrolio, sostanze organiche, ecc., ecc.) invece di recuperare le materie prime seconde che possono provenire dai nostri scarti post-consumo. Detta più terra terra – conclude Ginatempo – meno rifiuti mandiamo in discarica (al limite anche zero) meno costa la bolletta, meno inquiniamo e meno depauperiamo il pianeta, lasciando un po’ delle sue risorse per i nostri nipoti e pronipoti».

I 10 passi per la Strategia Rifiuti Zero 2020 di Paul Connett sono molto di più della raccolta differenziata, che da sola non basta per recuperare il 100% dei materiali. Quali sono? Eccoli:

1) Separazione alla fonte – La spazzatura nasce quando si mescolano in casa i rifiuti umidi (organici) con il secco (metalli, vetro, plastica, legno,…).

2) Raccolta domiciliare – Per tenere separati i materiali e non doverli separare dopo con ulteriori costi.

3) Compostaggio– Nelle compostiere, nelle cataste di campagna di una volta, o in centri appositi con pochissima spesa si può ottenere concime biologico, per restituire alla terra le sostanze che continuamente le preleviamo. Inoltre in impianti di digestione anaerobica oltre al compost è possibile produrre metano puro, da immettere addirittura nelle reti del gas o per autotrazione.

4) Riciclaggio– Con leggerissimi impianti (nastri trasportatori) e le mani degli operatori ecologici è facilissimo ottenere materie prime seconde dal secco, da reimmettere nei cicli produttivi, se assecondati da una politica industriale lungimirante.

5) Riduzione– E’ possibile ridurre grandemente i rifiuti che produciamo,a partire dall’abolizione dell’usa e getta e gli imballaggi inutili di tanti prodotti che potrebbero essere acquistati alla spina o in contenitori riusabili (e.g. il prosciutto potrei acquistarlo in salumeria portandomi dappresso un contenitore, invece che facendomi dare 4 fogli di carta ed un sacchetto).

6) Riparazione e riuso– Molta roba che buttiamo potrebbe essere riusata così com’è o con piccolissime riparazioni ed essere venduta o barattata. A Berkeley, c’è il centro Urban Ore che da 30 anni opera con un bilancio di 3 milioni di dollari l’anno e 27 dipendenti.

7) Tariffazione– La tariffazione puntuale (più rifiuti fai, più paghi) è equa al contrario di TARSU ed ora TARES che sono profondamente inique.

8) Responsabilità– Un prodotto che inevitabilmente andrà in discarica non dovrebbe essere prodotto, i cittadini non dovrebbero acquistarlo e dovrebbe comunque essere tassato per penalizzarne l’uso e favorire il mercato di prodotti alternativi interamente riciclabili. Va riorganizzata la produzione industriale, in maniera che il redesign dei prodotti limiti la quantità dei rifiuti irrecuperabili. In più va imposta l’extended producer responsibility, cioè il produttore deve essere responsabile anche del fine vita del prodotto.

9) Centri di ricerca– Con i precedenti passi, si può arrivare almeno all’80% di recupero materiali, poi bisogna studiare la frazione residua per capire come fare a separare/recuperare il resto, o evitare che arrivi in discarica, abolendo a monte il suo consumo.

10) Discarica temporanea– L’inseparato, stabilizzato biologicamente o digerito anaerobicamente, va conservato temporaneamente, nell’attesa che ipassi 5, 8 e 9 lo diminuiscano progressivamente, oltre al fatto che si deve consentire l’accesso futuro per ulteriori recuperi oggi non possibili per difetto di tecnologia.

leggerifiutizero

Come si vede, non è facile ma è possibile recuperare quanto più si può dai materiali che smettiamo di usare. La L.I.P. che proponiamo (30 articoli, che hanno richiesto otto mesi di lavoro) cerca di normare questa materia per costringere lo stato e gli enti locali a queste pratiche virtuose. La campagna è promossa da oltre 200 associazioni (non tutte ambientaliste) nazionali. Si è scelta la via della L.I.P. invece che quella parlamentare ben sapendo che l’iter si complica ma perché ci consente di raggiungere i cittadini e discutere con loro nei banchetti. Questa è, infatti, soprattutto una operazione culturale che cerca di far crescere tutti (noi ed i nostri interlocutori) per comprendere meglio il concetto di sostenibilità ambientale, e per cercare di cambiare il nostro stile di vita, dal consumo sfrenato del superfluo all’ utilizzo sobrio e solidale dei doni di Madre Natura.

A tal proposito il sindaco, Basilio Caruso, contattato telefonicamente ci ha rilasciato questa breve dichiarazione: «viste le esperienze vissute in questi anni dagli amministratori locali e dai cittadini, che hanno subito tanti disservizi, non è più rinviabile l’avvio di un nuovo percorso che miri all’attuazione completa e totale della strategia “RifiutiZero”».

«Da un decennio ci hanno prospettato le soluzioni più folli – conclude Caruso –  che hanno portato a una molteplicità di disastri ambientali e il rischio di bancarotta per Regione e Comuni. È arrivato il momento di dire basta e di voltare pagina. Da queste considerazioni il sostegno alla raccolta di firme a sostegno della legge di iniziativa popolare».

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