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La tua opinione: “Speriamo che Capo d’Orlando ritrovi l’orgoglio perduto”

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Siamo ben felici di pubblicare un’altra “opinione”. Questa volta a scriverci è Pippo Giuffrè in relazione alle ultime decisioni prese dal presidente della Regione Sicilia, Crocetta, e alla annunciata chiusjura della fondazione “Piccolo di Calanovella”.

Ricordiamo che tutti possono esprimere la “propria opinione” su 98zero.com, l’importante è seguire con attenzione il regolamento leggendo qui.

“Caro direttore,

Bisogna pur dirlo. Noi siciliani abbiamo sempre la rara capacità di distinguerci e ne meniamo anche gran vanto!

E’ cronaca di oggi. Mentre il primo ministro Letta minaccia le dimissioni da leader  “se vi saranno tagli alla cultura e alla ricerca”, il nostro ineffabile premier Crocetta, sì proprio lui che si è trastullato per mesi con Zichichi e Antonio Presti, ora – dopo aver promesso di accantonare in sede di bilancio la famigerata tabella H – la ripropone, obtorto collo, riesumando quell’inciucio da tanti aberrato e da lui per primo rispolverato per mantenere  la cadrega.

Il risultato è che-in pura salsa siciliana-sono riemerse le famose conventicole e -vergogna la più spudorata – sono stati finanziati enti o sedicenti tali che esistono sulla carta, danneggiando irrimediabilmente le eccellenze che saranno costrette a chiudere. La mannaia è calata anche sulla fondazione “Piccolo di Calanovella” che già da qualche anno ha visto diminuire i finanziamenti e che adesso godrà (si fa per dire..) di ben 22.000 euro, sufficienti forse per allestire una sagra paesana.

Siamo al ridicolo, se non fosse che la fondazione orlandina, che opera proficuamente sul territorio da otto lustri, comunica che chiuderà battenti per mancanza di fondi.

C’è da chiedersi cosa abbiano fatto in sede di distribuzione dei “pani”, i deputati di zona: il riferimento è ai vari Germanà, Laccoto, Grasso che hanno attinto suffragi a piene mani nella prodiga Capo d’Orlando; al “quasi” deputato Calanna che col suo “megafono”, ha sicuramente strombazzato bene nelle varie contrade dei Nebrodi, tanto la meritarsi la presidenza della E.S.A.

Con un sussulto d’orgoglio Antonio Presti, fondatore di “fiumara d’arte” (e non solo..), ha rifiutato il contributo, un atto di accusa verso il potere che non riesce a “concepire una vera politica culturale che consenta una pianificazione almeno triennale delle attività”. E fondazione e Presti insieme, ad invocare l’intervento del commissario dello stato che impugni la legge, in quanto carente di “criteri obiettivi e trasparenti nella scelta dei beneficiari”.

Si resta, dunque, in attesa di un atto di resipiscenza, ma quel che preoccupa ancora-a fronte di questa grave notizia- è l’assordante silenzio dei nostri intellettuali (o presunti tali) nella vicenda;  una deriva di carattere generale che viene da lontano e che continua a perpetuarsi, nell’indifferenza quasi generale.

 

Capo d’Orlando continua ad essere senza sogni, svilita, senza prospettive, con una comunità che rifiuta di discutere e di discutersi per tentare di capire le ragioni di quel che succede. E il problema riguarda la struttura dell’intera società, i comportamenti, il merito e il demerito, i criteri di selezione della classe dirigente.

E tutto accade e continua ad accadere in una cittadina dove la morale collettiva aveva profonde radici, quando esisteva la giusta mescolanza di culture ed esperienze.

E manca e continua a mancare, da parte dell’amministrazione comunale, infinitamente distante, un coinvolgimento con l’intera comunità; una gestione più aperta, più democratica, più disponibile, meno gelida e più umana, di una cittadina una volta affettuosa, mentre oggi scarseggia l’entusiasmo, manca quasi la passione e ci si ritrova mestamente a fare i conti con le tante occasioni perdute.

E inutile appare l’ottimismo di maniera. Meglio dire le cose come stanno: forse ritornerà utile a far funzionare meglio quel meccano complesso che è Capo d’Orlando, nella speranza di uno scatto, di un sussulto, come quando l’asprezza della vita era temperata dalla sensazione di far parte di una comunità che si riconosceva in alcuni principi. Dove c’era un insolito fermento creativo, una voglia di partecipazione e un fortissimo senso di appartenenza. Speriamo che Capo d’Orlando ritrovi l’orgoglio perduto.

La ringrazio per l’ospitalità”.

Pippo Giuffrè

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