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La tua opinione: “si perde tempo sul centro di riabilitazione di Villa Piccolo!”

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Ci scrive il dottor Mario Randazzo che punta l’attenzione sulla necessità di accelerare i tempi per la risoluzione della diatriba tra comune, ASP e fondazione Piccolo per consegnare alla comunità un centro di riabilitazione adeguato. Un appello fatto a tutte le istituzioni politiche e, in particolare, ai capi gruppo consiliari del Comune di Capo d’Orlando. Ricordiamo che tutti i nostri lettori possono esprimere la “loro opinione” rispettando il regolamento che trovate cliccando qui.

Non è semplice parlare in questi tempi di transizione, in cui spira un forte vento di cambiamento, di sanità o meglio di servizi socio-sanitari che devono e dovranno essere garantiti nel nostro territorio di competenza, sempre più penalizzato da logiche politiche che spesso non sanno guardare lontano; urge più che mai essere lungimiranti, il nostro territorio ha bisogno di risposte!

Il Comune di Capo d’Orlando si trascina ataviche carenze nella programmazione ed erogazione dei servizi sanitari e socio-assistenziali, quindi diventa “un imperativo morale” che “in primis” devono assumersi i nostri amministratori partendo dai bisogni del territorio a fine di migliorare la qualità della vita. Individuo come obiettivo prioritario il completamento di un Centro di Riabilitazione per minori e adulti, adeguato strutturalmente, siglando poi un protocollo di intesa per la gestione dello stesso con prestigiose fondazioni operanti nel settore; mi riferisco in particolare all’ associazione “Casa Famiglia Rosetta” di Padre Sorce , alla Fondazione Maugeri con sede centrale a Pavia o al “dopo di noi” fondata dal Dott. Zampino e dalla sorella medico missionario.

Riguardo al Centro di Riabilitazione “Villa Piccolo” ho il dovere in qualità di operatore sanitario dopo aver assistito inerme a polemiche sterili di formulare una proposta che estendo indistintamente a tutte le forze politiche onde evitare strumentalizzazioni di sorta. La struttura in questione data in comodato d’uso gratuito dalla Famiglia Piccolo all’ ASP 5 di Messina per espletare servizi riabilitativi per i diversamente abili dal lontano 1998, risulta essere da tempo strutturalmente inadeguata, senza via d’accesso facilmente percorribile e con scarse attrezzature per l’attività in oggetto.

Perché per tanti anni né l’ASP, né la Fondazione , né l’ente locale si sono posti il problema ma hanno tergiversato, spostando la risoluzione della questione e finendo inevitabilmente per ledere il diritto alla salute e all’assistenza di circa 1800 soggetti che in un anno accedono alla struttura. In verità molti sapevano che il piano sanitario regionale varato dall’ ex assessore Massimo Russo il 30 marzo 2011 in base alla legge 5/09 di riforma del sistema sanitario regionale approvata all’unanimità dalla sesta commissione legislativa di cui faceva parte l’onorevole Laccoto prevedeva che tutti i centri riabilitativi dislocati sul territorio debbano avere i requisiti strutturali ed essere di proprietà o essere gestiti dalle ASP. In ultimo è mio dovere ricordare che in data 27/03/2010 ho consegnato “brevimanu” una lettera al direttore generale dell’ASP dott. Poli  riguardante il centro di Capo d’Orlando e sarà mia cura  allegarne copia. I comuni di Acquedolci, Barcellona e Messina hanno pensato “a priori” di intervenire nel merito della questione in oggetto fornendo così alle loro comunità centri di riabilitazione moderni, invece Capo d’Orlando e Patti si apprestano ad affrontare il problema solo a posteriori. Non mi resta che esortare sia i nostri amministratori che i consiglieri comunali nell’ambito delle proprie competenze ad individuare le opportune risorse per la risoluzione del tema in oggetto in considerazione che entro il 30/06/2013 bisognerà provvedere al bilancio di previsione 2013. Concludo questa lettera-appello rivolta  alle forze politiche ricordando che riabilitare significa in realtà “restitutio ad integrum”, cioè permette a tutti coloro che hanno minorazioni fisiche o psichiche attraverso un approccio riabilitativo globale, di tornare a recuperare l’autonomia favorendone il reinserimento sociale.  Ad maiora.

Mario Randazzo

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