fiera 01

La tua opinione: la fiera di Sant’Agata, più di 300 edizioni di storia

fiera 01
Ha più di 300 anni ma non li dimostra e non da’ neppure segni di cedimento. Anzi, tutt’altro. Continua anno dopo anno a rinvigorirsi.

E’ la fiera di Sant’Agata a spegnere quest’anno esattamente 313 candeline, domenica e lunedì, 14 e 15 aprile; e apre così tutte le altre esposizioni che si svolgono in Sicilia, per poi “chiudere” le fiere siciliane a Novembre negli stessi giorni del 14 e 15. Altra cosa importante: è la più imponente del sud Italia e, altro dato fondamentale, si svolge a cielo aperto, nell’incognita dell’intemperanza degli umori del tempo

Il diritto a svolgerla fu concesso al principe del tempo (Don Gaetano Gallego Ventimiglia), esattamente il 28 luglio del 1700; ma si presume da fonti attendibili di ricerche effettuate, che possa risalire anche a diversi secoli addietro. Si fa’ menzione in documenti storici di una rocca esistente – dove oggi è situato il castello – protetta da numerosi soldati che difendevano anche “… i traffici e la fiera, allontanando così i pirati”.

Costituiva allora, una delle più favorevoli occasioni di mercato per l’economia prevalentemente pastorale ed agricola dei paesi dei Nebrodi, i cui abitanti confluivano sulla marina di Sant’Agata, per la vendita dei capi di bestiame e l’acquisto di prodotti artigianali e di consumo: occasione unica per gente di questa parte dell’isola che viveva nei paesi abbarbicati sui monti, isolata per molti mesi l’anno, e lontana dalle grandi vie di comunicazione: Alcara li Fusi, Militello Rosmarino, Tortorici, Castell’Umberto da questa parte e solo per citarne alcuni; San Fratello, Caronia e oltre dalla parte occidentale del paese.

Già dalla sera prima o di buon mattino per le trazzere regie, lo scampanellare dei buoi, asini, cavalli, capre etc. rompeva il silenzio della campagna, per poi arrivare alla “marina”, dove si sarebbe svolta la compravendita. Ma gli acquisti erano svariati e comprendevano prodotti artigianali e di consumo (tessuti a metraggio per confezionare vestiario in casa o lenzuola per completare il corredo delle ragazze). E ancora: utensili per la campagna, fusi e conocchie per filare la lana o il lino, canestri di verghe etc. La fiera divenne un momento distintivo  delle attività economiche di Sant’Agata, i cui amministratori, agli inizi del 1800, a seguito di una forte crescita demografica, ne promossero una seconda edizione.

fiera 02

Tanta acqua è passata sotto i ponti da allora, e col mutare dell’economia molti prodotti sono cambiati. Fiore all’occhiello, la fiera del bestiame, che continua ancora ad essere praticata, nei pressi della contrada denominata comunemente “Giancola”, cui si accede dalla rotabile che costeggia il mare, oltrepassando il ponte del torrente Rosmarino, evitando così gli ingorghi del traffico cittadino.

Oggi, nella società moderna, molti attrezzi e utensili quali fusi, conocchie per filare la lana, sono scomparsi, ne resistono però altri che vengono ancora richiesti dal folto pubblico: dai prodotti in ferro battuto, alle “fornacelle”, “ammortabrace”, alari per il camino, e poi zappe, pale, utensili di un manuale lavoro contadino che vive e forse è anche cercato come rifugio dalla caotica vita moderna. Ma accanto a questi prodotti, ne sono posizionati altri ormai diventati indispensabili in una società tecnologica: dischetti per computer, lampade alogene, elettrodomestici. La modernità non si può e non si deve fermare, per cui, nella fiera di Sant’Agata le bancarelle e i loro prodotti finiscono per offrire ai visitatori “l’antico” e il “moderno”, in una variopinta tavolozza di colori, suoni e sapori. Si intrecciano infatti e si sopraffanno musiche, melodie di canzoni dell’ultimo festival di San Remo e delle tarantelle , dei venditori che urlano e vantano la loro mercanzia. E si espande nell’aria l’odore delle frittelle, salsicce, mischiato a quello dolciastro dello zucchero a velo, del biondo torrone, tagliato a listarelle con enormi coltelli o anche della calia e nocciolina appena tostate, da mangiare ancora sfrigolanti in bocca.

La fiera diventa quindi una festa per tutti, uomini e donne le quali, se molto accorte, possono provare anche grandi firme autentiche di collezioni passate o soltanto illudersi con dei “tarocchi”; i piccini tra un capriccio e l’altro, alla fine riescono ad ottenere qualche giocattolo o nel peggiore dei casi, un colorato palloncino da tenere legato alla manina e da guardare col naso in su tra uno strattone e l’altro negli ingorghi della numerosa folla.

Concludendo, si può tranquillamente affermare che, nonostante la profonda crisi economica che sta attanagliando la nostra economia, la fiera storica di Sant’Agata Militello, gode di ottima salute, e riesce a dare un piccolo risparmio a intere famiglie che non hanno grandi possibilità finanziarie.

E allora?… Lunga vita alla fiera di Sant’Agata.

Francesco Longhitano

Print Friendly

clean-service


mt-infissi


uniscuole

Articoli Correlati

Close