cantori santo Stefano

S.Stefano di C.: Seminario-Concerto sui Canti della Passione

cantori santo Stefano
Tra le varie tradizioni che la Sicilia, terra di tradizioni per eccellenza, può  vantare, un posto di rilievo occupano senza dubbio i riti legati alla Settimana Santa, giorni nei quali si ricorda la Passione, la Morte e la Resurrezione di Gesù Cristo. Ed è proprio in questi giorni che riaffiorano antichissime tradizioni, espressioni di una pietà popolare attraverso la quale si rievocano i momenti più significativi della passione di Cristo.

È stato proprio  questo il tema del  Seminario-Convegno svoltosi nella Chiesa Madre di Santo Stefano di Camastra, voluto e organizzato dall’Amministrazione Comunale con la collaborazione dell’Associazione “Corale Polifonica Stefanese”. L’evento rientra in una serie di iniziative intraprese dall’Amministrazione per festeggiare i 330 di fondazione della cittadina stefanese. È infatti del 30 aprile del 1683 la concessione edilizia che il Viceré fece al Duca Giuseppe Lanza di Camastra per la ricostruzione dell’attuale sito, in seguito alla distruzione di quello precedente avvenuto a causa di una frana.

cantori galati

Alla serata hanno preso parte oltre ai cantori locali  del “Coro delle parti ra cruci”, gruppo diretto da Nino Familaro, anche i “Cantori del Venerdì Santo” di Castel di Lucio coordinati dal Responsabile Artistico Lorenzo Nobile  e i “Cantori della Tradizione dei Nebrodi” di Galati Mamertino, accompagnati dal Coordinatore Artistico Antonio Smiriglio. Relatore del Seminario il Prof. Sergio Bonanzinga, docente di etnomusicologia presso la Facoltà di Lettere di Palermo.

prof Bonanzinga

Di grande interesse l’intervento del prof. Bonanzinga che ha parlato di riti e tradizioni della Settimana Santa, molto sentiti e praticati in quasi tutti i centri siciliani,  soffermandosi in particolare sui canti tradizionali propri di questo periodo e sulla loro specificità. Un sistema di suoni e di voci, quello della Settimana Santa, definito veramente emblematico.  I giorni che precedono la Pasqua sono infatti per i cristiani giorni che caratterizzano i momenti più mesti, cruenti dell’anno liturgico, la cui drammaticità trova espressione proprio in quei canti tristi e strazianti, definiti per questo “lamenti”. Canti legati a tradizioni antichissime, tramandati  nel linguaggio originale, prevalentemente  il dialetto oppure  un latino molto spesso rielaborato da parte di cantori che nella maggior parte dei casi erano analfabeti. Questo il motivo per il quale frequentemente questi canti sono stati di difficile interpretazione ma sono comunque rimasti nella memoria degli uomini, i quali spinti da una profonda fede li hanno tramandati di padre in figlio facendoli diventare  un vero e proprio  tesoro per il presente.

cantori castel di lucio2

Particolarmente suggestiva l’esibizione del gruppo “I cantori della tradizione dei Nebrodi”, i quali avvolti nei loro caratteristici mantelli neri  hanno incantato il pubblico presente con la loro forte immedesimazione e la loro profonda sensibilità, probabilmente tipica delle persone più anziane, di coloro che hanno vissuto un lontano passato e che oggi cercano e riescono di renderlo ancora vivo nel presente. Il gruppo si è esibito con la Sarvi Regina, Affaccia Maria e lo Stabat Mater.

Un gruppo più giovane quello dei “Cantori del Venerdì Santo” di Castel di Lucio, a testimonianza del fatto che, contrariamente a quanto si possa pensare, molti sono oggi i giovani che si interessano alle tradizioni, comprendendo l’importanza di portarle avanti e di farne tesoro. Il gruppo si è esibito con la Salvi Regina, seguendo l’antica tradizione che vedeva i cantori divisi in due gruppi e posizionati ai due lati estremi della Chiesa, alternando una alla volta le strofe da cantare. Alla Salvi Regina ha fatto seguito lo Stabat Mater, antico canto  appreso da uno dei cantori più adulti, Franco Nobile, nel corso della sua infanzia e che ora ha tramandato ai figli, fortunati detentori di questa importante eredità.

cantori castel di lucio

La consueta disposizione a cerchio ha fatto invece da sfondo alle Parti ra cruci dei Cantori di Santo Stefano. Splendida metafora, quest’ultima, che racconta i dolori della Madonna scanditi secondo il numero di spade che avrebbero trafitto il suo cuore. Ogni Spata rappresenta una strofa del suggestivo canto polifonico che si traduce in vero e proprio lamento, espressione della drammaticità che viene in esse rievocata.

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