Anto Beppe

Capo d’Orlando: Beppe Raffaele racconta la sua Orlandina ai microfoni di Radio DOC

Anto Beppe

CAPO D’ORLANDO – Sereno, rilassato, deciso. Ospite del programma radiofonico mattutino “Cu c’è c’è” condotto da Antonio Puglisi sulle frequenze di Radio DOC, l’allenatore dell’Orlandina Calcio Giuseppe Raffaele, per tutti “Beppe”, ha raccontato la stagione della sua formazione, ormai ad un passo dal traguardo Serie D da tempo inseguito.

Con sei punti di vantaggio sul Città di Vittoria a soli tre turni dal termine, i paladini sembrano avere davvero più di un piede in CND ma il tecnico ha voluto subito spegnere gli eccessivi entusiasmi che da un’intera stagione circondano i suoi: «Vincere le partite è sempre difficile. Quando affronti la capolista tutti mettono in campo sempre qualcosa in più, questo succede a tutti i livelli. Abbiamo affrontato fuori casa squadre che avevano l’obbligo di fare punti per salvarsi ma siamo riusciti ad uscire vittoriosi il più delle volte nonostante le difficoltà. Sarei ipocrita se non ammettessi che oggi siamo in pole position per vincere il campionato. Mancano ancora tre partite e non dobbiamo lasciare niente al caso per riuscire a condurre in porto questa promozione». 

Mister Raffaele ha poi parlato del suo approccio in corsa alla nuova realtà, essendo subentrato al vecchio tecnico dopo tre giornate di campionato, e dell’impatto con le aspettative orlandine e con il presidente Romagnoli«Quest’anno si è fatto un grande errore, pensare che questa squadra fosse destinata al successo a priori. Io credo molto nella storia. L’Orlandina da tanti anni non è ai vertici di un campionato e la mentalità vincente non si costruisce in un giorno. Al mio arrivo ho lavorato soprattutto sotto questo aspetto con i giocatori, poi a dicembre abbiamo cambiato tantissimo e, visti i risultati, credo che le scelte fatte in comune con il presidente e la società alla fine si siano rivelate corrette». 

L’allenatore ha anche espresso la sua opinione sugli stimoli giusti da offrire ai giocatori e sui suoi “trucchi” del mestiere: «A questi livelli è fondamentale che la squadra si adegui ad un pensiero e non viceversa. Nello spogliatoio deve essere usato il “noi”. Poi è chiaro che l’individualità ci possa stare ma è importante che tutti questi ragazzi alla fine facciano parte di un gruppo coeso e che rema dalla stessa parte. Quando si raggiungono grandi risultati significa che c’è un gruppo di lavoro con dei valori propri. Ci vuole poi una società che ti accompagna e che protegge la squadra nei momenti difficili e da questo punto di vista sono sempre stato fortunato in carriera. Infine, sono un tipo che parla chiaro con la squadra. Io amo i miei ragazzi incondizionatamente fuori dal campo ma nel rettangolo di gioco sono loro che devono farsi amare con i loro comportamenti. Chiedo sempre massimo impegno, volontà e dedizione alla causa. Durante il mercato di dicembre tanti ragazzi avrebbero fatto carte false per lavorare con me a Capo d’Orlando e questo è grande motivo di orgoglio per un allenatore che fa dell’etica del lavoro un proprio marchio di fabbrica».

Si è passati poi alle note negative, tra cui la poca affluenza allo stadio dei tifosi biancoazzurri: «Questo è un tasto dolente. Anche i ragazzi si meravigliano di questa sorta di disaffezione nei loro confronti. Ma non è un problema dell’Orlandina 2012/2013, è un problema che ha radici più profonde. La verità è che in tutto il meridione c’è una mentalità sbagliata, è sempre più facile distruggere quello che fanno gli altri piuttosto che costruire qualcosa con le proprie forze. Se veramente si ama questa squadra, anche per il futuro, sarebbe meglio supportarla sempre per far sì che l’Orlandina diventi un patrimonio di tutta Capo d’Orlando e non solo dei giocatori, dello staff tecnico e della dirigenza. Abbiamo altre due gare casalinghe da disputare al “Ciccino Micale”, non è mai troppo tardi per sostenerci e ci farebbe piacere avere una bella cornice di pubblico che ci spinge verso un traguardo così importante».

Un po’ di amarcord per il tecnico di Gliaca di Piraino, che ha anche fatto un tuffo nel suo passato da calciatore: «Ho cominciato a dare i primi calci ad un pallone nel mio paese, Gliaca di Piraino, tra parrocchie e piazze. Ho iniziato la mia carriera con il Due Torri, poi sono passato al Marsala e via via ho girato tutta l’Italia. Poi, quando ho capito che la luce del calciatore in me si stava spegnendo, ho deciso subito di fare l’allenatore piuttosto che accettare offerte che comunque continuavano ad arrivarmi in veste di atleta. Ero un attaccante molto completo, la mia arma migliore era certamente il colpo di testa, a dispetto del mio fisico non imponente. Circa la metà dei miei 150 gol in carriera sono arrivati così».

Una piccola riflessione anche sulla situazione del calcio provinciale in generale, con accenni anche al suo ritorno da ex al “Vasi” di Gliaca di Piraino: «L’accoglienza al mio ritorno da ex? Diciamo “normale”. Credo di aver dato tanto a quella società ma ovviamente vestendo altri colori ho portato acqua al mio mulino, com’è giusto. Il Due Torri sotto la mia guida ha raggiunto un livello diverso rispetto a quello cui era abituato prima e sono contento che ancora oggi la squadra sia ai vertici di un campionato importante come quello di Eccellenza. Ci sono affezionato, rimane la squadra del mio paese. Per quel che concerne la situazione del calcio locale e l’ascesa di tante squadre della zona, posso dire che non credo sia mai successa una cosa del genere a questi livelli. Merito delle società, degli allenatori e dei giocatori che lavorano settimanalmente con grande serietà. La domanda è se le impalcature possano reggere visto che sono realtà che rappresentano piccoli paesi. Però se una piccola cittadina si identifica completamente con la propria formazione tutto è più facile. Un esempio può essere quello del Rocca che sta certamente facendo un grande lavoro anche dal punto di vista del marketing e della comunicazione». 

Un Beppe Raffaele a tutto tondo, dunque, quello che si è raccontato ai microfoni di “Cu c’è c’è”, un Beppe Raffaele che ha toccato tanti argomenti in maniera sempre efficace. Grande allenatore, grande bomber e grande comunicatore, un vero vincente anche fuori dal campo. L’intervista all’allenatore dell’Orlandina Calcio andrà in replica in versione integrale questa sera dalle ore 20 alle ore 21 sulle frequenze di Radio DOC.

 

 

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