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La tua opinione: “ATO, i signori dei rifiuti!”

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Ci scrive Giuseppe Caputo che ricostruisce, in una sua “opinione” la storia delle ATO e sopratutto del perché sarebbero nate e a cosa effettivamente servono. Come sempre pubblichiamo le “opnioni” dei nostri lettori, l’importante è mantenersi al regolamento pubblicato sul nostro portale.

“Qualche giorno fa mi arriva una chiamata registrata del sindaco Enzo Sindoni di Capo d’Orlando , la quale invitava a non mettere i sacchi di spazzatura fuori come solitamente facevo , e a tenerla dentro oltre all’invito di tenere pulita la banchina davanti la propria porta . . .

Il motivo è semplice : tutti gli impiegati dell’ATO hanno da giorni incrociato le braccia , poiché è da SETTE MESI che non percepiscono lo stipendio che gli spetta .

Ma perché non lo percepiscono ?

Di seguito riporto la storia di un sistema politico-favoritismi che solo qui in Sicilia poteva crearsi : A cavallo tra il 2004 e il 2005, in tutta l’isola,  sotto la minaccia del commissariamento dei comuni, hanno iniziato ad operare nuovi enti: i cosiddetti ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) previsti dal Piano Regionale dei Rifiuti.

Lo scopo? Ottimizzare le risorse, i beni ed i mezzi al fine di ottenere una gestione economica, efficiente e trasparente dei rifiuti (e del servizio idrico), senza un aggravio dei costi per i cittadini.  Questo, perlomeno, era il nobile intento del Decreto Ronchi. Ma in Sicilia è andata diversamente. Dei 9 ATO, uno per provincia, previsti in principio, ne sono state istituiti 27. Troppi (in alcune province se ne registrano addirittura 5) visti i risultati disastrosi.

Con il Decreto n. 127 del 20/05/2008 il  Presidente della Regione, ancora euforico del risultato elettorale, aveva disposto la riduzione degli ATO in Sicilia: molto rumore per nulla, poiché ad oggi non è successo nulla. Altra anomalia tutta siciliana: gli ATO sono società per azioni a tutti gli effetti, anziché consorzi di Comuni come nel resto d’Italia; nonostante i soci azionisti siano i Comuni aderenti, con quote di partecipazione proporzionali al numero di abitanti, gli ATO rifiuti sono Società di Capitale, SpA , non soggette dunque ai controlli ed alle regole di trasparenza proprie degli enti operanti nel settore pubblico: ad esempio quelle relative alle assunzioni del personale.  Dietro agli ATO si muovono clientele, poltrone, fiumi di soldi che alimentano interessi e attirano attenzioni d’ogni genere e qualità.

Secondo uno studio della Cgil, nei consigli di amministrazione degli ATO siciliani siedono 189 consiglieri di amministrazione che costano ogni anno 12 milioni di euro. A questi  si aggiungono i costi di consulenze, che in alcuni casi sono arrivati fino a 150 mila euro, e di auto blu per amministratori e funzionari. Gli ATO, nella maggior parte dei casi, svolgono soltanto un ruolo burocratico di  passacarte e di riscossione le bollette. Non si occupano, come potrebbero e dovrebbero, di organizzare direttamente i servizi collegati al ciclo dei rifiuti ma li appaltano ad imprese private moltiplicando così gli attori che operano nel sistema.  Un evidente e clamoroso campanello d’allarme sono stati i bandi di gara per l’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti. Lo spiegava chiaramente il Presidente della Federazione Imprese di Servizi (FISE), Carlo Noto La Diega, nel corso dell’audizione di fronte alla commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti della scorsa legislatura: “Nelle gare d’appalto i termini che intercorrono tra l’emissione della gara e il momento di presentare l’offerta sono assolutamente assurdi e fanno pensare male”. Per l’associazione di categoria è un sintomo preoccupante che “gare per svariate centinaia di milioni  vengono bandite con la pretesa di avere una risposta seria entro 15 o 20 giorni”.

Una vera e propria corsa ad ostacoli, a cui vengono aggiunti altri paletti e limiti contenuti all’interno dell’incanto, che finiscono per vietare, letteralmente, la partecipazione ad una gara d’appalto. Come ad esempio, quando nei bandi di gara vengono poste richieste assurde e sospettabili di strumentalità, come “chiedere se hai già svolto servizi per un milione di abitanti quando devi servire una città di 50 mila abitanti” o – prosegue il Presidente della FISE – condizioni come  “la disponibilità dei terreni, che è un classico per limitare  tale percorso”.

Un altro elemento richiamato dal presidente della Fise alla Commissione parlamentare è “il massimo ribasso che limita la partecipazione alle gare per le aziende serie”.

Conclusione : Nel periodo elettorale sono stati promessi tantissimi posti all’ATO ( piu’ di quanto c’è ne sarebbero di bisogno ) . La cosa per quelli all’apice dell’ATO e per alcuni politici funziona poiché sono un serbatoio di voti garantiti . Le conseguenze sono tariffe impagabili e servizio inefficiente  . Qualche esempio :

Una frutta e verdura paga € 1.900
Un ristorante paga € 3.400
Una pensionata che vive sola paga € 300
Ovviamente sono cifre che non si possono pagare ed è per questo che quasi nessuno le ha pagate con la conseguenza di non pagare gli impiegati dell’ATO . . .

Fino a quando non si cambierà mentalità , qui in Sicilia non cambierà nulla .

Ah Dimenticavo , l’isola ecologica sta diventando la Napoli di Sicilia . L’altro giorno andando a buttare la spazzatura li , poiché è assurdo tenerla dentro settimane , tra tutte le buste buttate c’erano topi . . .

Siamo il terzo mondo dell’Italia”.

Giuseppe Caputo

Tel. 32891xxxxx

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