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Mirto: Finardi, la sua musica, i suoi ricordi, il suo pubblico…

Si è conclusa lunedì sera al Pub “La Dispensa” di Mirto la tournee siciliana del musicista e cantautore Eugenio Finardi. L’artista, dopo essersi esibito sui palchi di Catania, Palermo e Marsala ha concluso i suoi concerti siciliani con due serate a Mirto che hanno registrato il tutto esaurito sin dai primi giorni. L’evento, organizzato dal Cross Road Club di Capo d’Orlando, si inserisce in un ciclo di concerti di livello, che ha già visto l’esibizione di Eugenio Bennato accompagnato dal gruppo palermitano dei LassatilAbballari. Finardi è tornato alla “Dispensa”, luogo a lui caro, questa volta con un progetto nuovo dal titolo “InDue”. Accompagnato dal pianista Paolo Gambino, Finardi si offre al suo pubblico senza filtri, in un’atmosfera intima e raccolta, molto familiare, con la solita casacca nera in stile mediorientale e la sua chitarra.

Una prima battuta, lasciata cadere lì, per rompere un po’ il ghiaccio, mentre accorda il suo strumento, palesa quella simpatia che già il personaggio ispira: “I chitarristi passano metà della propria vita ad accordare la chitarra e l’altra metà a suonarla scordata.” E’ così che Finardi apre il suo ultimo concerto siciliano che vede al centro il dialogo con il pubblico; aneddoti, storie di una vita passata tra l’Italia e gli Stati Uniti, amori ed amicizie, vanno ad intrecciarsi alle sue canzoni. “Le ragazze di Osaka”, “Patrizia”, “Non è nel cuore”, “Un Uomo”, per ogni brano, un pezzetto di storia della musica italiana. L’amicizia con Demetrio Stratos e Franco Battiato, i consigli di Mario Luzzatto Fegis, il tour insieme a Fabrizio De Andrè. Proprio parlando dell’amico Fabrizio, il cantautore milanese ha voluto inserire tra le canzoni della serata una “chicca”, volta a rendere omaggio ad uno degli album più belli di De Andrè, “La BuonaNovella”. Il brano scelto da Finardi e che ha notevolmente impreziosito la serata è stato “Il ritorno di Giuseppe”.

Ma oltre, ai pezzi storici e alle rimembranze, Eugenio Finardi ha affrontato anche argomenti attuali, intonando il brano “Nuovo Umanesimo”, realizzato con Max Casacci dei Subsonica. Una canzone, questa, che è anche un manifesto di intenti per rimettere al centro del mondo l’uomo, la persona, come esprimono chiaramente le parole del testo: Ci vuole un nuovo umanesimo che ci faccia capire perché siamo così violenti. Siamo noi la scimmia assassina, siamo noi Caino…con onestà dobbiamo studiare, con affetto dobbiamo capire che siamo dominati dagli istinti che poi chiamiamo sentimenti”.

Un pubblico eterogeneo ha fatto da cornice allo spettacolo ripercorrendo insieme all’artista la musica d’autore che ha caratterizzato gli anni ’70. Un altro concerto riuscito che va a riconfermare quanto ormai sembra evidente, ossia che la buona musica e la cultura hanno ancora qualche speranza di sopravvivenza da queste parti, almeno fin quando ci saranno persone che lavorano con passione, così come fa il Cross Road Club da tanti anni.

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