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Brolo: Germanà “denunciare l’esclusione dai concorsi pubblici delle donne in gravidanza”

“Il 18 dicembre scorso, si è svolta la prova pre-selettiva del concorso docenti per la Regione Siciliana, e tutti coloro che hanno brillantemente superato la prova, sono stati convocati per sostenere la prova scritta, secondo un calendario  stilato in base agli ambiti disciplinari. In veste della mia carica di deputato regionale – scrive Germanà – e del mio ruolo che mi impone la rappresentanza di istanze ed esigenze presso l’Assemblea Regionale Siciliana, sono stato investito di numerose richieste provenienti da donne in stato di gravidanza,  il cui termine coincide con la data fissata per lo svolgimento della prova scritta, e che quindi di fatto si trovano impossibilitate a recarsi presso la sede stabilita per l’esame”.

Occorre specificare, sottolinea l’onorevole, “che le docenti interessate, si sono rivolte alle sedi competenti, portando a conoscenza della loro particolare condizione i funzionari preposti della Direzione Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia che, in ottemperanza alle indicazioni ed alle regole stabilite dal MIUR, hanno negato la possibilità non solo di presentare giustificazione per l’assenza, ma anche di prevedere un eventuale appello supplementare, spiegando che chi non si presenta alla prova il giorno assegnato è automaticamente escluso dal concorso”.

“Una situazione paradossale – continua nella sua lettera aperta – in un Paese che si professa democratico ed ha sempre combattutto contro le discriminazioni di genere, e non possiamo consentire che una donna in gravidanza sia esclusa dalla partecipazione ad un concorso pubblico in ragione del suo stato di attesa del figlio, visto che ciò determinerebbe un’inaccettabile disparità di trattamento nei confronti di una concorrente che vede così pregiudicata la sua scelta in favore della maternità”.

Inoltre, evidenzia Germanà “che al di là di una censura dal punto di vista etico e morale, l’esclusione delle candidate incinte, così come ribadito nell’ottobre del 2011 in una sentenza del TAR del Lazio è in palese contrasto con che gli artt. 3 e 51 della Costituzione che garantiscono a tutti i cittadini senza distinzione di sesso la possibilità di accesso agli uffici pubblici, e ciò in ragione del più generale principio di uguaglianza sancito dalla carta costituzionale. Se ciò non bastasse, ricordo che anche la normativa comunitaria può essere addotta a sostegno di questa mia pubblica denuncia considerato che la direttiva del Consiglio 9 febbraio 1976, 76/207/CEE, relativa all’applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto concerne l’accesso al lavoro, stabilisce, all’art. 3, n.1, che l’applicazione del suddetto principio comporta l’assenza di qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda le condizioni di accesso, compresi i criteri di selezione, agli impieghi o posti di lavoro qualunque sia il settore o il ramo di attività”.

“La condizione di maternità – aggiunge l’onorevole – impone alle pubbliche amministrazioni di adottare ogni misura necessaria per garantire la tutela della donna e della maternità e assicurarle la partecipazione al concorso in condizioni di parità effettiva con gli altri candidati, non si può dunque continuare a perpetrare prassi illegittime, ingiustificate e lesive dei diritti delle donne, che penalizzano coloro che scelgono l’esperienza della maternità, ma anzi si deve lottare affinchè le procedure selettive di accesso ai pubblici uffici si uniforminino in maniera effettiva e reale, garantendo di fatto il principio costituzionale della parità di trattamento”.

“Alla luce di tali principi e regole di rango costituzionale e legislativo – conclude Germanà – appare illegittimo il rifiuto opposto dall’Ufficio Scolastico regionale che ha assolutamente escluso la possibilità di un appello supplementare, ed è per questo che io, in qualità di rappresentante delle Istituzioni, mi faccia carico di una questione che coinvolge centinaia di donne che a tutt’oggi non si vedono riconosciuto il loro diritto alla maternità che va tutelata e protetta”.

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