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La tua opinione: La Villa, i suoi aristocratici abitanti, la Fondazione, “tutti al rogo nel falò della vanità”

Una “opinione” imperdibile quella che troverete di seguito a firma di Maria Grazia Librizzi. Poesia, cultura, saggezza, dolcezza e straordinaria scrittura pongono l’attenzione sulla recente polemica scaturita tra la Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella e l’Amministrazione Comunale di Capo d’Orlando. Buona lettura:

 “ … Cosimo … ma cosa vanno a fare lì sulla luna, con tanti problemi da risolvere qui sulla terra, che ci vanno a fare lì. La luna è dei poeti, e ce la vogliono togliere”. Mi è bastato prendere in mano il libro di Franco Venieri:  Lucio Piccolo -“ naturalista lirico”- poesie inedite e aspetti umani, per ripensare ad  un personaggio   ricordato da tutti con stima ed affetto.

 Il mio pensiero è dunque rivolto a Cosimo Emanuele, il “Maestro barbiere” apprezzato artigiano, che con competenza e professionalità gestiva proprio in Piazza Matteotti il suo salone, luogo di incontro per la comunità. Penso quindi alla sua bottega  di lavoro che era  anche angolo di sogni e speranze per chi, nel fine settimana, tentava la fortuna confidando in un futuro migliore.

Oggi che le case da gioco sembrano essere molto più importanti e redditizie delle scuole, delle fondazioni , dei teatri, dei musei e di tutto quanto si rivolge alla cultura, penso al vecchio barbiere con grande nostalgia perché ho l’impressione che veramente si sia smarrita la “MISURA”e che in una società, caratterizzata da fuochi fatui, tutti siamo sempre in cerca di vincite milionarie trascurando quei valori che veramente danno ad ogni uomo  sostegno, stabilità e certezza.

Sorrido pensando a quei  piccoli opuscoli  a soffietto che odorosi di dopo barba ritraevano scandalose donnine ricoperte solo di piume. Rappresentavano  il massimo della trasgressione! Erano accompagnati dagli auguri di buon anno, erano calendari che mio nonno cliente assiduo del maestro barbiere, riceveva in dono come premio di fedeltà e furtivamente nascondeva in qualche cassetto, ritenendo l’omaggio poco adeguato alla vista di bambini e ragazzi.

Il vecchio di casa, è stato sempre piuttosto severo, apprensivo, affettuosamente paterno e come ogni anziano che sopravvive al giovane, non è mai riuscito a liberarsi da un lacerante senso di colpa rimanendo imprigionato nel suo dolore. Per lungo tempo affannosamente, ha provato a scontare la sua pena,  cercando in tutti i modi di sostituire quella  mancante tessera di mosaico.

Non era difficile incontrare  Lucio Piccolo nel salone di Cosimo e questo spesso in casa mia era  oggetto di discussione perché a dispetto di dislivelli sociali, considerati insuperabili nello stereotipato pensiero perbenista, mio nonno raccontava dell’amicizia tra il barone e il barbiere e mi faceva anche molto divertire raccontando dettagli di  sagaci battute e descrivendomi talvolta  i curiosi abbigliamenti dell’estroso personaggio. Ho imparato dunque da bambina ad apprezzare Villa Piccolo, forse proprio per questo, credo sia molto importante suscitare  oltre che negli adulti, soprattutto  nei bambini interesse e curiosità…per abituarli al meglio,  sollecitando il loro spirito criticamente indagatore.

Posta fuori dal centro abitato, Villa Piccolo in fondo racconta la storia di un dolore e di un  esilio e costituisce uno dei punti di riferimento più importanti per la Comunità  Orlandina  non credo siano necessarie particolari descrizioni architettoniche, i bei volumi, rigorosamente geometrici e privi di fronzoli sono portatori di messaggi essenziali , mentre l’utilizzo del colore unico richiama l’attenzione  sulla esigenza di solidità privata da qualsiasi frammentazione.

Ogni volta  che  guardo la costruzione  mi vengono in mente certe chiese Romaniche non so bene perché, di sicuro, le date di costruzione,  non coincidono, ma il corpo più basso mi ricorda  la cripta … la radice, il seme, mentre la parte alta, con tutto il suo contenuto, mi fa pensare al germoglio e naturalmente al frutto. La villa costituisce in modo inequivocabile, per questo paese, un vero e proprio laboratorio di cultura, un centro propulsore che nel suo essere sede di conoscenza  si rivolge alla mente ed anche all’anima.

Percorrere il lungo pergolato inseguendo i propri pensieri riesce a garantire sensazioni straordinarie, mentre mi piace  immaginare la rigogliosa vegetazione carica di frutti non ancora maturi. Proprio così acerbi, come ho sentito  nello struggente dialogo  di un  cortometraggio,”… i frutti maturi si raccolgono e si mangiano, mentre quelli acerbi si alimentano in attesa del raccolto … ”

Approvo, è vero, questo splendido giardino ha bisogno di cure e di attenzioni continue, del resto noi siciliani dovremmo avere ben chiaro cosa significhi una folta  e rigogliosa vegetazione, gli arabi sono stati  nostri inquilini e hanno espresso molto bene il concetto di paradiso terrestre, lasciando importanti testimonianze.

Fiumi di parole si sono spese sull’importanza della famiglia Piccolo, simbolo di antica aristocrazia colta e raffinata che, pur nell’amaro disincanto, pone al centro della propria vita importanti sfide relative alla conoscenza e all’ingegno creativo. Qualche anno, fa  sono stata alla villa in compagnia di colleghi Irlandesi,  sono rimasti impressionati  dagli acquerelli di Casimiro, il suo mondo fiabesco li ha stupiti ed incantati, conoscevano invece molto bene la poesia di Lucio e sono rimasta sorpresa, quando mi hanno chiesto  di accompagnarli in località  Mercadante,  in quanto sapevano  l’interesse che il poeta nutriva per questo luogo che, purtroppo come altri ,è oggi ampiamente sottovalutato e lasciato in uno stato di grave incuria. L’Irlanda tiene in grande considerazione la FORMAZIONE delle nuove generazioni e investe nella cultura, ritenuta la vera fonte di benessere materiale e spirituale.

Alcuni anni fa partecipai con i miei alunni al concorso regionale “Conosci il tuo Museo”, da allora coltivo il desiderio di avvicinare alla Villa  anche le generazioni più giovani. Non credo potrebbe considerarsi dissacrante realizzare delle storie  a fumetti  sulla vita e le opere di questi ultimi “Gattopardi”.

La poesia di Lucio, attraverso doverosi processi di semplificazione, potrebbe diventare leggera e maggiormente comprensibile, mentre il magico mondo fiabesco di Casimiro, sarebbe perfetto per alimentare le fantasie creative dei ragazzi, Alì e gli altri cani sarebbero amici sinceri protagonisti di nobili storie,  il profumato giardino di Agata ricco di glicini, gelsomini, alloro e rampicanti di ogni genere,  costituirebbe l’ambiente perfetto per immaginare un mondo migliore. Per fugare ogni dubbio, dato il clima, preciso che non sono una fumettista.

Gli  avvenimenti di questi giorni riguardanti la fondazione Piccolo e le relative polemiche mi costringono ancora una volta, naturalmente come semplice cittadina di questo paese, a qualche amara riflessione; senza scendere infatti, in particolari che non conosco vorrei piuttosto esprimere tutta la mia disapprovazione per la mancata sensibilità dimostrata in certe affermazioni  che ritengo siano da considerarsi all’unisono …  come al solito!

Non ho sentito infatti alcun distinguo, pertanto ho ragione di credere che questo sia, come dire, il pensiero UNICO dell’attuale maggioranza. “A casa da barunissa”, rappresenta un simbolo caro a tutti   gli Orlandini  e chi ha condiviso un percorso, sa che è stato possibile usufruire di infinite possibilità rivolte alla crescita umana e culturale.

Certo, mi rendo conto che alcuni eventi  realizzati  nei  caldi pomeriggi estivi, richiedono qualche sacrificio … è certamente più comodo ed anche più fresco stare in spiaggia … ma  le opportunità non si sciupano,  soprattutto quando sono meticolosamente curate, inoltre porto nel cuore  il ricordo della bellezza di certi impareggiabili tramonti.

Mi sembra realmente superfluo ripercorrere tutte le occasioni di cui, tra l’altro si è ampiamente riferito … basta cercare su Google  per trovare e soddisfare la propria curiosità. Sono infatti, sinceramente  convinta che il nodo da sciogliere sia altrove e si debba ricercare nella mancanza di interesse e soprattutto nella scarsa propensione a sostenere realmente  la cultura come dovere civico e politico.

Da alcune stagioni trascorro a Villa Piccolo serate indimenticabili e  dal momento che non mi piace parlare “SENZA SAPERE e SENZA VEDERE”, essendo stata presente posso  rassicurare gli assenti, raccontando di un programma intelligente e aperto a tutti, che si è posto come fine ultimo, la necessità di veicolare un messaggio profondamente umano e didattico, basato sull’esigenza di orientare la COMUNITA’ per soddisfare bisogni  ritenuti fondamentali.

Credo che la fondazione vada ALIMENTATA e SOSTENUTA per il convincente lavoro svolto e sono particolarmente grata ad Alberto Samonà  il quale,  in veste di  ideatore e curatore delle varie  rassegne, ha saputo garantire spettacoli di grande qualità  emozionando e coinvolgendo il pubblico che ogni sera è stato sempre più numeroso.

Messaggi di grande effetto che si sono serviti dello spettacolo per arrivare alla mente e al  cuore degli spettatori, significati intensi,  distribuiti  attraverso raffinate e svariate forme di comunicazione. Forse per deformazione professionale, ho rilevato sconfortanti assenze pertanto, non capisco come sia possibile giudicare ad occhi chiusi, o peggio per immotivato pregiudizio.

A. Samonà  ha trasferito nella rassegna tutto il suo giovane e fruttuoso  entusiasmo intellettuale , ha saputo farlo con intelligenza e delicato garbo, alternando con saggezza momenti più leggeri, con altri più impegnati  e più mirati alla conoscenza, al sapere e alla riflessione; il suo intuito mira a diffondere il MESSAGGIO in modo sempre più proficuo ed esteso, nel tentativo di convogliare un numero sempre maggiore di IDENTITA’ IN CAMMINO.

Tutti gli appuntamenti dunque, hanno avuto un comune denominatore coinvolgere il pubblico indirizzandolo alla meditazione, nel convincimento che la partecipazione collettiva, e corale sia un potente mezzo di diffusione culturale.  Ben Parodi nel volume: “Archivio Storico- Famiglia Piccolo di Calanovella”  si diceva certo del futuro della Villa descrivendone la “FUNZIONE SOCIALE”. In ogni occasione Alberto Samonà   ha ricordato con affetto e gratitudine gli insegnamenti dello studioso scomparso.

Trovo la polemica di questi ultimi giorni  assolutamente ingenerosa, mi piacerebbe piuttosto vedere una vera e reale collaborazione tra amministrazione e fondazione,  perché questo significherebbe  comprendere esigenze diversificate e disponibilità ad attuare percorsi originali, funzionali a certi modelli  di umanità, pronti a rafforzare e promuovere  i principi della  coesione sociale. Trovo inoltre, molto importante la manifestata esigenza relativa all’incontro tra diverse culture  per realizzare percorsi condivisi.

Di queste serate rimangono belle pagine cariche di appunti ,archivio inviolabile della memoria, viaggi dell’anima cammini interiori in lunghi sentieri ricchi di profumati frutti; Spirali di luce piene di parole, immagini, canti, suoni e preghiere che hanno dato colore alle mie giornate.

Delicati momenti che mai vorrei dimenticare, voci che raccontano l’incanto della vita e della sua tenera fragilità, raffinata musica sufi  che ha saputo trasmettere autentiche vibrazioni , splendidi Dervisci danzanti che parlano di terre lontane e vicine, grida di donne senza tempo che dopo travagliati percorsi, finalmente liberate dal dolore, cercano con più leggerezza il senso della propria vita, presentazioni di libri che raccontano di misteriose primavere, giornalisti e studiosi che propongono lucide analisi di questa  mia terra amara , testi e rappresentazioni teatrali portatori di utili e innovatori messaggi .

Tutto ciò è solo una minima parte di quanto ho visto e sentito …  con rammarico  penso che in una più responsabile e corretta ottica di collaborazione,  Villa Piccolo potrebbe estendere le sue lunghe fronde ad una parte sempre più ampia della comunità, trasmettendo,  soprattutto alle giovani generazioni, le modalità  di una metodologia didattica efficace e rigorosa supportata da entusiasmo e passione.

Peccato, lo strategico e futurista intento di Alberto Samonà, credo sia stato ampiamente sottovalutato o addirittura ignorato, almeno fino a questo momento. Il suo lavoro sempre rigorosamente curato, seducente e accattivante, rivela lunghi anni di studio e rigorosa ricerca. Sono convinta  che seguendo questa strada sarebbe possibile riuscire a scartavetrare le superfici, rendendole lisce e piane e di sicuro, potrebbe essere più semplice  far scivolare   nuove ed allettanti  proposte.

Sono pronta a fare qualunque battaglia a fianco della FONDAZIONE, per evitare l’isolamento e l’appiattimento sociale e invito la mia Comunità a prendere una posizione chiara e rigorosa perché non venga strappato il sipario della conoscenza, e si lasci sfiorire  la bellezza sfregiando la cultura.

Evito di fare qualunque riferimento alle provocazioni , non mi piacciono le polemiche, soprattutto quando le considero inutilmente sbrigative, sterili e azzardate, preferisco i MOTIVATI  atteggiamenti critici e le costruttive proposte di collaborazione che passano comunque sempre attraverso democratici confronti, dibattiti e mai comunque, possono essere  espressione di singole individualità.

Amo ancor meno gli slogan, mi ricordano le cartine dei baci perugina , le leggevo da piccola, crescendo ho imparato a buttarle via subito senza perdere tempo, così  generalmente, preferisco  puntare dritta alla delizia, sciogliendo lentamente l’impasto di cacao e nocciole, mentre  assaporo il gusto di un prodotto di alta qualità.

L’assidua frequenza a Villa Piccolo, mi fa parlare con certezza di fatto  e quindi posso asserire di non aver visto caste di alcun genere, in tal caso io apparterrei ai ” PARIA”  e quindi non mi spetterebbe alcun diritto di entrata e relativa partecipazione. Ho visto   piuttosto  schiere di professionisti competenti e preparati, disponibili a interagire con il pubblico pronti al dialogo e al dibattito   fuori da  qualunque superflua banalità.

Ritengo le mie scarpe  poco usurate, quindi mi auguro che sia ancora lungo il mio cammino e spero che le PORTE DEL SACRO possano aprirsi  ancora per molto tempo e che lunghi percorsi condivisi possano effettuarsi sotto pergolati ricchi di profumato glicine.

Oggi è stata una fredda e faticosa giornata di lavoro,  sto per rientrare a casa  e percorrendo il litorale di San Gregorio, nei pressi del BORGO DEI PESCATORI, ridicoli cumuli di sabbia aspettano indifesi e impauriti… saranno disintegrati da grandi e minacciose onde che si alzano con movimenti ritmici e rumorosi. Il cielo  cupo è carico di nuvole, sembra  sia stato imbrattato da un grosso carboncino nero.

Al mare affido i miei pensieri e li vedo affondare avvolti in una colata di schiuma bianca;  in superficie invece,  rimangono gli inganni, galleggeranno a lungo e trasportati dal vento, disegneranno viscide macchie  oleose, residui di elementi essenziali, di certo  sporcheranno  l’acqua  anche nelle giornate azzurrine.

Per me tengo la memoria, spero di saperla custodire adeguatamente come ho già fatto con alcuni preziosi foglietti  e vecchie  cassette che raccontano scorie, rimasugli e frammenti  di sogni frantumati. Mi piace l’idea di aver cura della memoria, sono convinta che sia necessario alimentarla e trasmetterla anche in piccole storie che di sicuro,  non hanno alcuna pretesa, probabilmente somigliano alle lunghe barbe degli strani personaggi dipinti dal barone Casimiro. Pensando  alla poesia che Lucio Piccolo ha dedicato a Cosimo, penso all’affilato rasoio dell’amico barbiere … con un colpo secco sarebbe pronto a reciderle queste barbe, con esse potrebbero cadere vuote e misere speculazioni,   inaccettabili espressioni di autoritario potere.

Maria Grazia Librizzi

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