castel di lucio

LA STORIA DI UNA COMUNITA’ RACCONTATA ATTRAVERSO TRE NUOVE PUBBLICAZIONI


Grandi momenti dedicati alla cultura per il comune di Castel di Lucio che nella giornata di domenica 12 agosto ha ospitato, presso i locali del Centro Polivalente “Giuseppe Regina” la presentazione di tre libri aventi come oggetto la storia, la cultura e le tradizioni di questo piccolo centro Nebroideo, scrigno di memorie e di bellezze artistiche e culturali.

Dinamiche sociali, quelle raccontate da Luigi Salvo in Spigolature Castelluccesi, testo all’interno del quale l’autore descrive la storia della comunità castelluccese attraverso aneddoti e persone giunti fino al presente grazie al patrimonio orale. Il testo, la cui presentazione è stata affidata all’architetto Nuccio Lo Castro, fa rivivere  i valori civili e l’identità di una comunità di persone che hanno fatto la storia del paese che è poi la storia di tutti noi.

E dalla tradizione orale proviene anche la raccolta di versi curata dall’Architetto Mario Vittorio Nicolosi e dall’Ingegnere Franco Alberti,  Semplicità nella poesia di Iudicello Gaetano. Versi di un poeta e di un artista analfabeta, giunti fino a noi grazie alla collaborazione e al ricordo dei familiari, soprattutto della figlia Iudicello Teresa, che con questa pubblicazione hanno voluto rendere immortale il ricordo del compianto familiare. Oltre alle belle poesie d’amore e a rime riguardanti la guerra in Abissinia, da lui stesso combattuta, parte rilevante della raccolta di rime è senza dubbio quella conosciuta come “ Le parti di S. Giuseppe e di San Placido”  dove il poeta racconta in rima la vita dei santi e la tradizione religiosa legata al loro culto nel paese di Castel di Lucio.

Storia fatta dal popolo  e ad esso appartenente, questo il filo conduttore che lega questi primi due libri e ad un terzo presentato nella stessa giornata, intitolato Giarabub dell’artista Francesco Cuva. Quest’ultimo racconta un episodio della seconda guerra mondiale, che ha visto la sconfitta dei reparti italo-libici dopo una strenua difesa dell’oasi libica, ad opera delle truppe britanniche. Un episodio storico che l’autore ha cercato di ricostruire non solo attraverso la conoscenza acquisita dai manuali di storia, ma soprattutto attraverso la memoria e i racconti di quei soldati che hanno vissuto in prima persona la battaglia. E tra questi ve ne erano quattro  appartenenti ai comuni nebroidei, tra cui due castelluccesi. La particolarità del testo risiede proprio nel fatto che lo storico ha voluto integrare con questi episodi, a lui narrati dai familiari dei soldati coinvolti e ora deceduti, la verità tramandata dalla storiografia tradizionale, dando così una versione dei fatti nuova, inedita. Attraverso questi racconti lo storico ha esaltato il sacrificio di questi soldati e soprattutto l’irriconoscenza da parte dello stato nei confronti di quegli uomini che non solo per un anno hanno combattuto una dura battaglia, ma che hanno dovuto anche sopportare 5 anni di prigionia per la sola colpa di essere soldati italiani.

Momenti di cultura ma anche e soprattutto di ricordi e di memorie passate, resi speciali anche dalla presenza dei familiari dei soldati che non hanno mancato di sottolineare come fosse sempre forte il ricordo di quell’esperienza nei loro cari, un ricordo e un racconto costante che si sono portati fino alla morte.

Un unico sentimento ha quindi animato il lavoro di chi si è adoperato a realizzare queste opere, ovvero la consapevolezza che i ricordi del passato servono a costruire il nostro presente e che rendono e renderanno vivo quello che oramai non c’è più, ciò che non va dimenticato, che fa parte della nostra storia e che è quindi parte integrante della nostra identità.

 

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