INTERVISTA A DACIA MARAINI

Conferita mertedì pomeriggio alla nota scrittrice Dacia Maraini la cittadinanza onoraria per il suo impegno a favore delle fascie più deboli. L’autrice ha tenuto, a partire dalle ore 19,00 nei plessi della Villa Comunale di Brolo, un dibattito molto partecipato con i lettori, molti dei quali giovani, i quali hanno posto tantissime domande alla Maraini, che ha risposto a tutte le curiosità mostrando grandissima disponibilità. A partire dalle 22,30 in scena, nei plessi del giardino del Castello di Brolo, un’idea teatrale della scrittrice, nata sulle lettere inedite di D’Annunzio all’amante Barbara. Il consiglio dell’autrice, presentando la rappresentazione, è stato quello di far finta di non essere a conoscenza della natura dei componimenti, lasciandosi ingannare dalla costruzione teatrale e drammaturgica, risolvendo solo alla fine, insieme alla protagonista, il mistero dell’amore come inganno, desiderio e sogno. L’equivoco nasce nella donna, interpretata meravigliosamente dall’attrice romana Annalisa Picone, che, morta la madre, trova le lettere che quest’ultima aveva ricevuto da un certo Gabriele. Riportiamo a seguire l’intervista con l’autrice di successi come “La lunga vita di Marianna Ucrìa” e “Bagheria”, nata a Fiesole nel 1936 e di origini siciliane.

Cosa ne pensa della situazione attuale della politica italiana?
“Direi che abbiamo toccato il fondo, e più in basso di così non si può andare. Però sento che si sta risvegliando qualcosa nella coscienza degli italiani. Fino ad ora c’è stata una sorta di rassegnazione, che continua specialmente nella Sicilia che tanto amo. Si dice «è inutile, tanto non cambia nulla», ma io non sono d’accordo con Tomasi di Lampedusa, che diceva «se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi». Ovviamente cercando di rivoluzionare la realtà si corrono dei rischi, ma se non si affrontano gli ostacoli credendo nel futuro difficilmente cambierà qualcosa”.

Dacia Maraini

Qual è il suo rapporto con la religione?
“Da piccola ero molto religiosa, ma adesso nutro una forte avversione nei confronti del potere della Chiesa, ammiro il sentimento religioso, ma non sopporto i soldi e gli interessi della Chiesa nel manipolare la vita sociale e civile del nostro Paese cercando di imporre le proprie idee”.

Qual è il suo rapporto con la Sicilia?
“Ho vissuto in Sicilia la mia adolescenza, dunque è stata per me formativa. Nonostante nella mia famiglia ci sia stata un’educazione alla responsabilità, in modo da lasciarmi libera di agire nel rispetto di me stessa, ho sofferto l’educazione tipica della Sicilia degli anni ’50 nei confronti delle mie amiche”.

Un momento dell'incontro a Brolo con Dacia Maraini

Quali sono secondo lei i modelli da proporre ai giovani d’oggi?
“Un modello lo si porta dentro di sé, dà il coraggio d’agire, non ha valenza metterlo su un piedistallo e dimenticarlo lì. Per me modelli da seguire ed imitare dovrebbero essere Rita Atria, il giudice Livatino o Peppino Impastato”.

Quali sono stati i libri principali della sua esperienza formativa?
“Un libro che mi appassionato tantissimo nella mia vita è stato Pinocchio. È un libro magnifico, scritto in un bellissimo italiano e che si può interpretare da diversi punti di vista. Pensi solo che è il secondo libro più letto nel mondo dopo la Bibbia!”.

Dacia Maraini

Cosa ne pensa dell’integrazione sociale?
“Ritengo che si debba partire dal presupposto del rispetto delle culture altrui, ricercando i punti in comune con le altre popolazioni e evidenziando le similitudini piuttosto che le differenze”.

Cosa le piace del teatro?
“Mi piace lavorare dialogando, mi piace l’aria giocosa che si respira negli ambienti teatrali scambiando opinioni. Faccio teatro dal 1970, e coltivo questa grande passione parallelamente a quella letteraria”.

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