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DA VILLA PICCOLO ALL’ALCHIMISTA FILM FEST


Ancora nuove splendide serate nel Parco di Villa Piccolo, dopo la raffinata musica, il teatro con Ecuba millevoci, l’Opera dei Pupi tradizionale, un nuovo straordinario percorso con “Le notti di Casimiro” e la serata dedicata alla figura di Lucio Piccolo con la conferenza-reading intitolata “La melopea del tempo”; i lavori sono stati introdotti dal presidente della Fondazione Famiglia Piccolo, prof. Carmelo Romeo con il significativo intervento del prof. Natale Tedesco e della prof.ssa Domenica Perrone che ha curato le letture de “La Meridiana” di Lucio Piccolo.

Le due serate dedicate alla figura di Casimiro Piccolo, realizzate su testi di Alberto Samonà con la riduzione teatrale a cura de “la casa dei Santi”, hanno consentito un suggestivo e coinvolgente percorso alla scoperta di questo poliedrico e raffinato personaggio pittore, occultista, appassionato di arte, e pioniere della fotografia.

Ritratto di perfetto spirito aristocratico siciliano i Piccolo hanno lasciato segni indelebili nel panorama culturale. Fortemente simbolica, colta e raffinata, la poesia di Lucio risulta ricca di suggestioni segrete, e riesce a percorrere gli strati più profondi dell’anima. Accattivante e magica l’arte di Casimiro, appare caratterizzata da una grande sensibilità metafisica, con una natura popolata tra l’altro da gnomi, ninfe, fatine e folletti; molti studi dedicati allo spiritismo e ai fenomeni paranormali. Diversi Casimiro e Lucio, ma accomunati dalla stessa visione sapiente ed esoterica della vita, un filo invisibile ed impalpabile accomuna le loro anime.

Villa Piccolo, caratterizzata da semplici e rigorose geometrie, offre agli occhi del visitatore un panorama stupendo, posta in posizione strategica, in passato, era intesa come “a casa da barunissa” e durante la permanenza dei baroni, è stata una sorta di tempio della sapienza, un centro propulsore di energia, ricco di valenze simboliche legate ai temi della TRASFORMAZIONE, PURIFICAZIONE e RIGENERAZIONE; negli assidui incontri culturali, si è discusso di teologia, medicina, psicanalisi, occultismo, arte e fotografia.

Casimiro, colto, raffinato e brillante è un fotografo dallo stile inconfondibile, la fotografia, è una delle sue tante passioni;.”. ”… Il barone Casimiro ha ottenuto la licenza per scattare fotografie in pubblico luogo. Il barone Casimiro può immortalare i gesti che altrimenti fuggirebbero via. Perchè i gesti fuggono. Non lo sapevate forse?…la sua inseparabile compagna di lavoro, la macchina fotografica è la quintessenza dell’alchimista moderno. Il fotografo è il demiurgo di una nuova era. Chi può fare ciò che egli può? Chi può fotografare tutto e tutti? Chi può rendere immortale ciò che altrimenti è soggetto a morte? La fotografia è l’elisir di lunga vita. Grazie a lei anziani che oggi sono sotto tre metri di terreno appartengono ancora a questo mondo. Grazie a lei ciò che altrimenti sarebbe polvere è ancora forte e vigoroso. Grazie a lei, il mio ricordo è qui … Solo chi è sveglio può catturare l’immagine … Chissà che penseranno i passanti. Chissà il sindaco che non ama essere visto. E il farmacista? Tutti sono vulnerabili …”(Le notti di Casimiro, Testo di A. Samonà-Riduzione teatrale a cura de “La casa dei Santi”).

Potente ed efficace mezzo, la FOTOGRAFIA! Grande la sua capacità di immortalare il reale oltre qualunque possibile mistificazione. Il percorso effettuato in compagnia degli attori, è stato suggestivo e coinvolgente, un accattivante esempio di teatro, una invenzione geniale per scatenare la fantasia collettiva, introducendo la conoscenza attraverso la suspence, e l’ansia di sapere. Un itinerario, caratterizzato da una crescente emozione in cui ogni partecipante, reagendo con sentimenti differenti e variegati ha colto messaggi diversi secondo i propri stati d’animo e ha assaporato con sorprendente suggestione realtà assolutamente surreali con delicati travagli creativi.

“Sti valli erano virdi. Un c’erano casi e cementu. Macari l’armali avianu l’anima. Tutto era vita. Tuttu vivìa. E a morte un poteva dominari su sti contradi. E a legge ru mari si sentiva ri luntano. E a legge ri lu ventu regnava nta sta villa. E a legge ra terra facìa granni stu paisi. E a legge ri lu focu campava e facìa l’eterna Agatirso. Ma unni semu? Unn’è sta liggi? E lu paisi? Tutti pari ca murieru. Tuttu finiu. Pari ca finiu. “… Eppure, io credo che niente sia morto.Tutti sono ancora qui. Nessuno è andato via. Unni siti? Unni siti spiriti ri la terra?Anime ri lu voscu? Io vi invocu picchi a liggi un po’ finiri … Ravanti a mia ci sunnu le isole Lipari. Vedo Salina luntanu. Cca ravanzi Alicudi e Filicudi. Parono cca … Alicudi è comu lu monte Sinai. Chiossà acchiani e chiossà vuoi acchianari. Unn’è la vetta? Quannu finisce sta sofferenza? Semu cca picchi sapemu ca s’aa acchianari. Sapemu c’unni putemu firmari e un putemu dormiri. Già ave tanto ca rurmemu … Noi un semu nenti senza ascutari lu ventu e lu focu. Noi un semu nenti senza lu mari ca nni porta nta la terra c’avemu nnu cori.”

In alcuni momenti della serata mi sono chiesta se veramente sia chiaro a tutti e soprattutto all’attuale amministrazione, il tesoro che questo paese custodisce. Ho come l’impressione che questa magica realtà sia, come dire, volutamente trascurata, sottovalutata … non una eredità da custodire e valorizzare, ma un fardello da tralasciare poichè forse, considerato molto ingombrante in quanto testimonianza e ricordo di altri tempi, di altri periodi e soprattutto di altra storia. Forse troppo schiacciante e spudorato appare il confronto con i tempi attuali e i paragoni, soprattutto quando toccano tasti delicati, pare non siano troppo graditi!

Considerando la straordinaria attualità dei personaggi e delle loro opere, non si comprende come mai si presti così poca attenzione alla lucida visione del barone Casimiro: ”Fisica e cosmologia saranno la religione del Duemila e verrà giorno in cui anche le masse addormentate apriranno gli occhi addormentati dal cattivo uso delle macchine …”(Raniero il Principe Mago- Bent Parodi).

“A casa da Barunissa”, in ogni periodo dell’anno, dovrebbe essere luogo di incontri, di dibattiti, e scambi culturali; un tempio del sapere caratterizzato da creatività e qualità, un vero e proprio laboratorio di idee, ove poter alimentare ed affinare la propria cultura attraverso il confronto, nel completo rispetto delle proprie idee e di quelle altrui. Non esiste vita se non c’è dialogo e non ci può essere dignità, senza qualità e autonomia di pensiero. Gli Orlandini costituiscono una comunità viva, intelligente ed operosa, hanno certamente diritto di chiedere e pretendere di più … afferriamo l’aspetto più sostanziale del vivere, miglioreranno le nostre conoscenze e si potrà finalmente attuare il principio basato sulla norma generale del limite e della misura, dell’ordine e della compostezza. Menzionando Aristotele appare necessario ricordare che: ”la città non si costituisce semplicemente perchè i suoi membri possano vivere, ma perchè possano vivere bene”.
Il tentativo dell’attuale rassegna curata da Alberto Samonà, intende proseguire il lavoro già da tempo faticosamente iniziato dalla Fondazione Piccolo, dando nuovo slancio e facendo crescere curiosità, spirito critico ed entusiasmo, attraverso la cultura della progettualità. Una lucida volontà di intraprendere nuovi, interessanti ed originali percorsi per cercare nella cultura, un efficace mezzo apotropaico attraverso cui ottenere il coinvolgimento collettivo allontanando così ogni forma di rassegnazione alla crisi del tempo e alla evidente inadeguatezze di certe scelte di vita. La villa, che tanto ricorda l’amaro disincanto del principe Fabrizio, può dunque diventare un luogo PARLANTE e di ORIENTAMENTO … in fondo basta saper scegliere!

Nella coerenza di questo tipo di scelta, si è realizzata anche la splendida serata dedicata alla figura del poeta Lucio Piccolo, è così, dopo l’interessante conferenza è stato possibile assistere alla proiezione del cortometraggio “Gioco a nascondere” realizzato da Valentina Pellitteri e Giorgia Sciabbica diplomate al Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo. Forse non tutti sanno che Il C.S.C. di Roma è arricchito da alcune importanti sedi distaccate che si trovano a Palermo, L’Aquila, Torino, Milano ed è frequentato da uno strettissimo numero di allievi scelti dopo numerose e rigide selezioni. Una scuola prestigiosa, caratterizzata da rigorosa professionalità ove  l’elemento principale è costituito dall’esigenza di costruire percorsi didattici, caratterizzati da tenace volontà, serietà e grande spirito di sacrificio, nel tentativo di assecondare interessi e passioni.

Il cortometraggio realizzato attraverso importanti testimonianze e la famosa intervista rilasciata dal poeta Lucio Piccolo molti anni or sono, al giornalista della RAI Vanni Ronsisvalle, mostra tutto l’incanto del luogo, considerato come un condensatore di energia fuori da qualunque spazio e collocazione temporale. E’ un luogo ideale di MATERIA e SPIRITO, da cui è possibile attingere conoscenza e sapere; le scene d’interno mostrano quanto cari fossero al poeta gli oggetti considerati “ricordo e memoria”, mentre i versi della sua poesia, dimostrano quanto Lucio Piccolo fosse lontano da qualunque banalità. La sua è una Sicilia caratterizzata da mondi disuguali,una Sicilia Epica e leggendaria, è la terra di Quasimodo, Vittorini, Brancati, Pirandello, Lampedusa … ma per il poeta è anche la Sicilia del Simbolismo e dell’Esoterismo, con una visione della vita caratterizzata da molteplici interessi. Il crepuscolo siciliano, è inteso non solo come società al tramonto ma anche come esigenza di interiorizzare, viaggiando all’interno di ombre, che consentono all’uomo di ritrovare spazi e persone perdute. Il cortometraggio ha saputo ricreare tutta la magica atmosfera del luogo, attraverso coerenti inquadrature, calda voce narrante e appropriata musica originale. Proprio brave Valentina e Giorgia che con la supervisione didattica tra gli altri del prof. G. Oppedisano, hanno realizzato un autentico prodotto di qualità. Per loro l’augurio sincero di vedere realizzati tutti i loro sogni!

La scorsa settimana si è svolta nella splendida e sottovalutata terrazza di Miramare, la manifestazione dal titolo ”L’Alchimista film fest” a cui molti giovani hanno partecipato con i loro originali ed interessanti cortometraggi. Delicato e poetico il corto vincitore dal titolo: ”L’Orchestra delle farfalle”; il volo finale delle farfalle, mi ha molto emozionato, ho avuto l’impressione che la loro forza espressiva, riuscisse a farle volare fuori dallo schermo e che imprendibili e inafferrabili, sapessero difendere la loro libertà molto meglio degli uomini. E infine, un grazie di cuore al regista Francesco Lama, per il suo film-documentario dal titolo “Un affettuoso ricordo”: un affresco antico del paese caro ad ogni orlandino; tenera e segreta nostalgia, per frammenti di memoria che si portano nel cuore. Ho trovato straordinaria la figura del maestro sarto Basile Zebedeo. Lucida la sua memoria, agile e spedita la sua pedalata, a testimonianza del fatto che è proprio vero: ”Il lavoro nobilita l’uomo”. In uno scenario incantevole, splendida serata all’insegna della storia, della creatività e della ESIGENZA del fare … Intanto lontano tra musica e frastuono, mi è sembrato di udire suoni di fischietti e campanacci e ho ricordato con tristezza il rituale dei “ludi gladiatori”, simbolo di un effimero potere, che noncurante delle reali esigenze del popolo, non esitava a desertificare le coscienze pur di mantenere la propria fama.

Maria Grazia Librizzi.

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