SEQUESTRO DA QUASI 2 MILIONI DI EURO

La ditta individuale “Saetta Espurghi” di Giuseppe Letizia, un’area urbana ricadente in zona agricola, un terreno, un appartamento, un fondo rustico, un fabbricato in costruzione (tutti immobili ricadenti nel territorio del Comune di Capo d’Orlando), una BMW mod. 320, una Yamaha, una Lancia Y, una utilitaria, saldi attivi esistenti sui conti correnti, portafoglio, depositi o libretti intestati al proposto, ai suoi figli, alla ex moglie, nonché somme presenti su altri conti correnti, depositi o libretti intestati sempre agli stessi soggetti ed accesi presso qualsiasi istituto di credito, anche on line, o ufficio postale o finanziaria del territorio nazionale, eventuali titoli di credito di qualsiasi natura, e segnatamente azionari, obbligazionari o emessi dallo Stato, anche se vincolati da diritti reali di garanzia costituiti a beneficio di terzi, intestati ai soggetti sopra indicati. Questi i beni posti sotto sequestro dagli agenti del Commissariato di Capo d’Orlando per un ammontare complessivo di un milione e 800mila euro.

Lamisura si è resa necessaria, secondo gli inquirenti, in quanto l’indagine ha evidenziato che l’imprenditore è indiziato dei reati riconducibili all’art. 51 comma 3bis c.p.p.. Viene considerata anche la  condanna irrevocabile alla pena di due anni di reclusione per reati di tentata violenza privata aggravata, danneggiamento seguito da incendio e minaccia. I fatti, tutti commessi dal 2004 al 2007 e contestati nell’ambito del procedimento n.9192/04 R.G.N.R., risultano finalizzati a favorire illecitamente l’impresa di  Letizia. L’imprenditore, secondo le forze dell’ordine, è ritenuto colpevole di avere posto in essere le condotte criminose allo scopo di costringere una impresa concorrente a cessare dalla propria attività e costringere soggetti istituzionali ad allestire gare pubbliche addomesticate in favore della propria impresa.

Giuseppe Letizia è stato condannato, in primo grado, alla pena di 5  anni cinque e 4 mesi di reclusione per un episodio di estorsione consumata, commessa nel 2002, in concorso con Salvatore Giglia, costringendo con atti violenti i titolari di una ditta concorrente a rinunciare, dopo esserselo aggiudicato, ad un appalto del servizio annuale dei lavori di pulitura e disinfestazione delle grate e vasche di decantazione ed interventi di disostruzione delle condotte fognarie, procurandosi in tal modo l’ingiusto profitto costituito dall’ottenimento di detto appalto. Sempre secondo gli inquirenti sussiste una sproporzione tra i redditi dichiarati ed il valore dei beni acquistati e che i redditi leciti non possono considerarsi sufficienti a giustificare gli acquisti compiuti negli anni da Letizia e dai suoi familiari.

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