BILANCIO COMUNALE 2011: DALLE ANALISI DELLA MINORANZA EMERGEREBBE UN SIGNIFICATIVO DISAVANZO


I Consiglieri comunali eletti nelle liste “Librizzi Sindaco” e Democratici per Capo d’Orlando” fanno i conti in tasca al Comune per quanto riguarda il bilancio del 2011. Una descrizione dettagliata e professionali su crediti e debiti per lo scorso anno che fotografano però un palazzo in crisi economica. Secondo infatti i dati diffusi con dovizia di particolari dai consiglieri di minoranza Trusso, Sanfilippo, Micale e Gemmellaro, emergerebbe un significativo disavanzo pari a circa un milione e mezzo di euro.

Di seguito la relazione integrale dei consiglieri di minoranza:

Nella seduta di Consiglio Comunale del 27 luglio 2012 è stato discusso il bilancio di previsione 2012-2014 approvato con i soli voti della maggioranza.

Premesso che, ai sensi dell’art. 151 D.lgs. n. 267/2000, il bilancio di previsione è un documento contabile che contiene – appunto – le previsioni di entrata e di spesa relative all’esercizio cui il bilancio si riferisce. Il principio di competenza finanziaria impone che nel bilancio di previsione siano indicate, relativamente all’esercizio considerato, le entrate che si prevede di “accertare” (leggasi “incassare”) e le spese che si prevede di “impegnare” (leggasi “liquidare”).

Il bilancio in esame – per sua natura – accoglie entrate e spese che, ancorché previste in maniera quanto più attendibile, non hanno ancora avuto la loro manifestazione finanziaria (incasso e/o pagamento e/o assegnazione di contributi) e sono, non solo, implicitamente suscettibili a variazioni anche piuttosto consistenti, ma anche carenti del requisito della completezza derivante dall’incorrere di fatti economico-finanziari non noti alla data di predisposizione del bilancio stesso.

 

Per quanto concerne il “Piano delle alienazioni” allegato alla delibera, è stato chiesto al Dirigente del Servizio Patrimonio informazioni a supporto della ragionevolezza degli importi in esso iscritti nonché il procedimento attraverso cui gli stessi sono stati attendibilmente determinati (con particolare riferimento al “Capo sportivo F.P. Merendino” il cui prezzo di vendita atteso è stimato in €8.000.000 ed alla “Casa albergo per anziani” il cui prezzo di vendita è stimato in €8.000.000).

 

Sulla base dei documenti allegati alla delibera GM n. 105 dell’08/06/2012, gli introiti previsti a fronte di tali alienazioni sarebbero pari a €12.950.000 nel 2013 ed a €8.000.000 nel 2014, segnalando altresì che l’effetto sul bilancio nel caso in cui – come è probabile – tali vendite non si perfezionassero sarebbe quello di avere a disposizioni minori somme da destinare ad investimenti.

 

Nel corso della seduta è stato riproposto quanto segnalato in sede di approvazione del Conto Consuntivo 2011 così come verbalizzato agli atti della relativa seduta di Consiglio Comunale, ivi compresi gli Allegati espressamente citati nella presente relazione.

Al 31/12/2011 risultavano iscritti nel Conto Consuntivo RESIDUI ATTIVI (crediti) per un importo complessivo pari a €18.592.744,44 e RESIDUI PASSIVI (debiti) per un importo complessivo pari a €18.584.587,85.

 

Il Conto Consuntivo 2011 riportava la seguente situazione:

TOTALE RESIDUI ATTIVI AL 31-12-2011     18.592.744,44
TOTALE RESIDUI PASSIVI AL 31-12-2011   18.584.587,85 ok con importo determina n. 243
DELTA AL 31-12-2011                                                   8.156,59 avanzo di gestione

Sui suddetti RESIDUI è stata condotta un’analisi focalizzata sulla stratificazione degli stessi in base all’anzianità dello scaduto (giorni effettivi di scaduto rispetto al 31/12/2011).

I RESIDUI ATTIVI, dopo avere proceduto all’esclusione – per ciascuna classe di scaduto – di quelli relativi a CONTRIBUTI E TRASFERIMENTI DA STATO E REGIONI e di quelli relativi alle ANTICIPAZIONI DI CASSA, sono stati stratificati secondo le seguenti classi:

classe di scaduto compresa tra 20 e 10 ANNI                     A 1.667.248,85
classe di scaduto compresa tra 10 e 5 ANNI                        B 2.265.424,20
classe di scaduto compresa tra 4 e 5 ANNI                          C 1.011.208,52
classe di scaduto compresa tra 2 e 4 ANNI                          D 3.290.143,11
(A+B+C+D)                                                                           8.234.024,68

I RESIDUI PASSIVI, parimenti, sono stati stratificati secondo le seguenti classi:

classe di scaduto compresa tra 20 e 10 ANNI                     A    957.634,08
classe di scaduto compresa tra 10 e 5 ANNI                        B 1.748.744,46
classe di scaduto compresa tra 4 e 5 ANNI                          C     998.096,95
classe di scaduto compresa tra 2 e 4 ANNI                          D 3.610.681,62
(A+B+C+D)                                                                           7.315.157,11 

In considerazione della consistenza e dell’anzianità dei crediti presenti tra i RESIDUI ATTIVI e ritenuto che risulta assai poco prudente assumere come certa l’esigibilità, soprattutto delle partite con classe di scaduto più vecchia, in uno scenario caratterizzato dal mancato incasso di tutte le poste a credito iscritte ma anche di contestuale mancato pagamento di quelle a debito (in questo la nostra analisi ha voluto mantenere un bilanciamento nonostante sia molto più probabile il mancato incasso di un credito rispetto all’obbligo di pagamento di un debito), il quadro complessivo sarebbe il seguente:

TOTALE RESIDUI ATTIVI AL 31-12-2011                 10.358.719,76
(DEPURATI DEI CREDITI A RISCHIO DI ESIGIBILITA’ – IN IPOTESI DI MANCATO INCASSO DEGLI STESSI)

TOTALE RESIDUI PASSIVI AL 31-12-2011               11.269.430,74
(DEPURATI DEI DEBITI IL CUI RIMBORSO SI PRESUME NON DOVUTO)

DELTA AL 31-12-2011                                                         910.710,98 – DISAVANZO DI GESTIONE
dopo gli adjustment derivanti dall’analisi stratificata

L’analisi esposta in precedenza ha avuto come presupposto l’ipotesi di un rischio di inesigibilità e contestuale mancato pagamento debiti pari al 100% dei saldi con scaduto significativo (a partire da quelli “oltre i 2 anni”).

L’analisi che segui assegna invece alle classi di scaduto diversi pesi percentuali, ritenuti congrui per riflettere il rischio di mancato recupero dei crediti sulla base dell’anzianità degli stessi e assegna, inoltre, pesi percentuali aventi una minore incidenza sul fronte dello stralcio dei debiti (es. in caso di ipotesi transattive).

 

RESIDUI ATTIVI:                                                                                           peso                     credito inesigibile

classe di scaduto compresa tra 20 e 10 ANNI     A 1.667.248,85     70%                                      1.167.074

classe di scaduto compresa tra 10 e 5 ANNI        B 2.265.424,20     60%                                       1.359.255

classe di scaduto compresa tra 4 e 5 ANNI          C 1.011.208,52      30%                                          303.363

classe di scaduto compresa tra 2 e 4 ANNI          D 3.290.143,11         5%                                           164.507

(A+B+C+D)                                                                          8.234.024,68                                               2.994.198,43

 

RESIDUI PASSIVI:                                                                                                peso                     credito inesigibile

classe di scaduto compresa tra 20 e 10 ANNI      A    957.634,08           60%                                    574.580

classe di scaduto compresa tra 10 e 5 ANNI         B 1.748.744,46            50%                                   874.372

classe di scaduto compresa tra 4 e 5 ANNI           C     998.096,95             20%                                    199.619

classe di scaduto compresa tra 2 e 4 ANNI           D 3.610.681,62               0%

(A+B+C+D)                                                                            7.315.157,11                                               1.648.572,07

 

Il quadro complessivo di bilancio sarebbe il seguente (con evidente significativo “disavanzo”):

TOTALE RESIDUI ATTIVI AL 31-12-2011                                                                 Z 15.598.546,01
(DEPURATI DEI CREDITI A RISCHIO DI ESIGIBILITA’ – IN IPOTESI DI MANCATO INCASSO DEGLI STESSI)

TOTALE RESIDUI PASSIVI AL 31-12-2011                                                               K 16.936.015,78
(DEPURATI DEI DEBITI IL CUI RIMBORSO SI PRESUME NON DOVUTO)

DELTA AL 31-12-2011                                                                          (Z-K)      – 1.337.469,77
dopo gli adjustment derivanti dall’analisi stratificata

 

PROPOSTA DI DELIBERAZIONE SU LIMITAZIONE ALTEZZA EDIFICI

Sulla proposta di deliberazione di cui all’oggetto, a firma del Sindaco, n. 39 del 19 luglio 2012 i nostri Gruppi Consiliari hanno espresso voto CONTRARIO per le motivazioni di seguito descritte, così come fedelmente riportate nella dichiarazione di voto trascritta a verbale della seduta:

 

  • la norma contenuta nell’art. 8 DM n. 1444/1968 come afferma lo stesso Sindaco nella predetta proposta – deve ritenersi cogente per l’amministrazione locale superando anche la previsione di norme locali difformi e deve ritenersi sostitutiva ope legis di quest’ultime norme secondo il principio di gerarchia delle fonti, che si applica in caso di contrasto apparente tra le norme stesse”;
  • conseguentemente, è inutile, superfluo, forzato e forse dannoso ogni intervento “interpretativo” in materia, sia sindacale sia consiliare, in quanto la norma è chiara e determina “automaticamente” la disapplicazione della fonte normativa secondaria difforme;
  • in ogni caso, il sindaco non può modificare le altezze dei fabbricati con ordinanza sindacale, anche se “camuffata” da provvedimento adottato, more solito, a difesa della pubblica incolumità;
  • com’è noto – ormai da anni, le CC.EE. sono rilasciate dal dirigente e non dal sindaco, che non ha più alcun potere di gestione in materia urbanistica stante la ormai totale separazione tra politica e gestione;
  • il sindaco, a suo tempo ha fatto predisporre agli uffici una proposta di deliberazione da parte del Consiglio per l’applicazione –  sic et simpliciter – della normativa in questione, senza  prevedere alcuna limitazione,neppure per le altezze degli edifici; salvo poi far decorrere il termine previsto dalla citata L.R. 6/2009 (120gg dall’entrata in vigore);
  • la proposta di deliberazione n. 39/2012 è quindi  tardiva, inopportuna, illegittima, inutile ed appare finalizzata esclusivamente a tentare di estendere la “responsabilità amministrativa” dell’organo di gestione all’organo consiliare, anche in prospettiva del probabile contenzioso con i privati che potrebbe scaturire dall’adozione e dell’attuazione dell’ordinanza sindacale n.  87/2012, già incautamente attuata dall’U.T.C.;
  • il politico risponde in relazione ad atti di gestione allorché si sia concretamente ingerito in tali attività (Corte conti, Sez. III, 31 dicembre 2010 n. 878);
  • tale stato di cose può determinare danno all’erario comunale, esponendo l’ente all’azione risarcitoria dei privati che, in presenza di un siffatto illegittimo atto di indirizzo postumo, potrebbero agevolmente rivalersi anche contro quelli che hanno partecipato al voto consiliare;
  • l’ord.za sindacale n. 87/2012, così come formulata, determina un’ingiustificata disparità di trattamento tra chi ha beneficiato di un’elastica, estensiva e opinabile interpretazione/applicazione della L.R. n. 6/2010 e chi, invece, viene “stoppato” in coming da una tardiva applicazione del D.M. n. 1444/1968, sottoposta a ratifica dell’organo consiliare;
  • in ogni caso, il consiglio comunale non può “disporre” e/o ordinare nulla al responsabile dell’area edilizia-urbanistica, essendo – com’è noto – l’organo consiliare di indirizzo e di controllo
  • in ogni caso, la proposta di deliberazione in questione, pur se mal formulata, ove votata, produrrebbe comunque gli effetti sostanziali di una variante al P.R.G., modificando le norme in materia di altezze degli edifici, e, conseguentemente, dovrebbe seguire la procedura prevista dalla normativa in materia;
  • nelle more, l’ord.za sindacale adottata, mero atto di indirizzo, almeno fino all’approvazione della variante da parte della Regione Siciliana, si ritiene inefficace e/o priva di effetti;
  • si ritiene ormai improcrastinabile avviare un dibattito serio, legittimo e generale sullo strumento urbanistico e sulle modalità di rivisitazione/attuazione del P.R.G., finalizzato a rendere equa e imparziale la capacità edificatoria.

 

Capo d’Orlando, 30 luglio 2012

Gaetano Sanfilippo, Giuseppe Trusso, Alessio Micale, Gaetano Gemmellaro

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