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“ECUBA MILLEVOCI”, MERCOLEDI’ A VILLA PICCOLO

Mercoledì 25 luglio, alle 21, aVilla Piccolo, per la rassegna “Le porte del Sacro – Identità in cammino”, andrà in scena lo spettacolo teatrale “Ecuba Millevoci” con Patrizia D’Antona. L’ingresso è libero.

“Il mondo che vorrei è cosi lontano da ogni luogo, così lontano e cosi vicino al mio cuore”. Queste le parole di Ecuba Millevoci, profuga e serva in un paese ostile. Ecuba custodisce dentro di sé le immagini del passato, le storie di donne e di uomini di ogni guerra possibile, di ogni violenza e prevaricazione.

Ecuba è una sopravvissuta che si aggira in un mondo fatto di rovine, resti e rifiuti, costretta a vivere raccattando, riciclando, circondata dalle sue “perdite” e dallo spreco. Ma Ecuba ha dentro di sé voci che resistono, che nessuna condizione, anche la più estrema, può fare tacere. Voci per accusare, soffrire, invocare l’appartenenza di ogni essere umano alla terra. Pur nella disfatta, questa donna continua a ricamare la sua esistenza con quel filo rosso che tiene unita la memoria ancestrale di tutte le donne, da Felicia Impastato alla Madre Terra e cosi consacrare la vita, nella semplicità del ciclico rinascere.

Concepito sotto forma di monologo, lo spettacolo è il frutto di una creazione collettiva fra una scenografa cilena, una coreografa belga, un’attrice e una scrittrice siciliane. Quattro donne ispirate dalle stesse inquietudini contemporanee e dal comune desiderio di “resistenza creativa”. Un piccolo gruppo che si è auto-finanziato in incontri di lavoro tra Parigi, Liége e Palermo, che ha accettato la sfida di non avere un leader, un’univoca idea di messa in scena ma di cercare costantemente la comunione degli intenti pur nella diversità delle specifiche competenze. Un percorso dalla forte dimensione visuale, grazie anche alle installazioni concepite dal talento visionario di Fleur Marie Fuentes.

“Ecuba Millevoci – sottolinea in una sua nota critica il giornalista Guido Valdini – è un monologo che racchiude la memoria di tante voci di donne sopraffatte, violentate, emarginate, ridotte in schiavitù, vittime di guerre e genocidi, all’Est come all’Ovest, che non si rassegnano a morire nel silenzio, che gridano e denunciano, fremono e sorridono, seminano follia e generosità come prezzo di una dolce utopia”.

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