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SEQUESTRATI BENI PER 6 MILIONI DI EURO A SALVATORE OFRIA, IMPRENDITORE IN ODORE DI MAFIA


Una ditta individuale, 7 fabbricati, 11 appezzamenti di terreno, 10 auto tra cui 5 autocarri e 6 conti correnti bancari con saldo attivo complessivo di un milione e 400mila euro. Ammonta così complessivamente a circa 6 milioni di euro il sequestro di beni disposto questa mattina nei confronti di Salvatore Ofria, ritenuto elemento di spicco della mafia barcellonese.

Nel quadro delle attività finalizzate all’aggressione ai patrimoni di provenienza illecita, nei giorni scorsi, i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione ad un decreto con il quale il Tribunale del capoluogo peloritano, su proposta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, ha disposto, ai sensi della normativa antimafia, il sequestro dei beni dell’imprenditore barcellonese Salvatore Ofria, 48 anni, nei cui confronti, oltre alla proposta di applicazione della
misura di prevenzione patrimoniale ai fini della confisca, era stata contestualmente formulata una proposta di applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Dagli articolati accertamenti condotti dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, sono emersi inequivocabili elementi dai quali si ritiene che Salvatore Ofria è elemento di spicco dell’associazione di tipo mafioso cosidddetta “dei barcellonesi”, gravitante nel versante tirrenico di questa provincia. Al riguardo, infatti, nel mese di giugno 2011 lo stesso veniva colpito dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Messina nell’ambito dell’operazione c.d. “GOTHA” coordinata dalla direzione Distrettuale Antimafia di Messina.

Tra l’altro, Ofria era stato già sottoposto ad una misura di prevenzione della sorveglianza speciale nell’anno 1992 in quanto ritenuto affiliato ad un gruppo mafioso, e ha riportato negli anni una serie di condanne per danneggiamento, violenza privata tentata, lesioni personali e violazione della normativa sulle armi, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato e, per ultimo, una condanna a sette anni di reclusione per associazione mafiosa, divenuta definitiva con sentenza emessa in data 17.10.2011 della Corte di Cassazione nell’ambito del processo “MARE NOSTRUM”, in quanto ritenuto affiliato al gruppo mafioso barcellonese capeggiato dal noto Giuseppe Gullotti. La sentenza di condanna di primo grado era stata emessa il 26.07.2006 dalla Corte d’Assise di Messina, era stata confermata in appello il 28.11.2009, successivamente era stata annullata in data 18.2.2010, per essere poi confermata nell’ottobre 2011 dalla Corte di Cassazione.

Dagli stessi accertamenti è emerso che Salvatore Ofria, pur risultando un semplice dipendente della ditta individuale “BELLINVIA CARMELA”, intestata alla propria madre, con sede a Barcellona Pozzo di Gotto ed avente come oggetto sociale lo smaltimento rifiuti solidi urbani e speciali, la vendita di ricambi ed accessori auto ed altro, ne era in realtà l’esclusivo dominus, mostrando di possedere piena autonomia gestionale all’interno dell’azienda. Inoltre, essendo l’uomo gravemente indiziato di essere uno degli elementi di spicco di quella cosca mafiosa che negli ultimi decenni si è accaparrata gli appalti pubblici sul territorio, ha gestito diverse aziende in sostanziale regime di monopolio, ha imposto il pizzo agli altri imprenditori operanti nello stesso contesto territoriale, ha mostrato di reagire con violenza di fronte ad ogni espressione di refrattarietà alle sue regole ferree, sulla base degli elementi oggettivi emersi, il Tribunale ha ritenuto che l’impresa da lui di fatto condotta possa avere trovato sul mercato locale opportunità di investimento e di crescita assai più favorevoli rispetto a quelle eventuali concorrenti, alimentandosi nel tempo dell’appartenenza mafiosa del suo titolare di fatto, evolvendosi ed ottimizzando i propri risultati attraverso un’indebita alterazione delle ordinarie regole del libero mercato.

Tra l’altro, la ditta “BELLINVIA CARMELA”, avvalendosi della forza intimidatoria derivante dall’appartenenza mafiosa del suo titolare di fatto, Ofria, sarebbe riuscita a sbaragliare la concorrenza inserendosi in settori economici particolarmente proficui, come quello dello smaltimento dei rifiuti.

Il sequestro dei beni, ai fini della confisca, ai sensi della Legge 575/1965, ha riguardato:

– la ditta individuale “BELLINVIA Carmela” corrente in Barcellona Pozzo di Gotto, ed avente come oggetto sociale lo smaltimento rifiuti solidi urbani e speciali, la vendita di ricambi ed accessori auto ed altro;
– 7 fabbricati, tra cui due abitazioni;
– 11 appezzamenti di terreno, perlopiù destinati a vigneti, uliveti o con destinazione agricola;
– 10 automotoveicoli, tra cui 5 autocarri trasporto merci;
– 6 conti correnti per un saldo attivo complessivo di euro 1.400.000,00 circa;

per un valore complessivo allo stato quantificabile in circa 6 milioni di euro.

La proposta riguardante la misura di prevenzione personale verrà esaminata nell’apposita udienza del prossimo mese di novembre, contestualmente alla trattazione della misura di prevenzione patrimoniale.

L’attività odierna rientra nel più ampio contesto operativo del Desk Interforze, attraverso il quale, dall’anno 2009, la Direzione Distrettuale Antimafia di Messina ha inteso sviluppare in maniera coordinata le attività di individuazione dei patrimoni acquisiti illecitamente, che una volta reimmessi nel circuito economico legale sono in grado di alterare il sistema economico.

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