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“IL RITO DELLA LUCE”, L’INTERVISTA AD ANTONIO PRESTI


Torna anche quest’anno l’appuntamento con il Rito della Luce per le nuove generazioni, in merito a questo iniziativa abbiamo sentito l’ideatore Antonio Presti il quale si è concesso per una breve intervista.

Quest’anno lei conferma la volontà e l’impegno di rinnovare in Sicilia il Rito della Luce alla Piramide di Motta d’Affermo. Una scelta quella di perpetuare il Rito e quindi di consegnarlo al futuro?

“Di consegnarlo ai giovani che sono il nostro futuro. Il loro coinvolgimento mi dà la forza per continuarlo negli anni futuri. Quest’anno ho coinvolto duemila giovanissimi che in venti scuole siciliane hanno studiato, ascoltato, incontrato alcuni tra i più grandi poeti contemporanei e insieme a loro hanno intrapreso un percorso didattico speciale che è anche un percorso di conoscenza.

Ho chiamato il progetto “L’offerta della Parola – La Grande Madre/A ‘Ranni Matri”. Insieme alla mia Fondazione ho coinvolto bambini delle elementari e ragazzi delle scuole medie e dei licei. La sfida è stata di coinvolgere in un percorso di crescita etico e civile i giovani attraverso il linguaggio della Poesia, unica parola pura che nel mondo contemporaneo si è sottratta alla mercificazione e alla sua speculazione. Gli studenti, preparati dai docenti all’incontro con i poeti attraverso lo studio e l’approfondimento delle opere e della loro storia, sono stati invitati anche a comporre versi in dialetto. Intendo dare particolare rilievo alla produzione poetica in dialetto e all’approfondimento della storia del dialetto siciliano in un momento storico in cui è diventata legge regionale  l’inserimento della materia nelle scuole di ogni ordine e grado. Ogni anno voglio riproporre questo progetto didattico, per segnare una generazione “altra”. Per questo le scuole coinvolte hanno già creato una rete a sostegno del progetto.”

Ma perché la scelta di un Rito contemporaneo legato alla Piramide 38° Parallelo?

“Volevo affidare alla nuova opera un pensiero di rinascita e di sacralità. Mi sono preoccupato di affrontare l’interazione con il luogo e il paesaggio non solo dal punto di vista estetico, ma anche simbolico”.

 Come è nata l’idea di realizzare una Piramide?

“Avevo scelto quest’altura vent’anni fa per realizzare un tempio di poesia, un tempio di colonne. Poi a causa dei tanti processi giudiziari, subiti per la Fiumara, mi sono dovuto fermare. Questo luogo ha atteso anche lui 20 anni. Oggi l’accadimento universale ha voluto che lì non sorgesse il tempio di poesia, ma la Piramide, che è tempio che rimanda a un archetipo universale”.

Cosa racconta “38° Parallelo” all’uomo contemporaneo?

“La Piramide non è autoreferenziale rispetto al potere temporale, ma vuole affermare il potere della spiritualità. Con l’artista, Mauro Staccioli, abbiamo concepito una piramide che è emergente. E qui il termine emergenza ha un doppio valore simbolico. Emergenza in quanto necessità di restituire bellezza, ed emergenza come metafora del nascere. Così la Piramide, in quanto cima di una cima, si eleva dalla montagna. È in ferro, perché figlia delle pietre ferrose di cui si nutre e ammonisce il potere che si è dato come livello la mediocrità, un potere che non progetta più futuro. Infine è autorevole perché parla agli uomini contemporanei, risvegliando le coscienze implose in stati emozionali”.

Riapre la Piramide nel giorno più lungo dell’anno, quando il sole è allo zenit, per celebrare un grande rito collettivo. Perché ha scelto il giorno del solstizio d’estate?

“In una società che ha smarrito ogni senso di dignità e Bellezza, voglio restituire un momento di ritualità, che nella sua semplicità sia capace di parlare, non solo ad artisti e intellettuali, ma al cuore della gente. I riti legati al culto del sole – che a livello microcosmico, riproducono la struttura dell’intero universo – sono stati praticati dalle antiche popolazioni, di qualsiasi latitudine, in momenti di grave crisi o grandi carestie, in cui si avvertisse il bisogno di rigenerare il mondo, avviando un processo di nuova creazione. Mai come in questo momento credo che il mondo abbia bisogno di una luce rigeneratrice. Se penso poi che ogni nascita, viene definita come venire alla luce, spero che chi verrà alla Piramide possa attingere la forza per una rinascita interiore”.

L’essenza stessa del rito è l’essere perpetuato, lei come pensa di consegnarlo e garantirlo per il futuro?

“Questo argomento è stato, per me, un’occasione di grande riflessione. A chi dovevo consegnarlo mi sono chiesto? L’aspirazione è donarlo alle nuove generazioni.  Legarlo sempre ad una praxis di azione che trova nei ragazzi e nelle scuole il campo della semina. Se penso al Rito nel futuro immagino le nuove generazioni che scelgono la cultura e il pensiero come nutrimento. In questo senso, come fondazione voglio istituzionalizzare il rito coinvolgendo come protagonisti grandi poeti nazionali e internazionali. I poeti si trasformano in “conduttori” di Bellezza: non devono più soltanto leggere i loro versi durante le Notti della Poesia o alla Piramide, ma prima devono andare a seminare nelle scuole. Un Rito non può essere riconosciuto se la sua anima non è la semina”.

Quindi la poesia come strumento di conoscenza?

“La Poesia come pilastro portante. Ed è per questo che il Rito della Luce, torna quest’anno alla sua terza edizione, nei giorni delle porte solstiziali (dal 21 al 24 giugno) ai piedi della “Piramide 38° Parallelo” di Mauro Staccioli a Motta d’Affermo. I ragazzi, insieme con i grandi poeti, saranno protagonisti del Rito, metafora di un percorso di rinascita, ponte lanciato verso il futuro delle nuove generazioni. Nel progetto sono coinvolti alcuni dei più importanti nomi della poesia contemporanea, nazionale ed internazionale: Milo De Angelis, Maria Attanasio, Dome Bulfaro, Biagio Guerrera, Stefano Raimondi, Claudio Recalcati – già accolti dagli studenti di tante scuole nei mesi di marzo e aprile. Una lunga semina nel territorio siciliano dove la poesia sbarca a scuola e diventa nutrimento intellettuale e morale affinché le nuove generazioni, grazie all’importanza della parola libera, possano trovare il senso della loro cittadinanza storica ed etica”.

Come reagiscono ragazzi così giovani all’incontro con un poeta?

Quali sensibilità si mettono in moto e che cosa chiedono a un poeta?

“Abbiamo coinvolto oltre duemila bambini e ragazzi di Santo Stefano di Camastra,  Castelbuono, Mistretta, e dei paesi che ricadono nel territorio della Fiumara d’arte, lungo i Nebrodi. Tutti sono stati molto emozionati nel condividere questo percorso verso il Rito. L’incontro dei poeti nelle scuole è sempre una grande festa di emozioni, di gioia. Questo rafforza il mio convincimento di quanto sia necessaria, nella nostra società contemporanea, la parola della Bellezza. Solo con la poesia oggi si riescono a contattare particolari stati emozionali”.

Parlare di poesia in una società in cui l’unico rito possibile sembrano essere le visite domenicali ai centri commerciali ha ancora un senso?

“Vogliono farci intendere che il rito della contemporaneità è essere schiavi e sottomessi alla dittatura del consumismo che manifesta il suo apice in questi pellegrinaggi domenicali nei centri commerciali, figli di una globalizzazione che trova nel “nulla che si nutre di niente” il suo nutrimento. È ovvio che parlare di memoria, di spiritualità, può sembrare quasi sovversivo. Guarda caso, qui non c’è da vendere nulla; l’unica offerta è alzare gli occhi verso il cielo. Noi non siamo pecore che a testa bassa mangiano quello che trovano, siamo uomini e donne che a testa alta cercano di riconnettersi a quegli stati universali. Questa è la potenza del Rito della poesia, la poiesis, l’azione”.

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