famiglia giuffrè

LA SOCIETA’ MUTUO SOCCORSO “L’AVVENIRE” RICORDA VINCENZO GIUFFRE’ – SUO PROFILO


Ieri sera, nei locali della Società Mutuo Soccorso “ L’Avvenire”  di Capo d’Orlando, si è tenuto il Memorial dei Presidenti, dedicato a Vincenzo Giuffrè, giornalista prematuramente scomparso che fu presidente del sodalizio negli anni ’70. L’incontro,organizzato dal Presidente in carica Avv. Giuseppe Antillo e dal socio Paolo Letizia, va ad inserirsi nel ricco elenco di attività promosse dal circolo “L’Avvenire”, volte a mantenere vivo il ricordo delle personalità orlandine e a far conoscere la storia, anche se recente, della nostra Capo d’Orlando.

Gremito, il salone delle feste del sodalizio e tanti i presenti intervenuti per ricordare un vecchio amico scomparso troppo in fretta. “ La società Mutuo Soccorso “L’Avvenire, da più di 100 anni è il punto di riferimento della storia culturale del nostro paese – afferma il Presidente Antillo ad apertura dell’incontro – In questi anni si sono susseguiti numerosi presidenti, 20 ormai deceduti, ed ognuno di loro ha dato il suo contributo e noi siamo grati”. Dalla gratitudine, nasce, dunque, l’idea dell’Avvenire, di rendere omaggio a quanti negli anni si sono impegnati per il loro paese, primo su tutti Vincenzo Giuffrè.

Presenti all’incontro, anche i familiari del compianto presidente, la moglie, il figlio Luca e la figlia Angiolella, che, visibilmente emozionata, ha condiviso, con il pubblico in sala, un ricordo del padre. A compendio delle parole commosse, è stato, infine, proiettato un video con le fotografie di Giuffrè e dei suoi amici, sullo sfondo di una Capo d’Orlando che cresceva a vista d’occhio, e che da piccolo borgo diventava la splendida cittadina che era negli anni ’60. Molto apprezzati, sono stati gli interventi dei soci, rag. Antonino Messina, Prof. Gioacchino Gorgone e dell’amico Ernesto Reale.

Infine, riportiamo un ricordo che il giornalista Pippo Giuffrè, ha voluto regalarci, in memoria del compianto Vincenzo Giuffrè.

“Bene ha fatto la Società di Mutuo Soccorso ” L’avvenire” di Capo d’Orlando a ricordare Vincenzo Giuffrè, uno dei pochissimi “eroi” di casa nostra, tra i più semplici, anzi il più semplice e genuino: ma che bella intelligenza!
A 42 anni dalla sua prematura scomparsa stride, e non poco, che non vi sia di lui un “memento”, il nome su una viuzza; e ne aveva di titoli, ben più di altri, per essere inserito nell’ideale Pantheon della nostra città! Il “suo” sodalizio ( perchè tale lo ritenne), di cui fu appassionato presidente fino alla scomparsa, ne ha alimentato
il ricordo; noi cercheremo di tratteggiarne il personaggio e di politico, di amministratore e di sportivo, liberale convinto, allievo ed amico di quel grande statista che fu Gaetano Martino.
Aveva, forse, un solo torto: quello di aver proseguito su quell’ideale solco tracciato dai “padri costituenti” di Capo d’Orlando, anteponendo ogni interesse di bottega e di partito, a quelli che erano i veri e reali problemi del suo paese. Strenuo difensore delle sue idealità (si può ben intendere cosa significasse essere liberale a quei tempi..), duellò con i guelfi ed i ghibellini degli anni ’50 e ’60, come un vaso da coccio tra gruppi monolitici, ma seppe sempre ritagliarsi quello spazio-spesso determinante- che l’elettore ebbe la buona ventura di riconoscergli a merito del suo impegno. Ebbe un incarico di responsabilità amministrativa (assessore alla P.I ) nella prima sindacatura di Francesco Paolo Merendino (con il quale ebbe sempre rapporti di fraterna amicizia a dispetto dei tanti che soffiavano sulle ceneri) e seppe imporsi per la sua indefessa attività, tant’è che suscitò una malcelata “gelosia” tra i nuovi compagni di cordata, visibilmente scossi dalle sue capacità operative. Nel suo ruolo di oppositore – in virtù dell’amore che coltivava per il proprio paese – si sostituì spesso alla maggioranza contribuendo anche con le sue conoscenze politiche (che erano tante e prestigiose) a finanziamenti di opere di grande spessore. Poi – come si usava al tempo ed a riprova della veridicità dei suoi atti- sventolava
i telegrammi di conferma.
Il Partito Liberale lo tenne sempre in gran conto, attribuendogli incarichi di prestigio, anche a livello nazionale, che egli assolse con competenza,  ma, soprattutto, con amore e correttezza.
Alto, prestante, con le sue linde camicie e l’orologio sopra i polsini, svettava nelle sue quotidiane “vasche” lungo il corso cittadino con i suoi fidi che erano davvero tanti: Nino Letizia, Totò Russo, Carmelo Stancampiano, Cono Carrello, Ernesto Reale, Carlino Chisari (mèntori del suo coinvolgimento nelle vicende calcistiche) e poi Ciccio La Rosa, che ne raccolse il testimone politico assieme all’avv. Tano Conforto; una schiera numerosa di cittadini ed amici che lo affiancò nella politica e nella vita di tutti i giorni.
Politico ed amministratore onesto, di alta caratura morale, se n’è andato ancor giovine, lasciando alla moglie ed ai figli – allora in tenera età – un patrimonio di ampia moralità personale e politica, di cui andranno sempre orgogliosi.
Un uomo semplice, uno di noi, della società civile e che è stato colpevolmente dimenticato dalle istituzioni con scelte anche indecorose, ignorando gli uomini che fanno parte della memoria nostra e della città, nel suo valore simbolico più alto.
Se n’è andato ricco di contenuti, ma con la politica non s’è arricchito. Un UOMO davvero,nell’accezione più alta e più nobile del termine.”

 

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