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DOSSIER TARTARUGHINO 2° PARTE: STRUTTURA INUTILE, LA SOLUZIONE STANCAMPIANO L’AVEVA TROVATA


E dopo Gennaio (data ultima sbandierata dall’amministrazione Sindoni come nuovo inizio dei lavori del centro polisportivo di Pissi…) sono scivolati via i mesi di  Febbraio, Marzo e Aprile mentre Maggio comincia il suo giro di boa prima di abbandonare il posto a Giugno ma con inevitabile dolore devo constatare che di lavori nell’area di Pissi non se ne vede neanche l’ombra . Il tartarughino arranca silenzioso e mentre le sindonate del Conducator orlandino si disperdono al vento come la cenere del mio sigaro, mi chiedo se il tempo passato in silenzio in questi mesi sia valso a qualcosa,  e mentre mi macero in questo dubbio amletico, una frase di Alexis de Tocqueville mi balena in mente “Ciò che il volgo chiama tempo perso è spesso tempo guadagnato”.

Si, capisco che a qualcosa è valso, il silenzio ci consegna una verità amara quanto ineluttabile, il centro polivalente di Pissi è uno “specchietto per le allodole” buono a distogliere l’attenzione dal vero scempio compiuto in questi mesi . Quello di negare ad una società di Capo d’Orlando l’uso del Palafantozzi  per solo ed esclusivo capriccio del sindaco orlandino che reputa (dimenticandosi però che chi  paga il relativo mutuo sono tutti gli orlandini…nessuno escluso…) il Palafantozzi “cosa sua”.

Il 3 Settembre 2010 il Sindaco Sindoni in un sopraluogo tenuto proprio all’interno della struttura dichiarava, con fiero cipiglio, che “non permetterò che la struttura con maggior capienza esistente in Sicilia venga ridimensionata” (infilandoci
l’ennesima  Sindonata in quanto renderlo fruibile alla pallamano non avrebbe portato a nessuna riduzione…). Peccato per lui , che oltre ai dirigenti dell’Esperia, anche la procura di Patti non fosse dello stesso avviso e dopo la chiusura delle indagini preliminari, nel Dicembre 2011 , abbia indagato nove persone facenti parte della commissione, nella convinzione che le stesse abbiano dichiarato il falso sulla reale capienza dello stesso… Questa pirandelliana vicenda lascia in me l’amara convinzione che il centro Polivalente non è solo un cavallo di Troia, ma che soprattutto è un grande bluff … il bluff di una struttura non ancora nata ma già defunta…

Capisco che chi mi legge sarà curioso e confuso  da questa mia ultima affermazione… ma andiamo per ordine, evitando di perderci nei meandri di una situazione sempre più aggrovigliata su se stessa.  Partiamo allora da una domanda  provocatoria quanto si vuole ma ineludibile:
– A chi giova il Palapissi??? ….davvero lo spirito che muove l’amministrazione è quello di risolvere l’annosa questione Esperia…..o la si usa di sponda per saldare, magari qualche debituccio elettorale???

Lo so a pensar male si fa peccato , ma spesso (purtroppo) ci si azzecca…… In questa piccola indagine il primo tassello fuori posto è il progetto redatto il 22 agosto 2011 ( Foto copertina di seguito)

Ai profani la dicitura “progetto per la realizzazione  di una struttura polifunzionale per l’attività d’esercizio a livello amatoriale” potrebbe non dir nulla, ma così non è. Le parole sono importanti, ancor di più se si va a spulciare le NORME CONI PER L’IMPIANTISTICA SPORTIVA  (Foto di seguito), norme che spiegano chiaramente che gli impianti d’esercizio non sono destinati e/o omologabili per l’attività agonistica e quindi utilizzabili esclusivamente per gli allenamenti e/o partite amatoriali.

A questo punto mi chiedo a che serve questo nuovo impianto, se non ci si può giocare gare ufficiali ???  Perché spendere questi soldi  visto che per i soli allenamenti basterebbe il glorioso Palavalenti?? Non ho la presunzione di ritenermi
depositario di tutte le verità, e sono pienamente cosciente che  in questo momento le mie sono solo delle supposizioni. Mi rendo conto che è arrivato il momento di rivolgermi   a chi mastica pane & normative.

Dopo aver precedentemente contattato l’Istituto Credito Sportivo (che in una nota ufficiale sbugiardò il Sindaco Sindoni , spiegando chiaramente che i ritardi per il finanziamento non erano certo imputabili ad una presunta crisi finanziaria in cui, stando al Sindaco Sindoni, versava l’ICS…..) mi rivolgo agli uffici della F.I.G.H. (Federazione Italiana Gioco Handball), per dissipare i miei dubbi ed i “cattivi pensieri”.   Il mio oracolo è un’affabile componente della segreteria Generale , il Sign. Lentini su cui rovescio tutti i miei dubbi e le mie domande.  L’uomo della Figh si dimostra subito disponibile ed insieme esaminiamo le carte dell’ “Affaire Tartarughino”. Lo stesso mi conferma che la distinzione tra impianti d’esercizio e impianti agonistici è sostanziale e che quello in oggetto è un impianto nato con caratteristiche non adatte ad ospitare gare ufficiali. Un altro punto critico rilevato dall’uomo Figh riguarda gli spogliatoi. La normativa anche qui è abbastanza chiara ci vogliono almeno tre spogliatoi (due per gli atleti ed uno per gli arbitri) , quelli per gli atleti devono avere una superficie di almeno 35 mq (escluse le docce) nel progetto invece risultano uno spogliatoio di mq 23 ed altri due più piccoli di mq 12 e non vi è traccia dello spogliatoio arbitri. Non vi è traccia della sala doping ne delle più elementari attrezzature di supporto.

Ci lasciamo andare a qualche triviale battuta giusto per stemperare il disagio davanti  ad evidenti strafalcioni di un progetto chiaramente redatto con i piedi…. Ma la sorpresa più grande ed amare deve ancora arrivare. Quando il tecnico della Figh si rende conto che quella che stiamo visionando è una tensostruttura  dalle sue labbra esce un giudizio che assomiglia ad un epitaffio… “bè peccato spendere tutti questi soldi per una struttura che può ospitare solo l’A2 maschile…”. A queste parole mi si drizzano  le antenne. Il tempo di assimilare la sua frase e  chiedo lumi. La sua risposta non si fa attendere: “Una tensostruttura come quella che si vuol realizzare, stando al vademecum federale  può ospitare gare ufficiali sino all’A2 maschile.

Sono parole che gelano il sangue, e  mentre rifletto sull’assurdità di una struttura che rischia di nascere già morta, lo stesso mi allunga il vademecum in forma cartacea per dare  forza, se sol ce ne fosse bisogno, a quanto mi ha appena rilevato. Il testo è chiaro e non lascia dubbi. (Vademecum federale pag. 40 – CONDIZIONI PER L’OMOLOGABILITA’) “b) Impianto di giuoco coperto (sono escluse, in serie A d’Elite  Maschile A1 Femminile e Maschile , le strutture tensostatiche e geodetiche comprese quelle analoghi e assimilabili). Chiudo il vademecum e cerco di riordinare le idee. Abbiamo un progetto che costerà alla comunità  541,827,51  euro , spacciato dal Sindaco orlandino come la panacea alla “diaspora pallamanistica” della locale squadra di Handball, ma che ha conti fatti :

a)     Nasce come un’ impianto d’esercizio e non per l’attività agonistica;
b)    Cosi per come è stato progettato ha grosse lacune strutturali ( inesistente lo spogliatoio arbitri  e sala antidoping , insufficienti gli spogliatoi atleti)
c)     Nasce “monca” in quanto bene che vada potrà ospitare gare ufficiali sino all’A2….

Abuso della pazienza e della cortesia del mio interlocutore e gli chiedo di attenzionare un altro progetto. E’ quello che Mario Stancampiano  mi inviò tramite email un mese prima della sua prematura scomparsa . Un progetto semplice , senza grossi fronzoli ma estremamente pratico , simile a colui che l’ho a redatto.  E mentre il mio compagno di giornata guarda con curiosità le carte che gli ho passato mi lascio andare alle mie reminiscenze . Ricordo perfettamente il giorno che me lo diede , eravamo all’incrocio tra la via Piave e la via Alessandro Volta , stava andando in ospedale  ma nonostante i suoi problemi personali l’amore per il suo paese faceva si che non si risparmiasse neanche in quel frangente. Riguardava il glorioso Palavalenti , ed il buon Mario sempre propenso alle mediazioni , lo riteneva la soluzione più ovvia e definitiva.  Ricordo la sua voce impastata di sofferenza  ma sempre disponibile “ avrei pensato a questa soluzione , si potrebbe recuperare il Palavalenti e cosi mettiamo fine a questi dissidi che non fanno certamente bene al paese…ti ho comunque mandato una mail dagli un’occhiata , poi ne parliamo…”. Un’occhiata gliela diedi e ne rimasi folgorato, ma non ebbi la fortuna di discuterne con lui perché quella fu l’ultima volta che lo vidi da vivo.

“Progetto semplice , efficace  e risolutivo di tutti i problemi ….ritengo abbia solo un difetto ….costa un quinto della struttura di Pissi…non so se a qualcuno conviene realizzarlo….” La voce del mio esperto mi ridesta dal flashback , e ciò che ha appena detto seppur in tono sarcastico contiene un’amara realtà. A chi conviene recuperare una struttura già esistente ad un quinto della spesa prevista per una struttura che per altro si dimostra inadatta all’uso ancor prima di vedere la luce???

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