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IL “CASO GARIBALDI” ARRIVA IN SENATO


Il caso Garibaldi approda al Senato. E’ stata infatti presentata, lo scorso 17 aprile, una interrogazione parlamentare al Ministro degli Interni dei senatori Francesco Ferrante e Roberto Della Seta (PD). Nell’atto pubblicato sul sito istituzionale del senato (che trovate di seguito integrale), viene, tra le altre cose, richiesta anche la rimozione del Prefetto di Messina, Francesco Alecci. Intanto c’è attesa per l’annunciata manifestazione di protesta di domani mattina da parte di Nino Monastra che ha comunicato di andare avanti per la propria strada nonostante la diffida della Questura. Di seguito l’interrogazione parlamentare.

Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 710 del 17/04/2012

FERRANTE, DELLA SETA – Al Ministro dell’interno– Premesso che:

il 4 luglio 2008 il sindaco di Capo d’Orlando (Messina) ha cambiato la denominazione della locale piazza Giuseppe Garibaldi in piazza 4 Luglio: la data si riferirebbe ad una battaglia navale del 1299 che avrebbe avuto come protagonista una presunta flotta siciliana;

la decisione venne assunta con determina sindacale ed attuata con la spettacolare modalità del martellamento da parte del sindaco della lapide di Garibaldi, da lui definito volgare assassino al soldo degli inglesi;

il turbamento e l’opposizione dei cittadini si espressero in alcune manifestazioni pubbliche ed assunsero forma legale nel ricorso al provvedimento sindacale presentato al Tribunale amministrativo regionale di Catania dall’associazione nazionale “Giuseppe Garibaldi”;

con la sentenza n. 171/2010, il TAR Catania accolse il ricorso ed annullò la determina;

il sindaco, anziché ripristinare l’intitolazione, eluse la sentenza facendo approvare alla Giunta un nuovo provvedimento di intitolazione della piazza sulla falsa premessa che non era mai esistita una piazza intitolata a Giuseppe Garibaldi (l’intitolazione era stata decretata nel 1934 e da allora era stata pacificamente riconosciuta e registrata);

il Prefetto di Messina, con proprio decreto, annullò anche questa nuova intitolazione;

il decreto prefettizio non venne impugnato mai presso il Tribunale amministrativo;

il sindaco di Capo d’Orlando, scaduti i termini di impugnativa giudiziaria, presentò un ricorso straordinario al Presidente della Regione Sicilia, a tutt’oggi inevaso;

nel frattempo, però non ha provveduto al ripristino della vecchia denominazione con l’apposizione della relativa targa toponomastica, nonostante tale intitolazione risulti agli atti dell’anagrafe;

permanendo tale situazione, l’associazione “Giuseppe Garibaldi” ha chiesto al TAR di Catania di eseguire la sentenza n. 171/2010 con la quale aveva annullato la determina sindacale del 4 luglio 2008;

in accoglimento della domanda, con sentenza n. 284/2012 del 2 febbraio 2012, il TAR di Catania ha ordinato l’esecuzione della sua precedente sentenza, concedendo al sindaco il termine di giorni 30 dalla notifica della stessa; in caso di inerzia del sindaco, ha nominato commissario ad acta il Prefetto di Messina, concedendogli ulteriori 30 giorni;

il termine concesso al sindaco è scaduto il 17 marzo 2012 senza che lo stesso abbia provveduto a dare esecuzione alla sentenza;

a quanto risulta agli interroganti il Prefetto di Messina, sollecitato a dare esecuzione alla sentenza dall’associazione citata e dal comitato locale costituitosi allo scopo, si è sottratto al compito di Commissario ad acta chiedendo di potersi astenere per presunte, quanto pretestuose, incompatibilità;

tutta questa vicenda è più seria di quanto possa apparire per i valori che sono entrati in gioco: sotto la superficie della personale battaglia del sindaco di Capo d’Orlando attorno a giudizi storici che esorbitano dal suo mandato amministrativo e dunque dal suo ruolo pubblico, va in scena un conflitto istituzionale dove in gioco sono l’autorità e il prestigio dello Stato, o meglio, lo Stato di diritto rispetto all’accanimento di una singola persona contro la storia;

la strenua resistenza ad una sentenza passata in giudicato, non attuata attraverso cavilli e pretesti privi di fondamento, costituisce un esempio dell’incapacità di reazione delle istituzioni repubblicane a quello che ormai si va configurando come un comportamento al limite dell’eversione;

a quanto risulta agli interroganti, il sindaco di Capo d’Orlando non è nuovo a comportamenti elusivi delle sentenze dei tribunali e delle norme che regolano l’azione amministrativa, specie in materia di appalti di opere pubbliche in larga parte disposti ed affidati in regime di somma urgenza, spesso strumentale;

la scelta del Prefetto di Messina di non adempiere al mandato conferitogli dal TAR di Catania, motivato a giudizio degli interroganti con pretesti infondati e cavillosi, diffonde sfiducia nei confronti delle istituzioni e ne scalfisce la credibilità,

si chiede di conoscere:

se quanto sopra corrisponda al vero;

se il Ministro in indirizzo ritenga urgente e utile dare precise indicazioni al Prefetto di Messina affinché esegua immediatamente la sentenza del Tribunale amministrativo di Catania o, in subordine, a valutare la possibilità di trasferire, affidandogli un altro incarico, lo stesso Prefetto, anche alla luce di quanto dichiarato in merito alla sua impossibilità a far eseguire una sentenza perché, a suo dire, sarebbe già parte in causa nel ricorso presentato dal sindaco alla Regione, tuttora pendente;

se non ritenga di attivare la Prefettura di Messina per verificare, per quanto di competenza, eventuali abusi nell’utilizzo del potere di autorità di protezione civile attraverso lo spropositato ricorso alle ordinanze di somma urgenza con le quali il sindaco di Capo d’Orlando ha di fatto abrogato le norme vigenti in materia di progettazione, appalto ed esecuzione di opere pubbliche.

(4-07282)

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