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“ACQUE PULITE”, AVVISO DI GARANZIA PER IL SINDACO CAMPISI

 

Nella giornata di ieri è stato notificato al Sindaco di Piraino, Giancarlo Campisi, un avviso di garanzia, emesso dal Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Patti, dott.ssa Rosanna Casabona, per l’ipotesi di reato prevista dall’art. 328 c.p., ovvero omissione d’atti d’ufficio.

Il provvedimento è collegato al sequestro del depuratore di Piraino effettuato dagli agenti del Commissariato di Capo d’Orlando il 14 febbraio scorso.

Il 14 febbraio, infatti, con una conferenza stampa, il Commissario della Polizia di Capo d’Orlando, Giuliano Bruno, insieme all’assistente capo Santo Scafidi, illustrava il provvedimento di sequestro preventivo dell’impianto di depurazione dei comuni di Piraino, Brolo e Sant’Angelo di Brolo emesso dal GIP presso il Tribunale di Patti su richiesta del Pubblico Ministero di quella Procura della Repubblica, dott.ssa Rosanna Casabona.

L’operazione “Acque Pulite” cominciò nell’agosto2011, in seguito a segnalazioni di numerosi cittadini delle zone interessate, che lamentavano il possibile malfunzionamento del sistema di depurazione. Da allora il Commissariato paladino ha indagato effettuando ricognizioni delle aree marine con immersioni subacquee, rilievi video e successivi controlli sui pozzetti esterni , confermando quanto notato dai bagnanti, e portando alla luce un cattivo funzionamento del sistema di depurazione dovuto ad una serie di inadempienze e modifiche dei procedimenti previsti. Le irregolarità sulla gestione dell’impianto sono state, infine, definitivamente accertate grazie ad una verifica effettuata senza alcun preavviso all’interno dell’impianto dai poliziotti, unitamente al personale dell’Arpa di Messina. Analisi, che hanno dimostrato come i liquami scaricati dall’impianto di depurazione raggiungessero valori 720 volte superiori ai limiti di legge, provocando gravi danni ambientali ed elevati rischi per l’igiene e la salute pubblica. I fanghi e le sabbie accumulatesi all’interno delle vasche di decantazione, vista la mancata estrazione e lo smaltimento, si riversavano nelle acque depurate contaminandole nuovamente, e anche il sistema di disinfezione, che avrebbe dovuto permettere l’abbattimento della carica batterica e lo smaltimento dei fanghi prodotti in precedenza, non era funzionante. Tutto ciò andava avanti naturalmente, eludendo i controlli previsti, grazie all’impiego di una condotta secondaria che scaricava illecitamente altrove le acque torbide e maleodoranti.

 

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