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LA TUA OPINIONE- SPIAGGIA DI CAPO D’ORLANDO: PERCHE’ NON USARE LA LOGICA?


Ho letto diverse opinioni, sul problema della spiaggia, ognuna delle quali non mi ha soddisfatto, quindi, ho ritenuto di dover intervenire dicendo la mia, ed il tutto sempre ringraziando la testata di “98zero” che ne dà la possibilità. Chi scrive non è un tecnico, ma un cittadino, ma visto che i danni sono stati creati proprio dai tecnici, su volontà politiche, credo che nessuno possa zittirmi accusandomi di non avere competenze per trattare l’argomento; inoltre, ogni cittadino di una Repubblica ha sempre il dovere di interessarsi della cosa pubblica.
Fatte queste premesse, andiamo al nocciolo della questione. Il problema specifico dell’erosione della spiaggia di Capo d’Orlando appurato, ormai, anche da diversi studi, è la cementificazione della fiumara Zappulla. Essa è la “madre” della spiaggia orlandina, perché la sabbia, da essa, si genera e arriva a noi, e anche oltre, seguendo sempre la direzione Ovest-Est.
Le briglie/dighe, presenti nella fiumara, hanno agito sia direttamente che indirettamente sul problema. Direttamente perché hanno rallentato, fino a quasi renderlo nullo, l’afflusso di sabbia alla foce; indirettamente perché trattengono pure l’acqua, facendola stagnare sull’alveo, e facendo diventare la fiumara un bosco, e la funzione delle radici degli alberi e degli arbusti, come sanno anche i bambini, è quella di trattenere il terreno che in questo caso è la sabbia.
Ma non sarebbero nemmeno stati necessari tali studi perché sarebbe bastato usare la logica, visto che il problema dell’erosione si è incominciato a verificare dopo circa 5-10 anni l’imbrigliamento dei torrenti.
La posa a mare di tetrapodi e pennelli non ha fatto altro che peggiorare la situazione perché rallentava il trasporto di quel poco di sabbia che arrivava, nei primi pennelli ad ovest lasciando i vuoti man mano che si andava sempre più ad est. E non era nemmeno pensabile che il progetto dei pennelli, che prevedeva l’immissione cadenzata di sabbia, potesse essere duraturo e/o risolutivo perché legato ai costi elevati di manutenzione ed agiva, comunque, sull’effetto e non sulla causa.
Inoltre, tale immissione di sabbia, oltre ad avere modificato la composizione stessa della spiaggia, ha modificato la profondità del fondale, facendolo sollevare, come hanno rilevato empiricamente diversi pescatori, rendendo, così, le onde più pericolose per la costa.
Pacifico tutto ciò, ritengo che l’unica soluzione, sempre secondo il principio della logica, sia quella di ristabilire la natura dei luoghi, ovvero sbrigliare i torrenti, nei punti dove le briglie/dighe non sono necessarie (la maggior parte) e gradualmente incominciare a togliere, dalla spiaggia, tetrapodi e pennelli partendo da ovest sino ad est; lasciando, così, la natura compiere il suo lavoro come aveva fatto antecedentemente gli spropositati interventi umani.
Se non si interviene in tale direzione, a mio avviso, saremo come il gatto che si morde la coda, e qualsiasi altro progetto interverrebbe sempre sull’effetto e non sulla causa, andando ad imbruttire ulteriormente il paesaggio e creando ulteriori scompensi ecologici, oltre che essere uno sperpero di denaro pubblico.

Marcello Russo

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